Il mondo è attraversato da una rete molto complessa di infrastrutture invisibili all’uomo. Tramite questa rete tutti i continenti sono collegati e interdipendenti tra loro, in particolare per le forniture di combustibili e per le comunicazioni internazionali. Oleodotti, gasdotti, condotte sottomarine e cavi per le telecomunicazioni costituiscono un network la cui estensione non conosce ostacoli e arriva fino alle profondità marine.

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Mappa dei cavi sottomarini per le telecomunicazioni (TeleGeography)

Il problema è la manutenzione, che nel caso di queste reti deve essere costante per evitare danni anche irreparabili. Le condotte sottomarine sono l’infrastruttura sottomarina più sensibile e quella che desta maggiori preoccupazioni circa le conseguenze di eventuali danneggiamenti. Il pericolo maggiore è la fuoriuscita incontrollata di greggio o di gas: l’esempio più recente è stato l’incidente sulla piattaforma Deep Water Horizon della British Petroleum nel Golfo del Messico i cui danni ambientali ed economici, a distanza di più di 10 anni, si sentono ancora in tutta l’area caraibica. Da allora si cerca di trovare nuove strategie sia per interventi tempestivi sia per monitorare costantemente lo stato delle infrastrutture.

Riprese della fuoriuscita di greggio nel Golfo del Messico, 2010

Riprese della fuoriuscita di greggio nel Golfo del Messico, 2010

Su questo fronte una novità arriva dalla Norvegia. Secondo quanto riportato dalla Cnn, un distaccamento dell’Università norvegese di Scienza e Tecnologia di Trondheim ha realizzato il prototipo di un “serpente” robotico da adibire al monitoraggio di gasdotti e oleodotti sottomarini. La forma non è casuale perché consente al robot di operare in spazi ristretti e di muoversi con maggiore agilità. Il robot, chiamato Eelume, può operare a circa 500 metri di profondità e dispone di un’autonomia di spostamento fino a 20 chilometri.

Quali sono però le novità introdotte? Secondo Pål Liljebäck, chief technology officer della Eelume Subsea Intervention, la prima innovazione è lo stazionamento del robot in prossimità dell’area di intervento. Eelume infatti alloggerebbe in un container sottomarino dove può ricaricare le batterie e modificare i moduli che lo compongono a seconda delle operazioni che gli vengono richieste (sonar per ecoscandagli, braccia robotiche per interventi di manutenzione…). Normalmente per gli interventi di controllo e manutenzione occorre predisporre una squadra e unità sottomarine che devono essere portate sul posto. Eelume, invece, può stazionare sul fondale per 6 mesi ed entrare in funzione indipendentemente dalle condizioni del mare in superficie. Si tratta di due condizioni che si possono tradurre in maggiore tempestività e in una riduzione dei costi di intervento.

Al momento questa tecnologia è progettata per gli interventi su gasdotti e oleodotti. Tuttavia si è detto che il fondo del mare cela anche i cavi per le telecomunicazioni. Forse in futuro robot simili ad Eelume potranno essere impiegati anche per questo genere di interventi perché un danno a queste infrastrutture avrebbe conseguenze estremamente serie. Osservando la mappa interattiva realizzata da TeleGeography, esistono ben 475 cavi sottomarini e la maggior parte è concentrata tra Europa, Stati Uniti ed estremo oriente. Un numero così elevato rappresenta la prova del valore non solo economico, ma anche strategico delle infrastrutture lungo i quali viaggiano milioni di informazioni al secondo.

Operare a tali profondità, cioè a temperature proibitive, con scarsa visibilità, correnti molto forti e soggetti a pressioni insopportabili, è pericolosissimo per tecnici umani. Non per Eelume e i serpenti robot, nuovi guardiani degli abissi.