«Sto bene, meglio di ieri e peggio di domani. Sono felice, contento, grato, pronto. Ho voglia di farvi sentire 15 canzoni nuove e un nuovo tour per abbracciare la gente ed emozionarci insieme». Parla così un rigenerato Jovanotti dal palco del Teatro Lirico “Giorgio Gaber” di Milano. Davanti a lui c’è una platea eterogenea di giornalisti, fan, compagni di avventura, amici, estimatori. L’occasione di questo autentico raduno è data dalla presentazione de “Il corpo umano vol.1”, nuovo disco in uscita il 31 gennaio per Island e Universal Music, che segna il ritorno in musica di Lorenzo, a un anno e mezzo dal pericoloso incidente in bicicletta mentre si trovava a Santo Domingo, dall’altra parte dell’Oceano.
Un’esperienza drammatica, centrale anche all’interno dell’album, come si evince da alcuni riferimenti presenti anche nei primi due singoli estratti – Montecristo e Fuorionda – già in rotazione nelle radio nazionali. Eloquente in questo senso è anche la copertina del disco («Per la prima volta in carriera ho pensato prima a quella che al titolo», ammette Jova), in cui il cantautore, disegnato da Sergio Pappalettera, (s)veste i panni del paziente che campeggia sulla plancia de “L’allegro chirurgo”, gioco popolare fra i bambini di varie generazioni. «In questo anno e mezzo fatto di fisioterapia, di un batterio che mi ha accorciato il femore, di due operazioni, il corpo umano è stata la mia scoperta», racconta Jovanotti in sala. «Alle cose importanti si pensa spesso quando si rompono o quando ti mancano, un po’ come la libertà. Non avevo mai preso in considerazione il corpo, fino a quel momento. Non ci pensavo mai. Poi il corpo si è rotto e, quindi, dovendolo aggiustare, è come se avessi cercato il libretto delle istruzioni. Ho cercato di capire come funziona».
Jova parla a cuore aperto, in un racconto che si alterna tra immagini, parole, aneddoti, musica e che prevede anche uno spazio di domande per rispondere alle curiosità raccolte ore prima sui social. Una realtà che l’artista non ignora e che spesso ha utilizzato anche durante la convalescenza. Realtà di cui dice di aver incontrato alcuni esponenti e a cui guarda con interesse: «E’ un mondo che si muove, di creativi che si sbattono per le loro idee». La domanda che in molti continuano a farsi – anche a giudicare di quanto visto e presentato in un’ora abbondante di one-man-show al Lirico – proviene invece dall’altro mondo, quello della «carta stampata». Ci si chiede dove Jova – 58 anni, di cui oltre 35 di carriera – trovi la forza di andare avanti, distribuire musica, gioia e divertimento, sprizzare entusiasmo come un “giovanotto”, alla luce di quanto gli è accaduto sul personale e di quello che avviene nel mondo là fuori: «Sia i motivatori che i profeti di sventura alla fine raccontano solo una parte della realtà. Non si tratta di essere ottimisti. Si tratta di guardare la realtà e la realtà è stupefacente. E il bene trionferà», risponde lui.
Lorenzo è un autentico fiume in piena. «Un’onda che viene e che va» – direbbe un suo tormentone – capace di trascinare il pubblico presente sulle note di alcune delle nuove canzoni, che si tratti del sirtaki della traccia eponima Il corpo umano o di un pezzo intimo e romantico come Grande da far paura, solo voce e chitarra. Una miscela sincretica di ritmi e sound diversi, in linea col personaggio, che porta la firma di tre diversi produttori, Dardust, Michele Canova e Federico Nardelli: «In loro ho individuato tre mondi diversi dove volevo stare», dirà in proposito.
Assaggi di un’atmosfera che Jovanotti si appresta a ricreare, dalla prossima primavera, nel Palajova 2025, un lungo tour, che lo porterà dopo sette anni in alcuni dei principali palazzetti italiani e che prevede punte di 12 date a Milano e 8 a Roma, molte delle quali già sold-out. «Mi sono convinto di girare i palazzetti, a condizione che ci fosse una nuova storia da raccontare, non solo suonando pezzi di repertorio», ammette il cantautore, foriero anche di promesse e aspettative che passano da «un impianto scenico che te lo raccomando” a «due ore e mezza di successi atomici, suonati bene, dal vivo e per davvero».
Insomma, questa è l’anticipazione di una festa. Parola che, guarda caso, compare anche nel primo disco dei dischi live registrati da Jovanotti, Autobiografia di una festa. Non ci resta che attendere.


