«È stata una bella impresa perché abbiamo dovuto riorganizzare tutto in corsa. Un’esperienza che non avevamo mai fatto», racconta Andrea Domaschio, caporedattore di RadioInBlu. Andrea lavora per la radio della Conferenza Episcopale Italiana dal febbraio 2001. «Abbiamo due redazioni: una a Milano con dieci giornalisti, una a Roma con sei. Fino a circa tre settimane fa c’era un po’ di perplessità a lavorare da casa in smart working. Poi la situazione si è aggravata e nel giro di ventiquattro ore io e un mio collega a capo della segreteria della redazione romana abbiamo allestito tutto. Ora solo io e pochi altri siamo in redazione quasi tutti i giorni». Nessuna evoluzione progressiva: la pandemia ha obbligato il mondo della comunicazione a rivedere i propri meccanismi di funzionamento.

 Il claim di RadioInBlu è Una radio con tante radio dentro. Si tratta di un progetto radiofonico di ispirazione cristiana e al servizio delle emittenti presenti sul territorio. Un circuito che comprende circa cento radio italiane,  coinvolte nei giornali radio e nei programmi attraverso collegamenti esterni. RadioInBlu è parte dello stesso gruppo editoriale di TV2000 e del quotidiano cattolico Avvenire.  Un punto di forza in un momento in cui gli spostamenti sono fortemente limitati e i contenuti proposti potrebbero risentirne. «I colleghi di TV2000 hanno più occasioni per uscite e interviste, quindi a volte inseriamo i loro servizi nei nostri programmi. Oggi (giovedì 2 aprile, ndr) per esempio hanno raccolto alcune voci di cittadini milanesi in merito all’estensione delle misure previste nel dpcm. Noi, nell’ottica della collaborazione, abbiamo utilizzato queste testimonianze per il gr delle 13», spiega Andrea.

logo_radioinbluLa situazione di emergenza ha determinano una necessaria rimodulazione del palinsesto. Ogni giorno, tra le 7 e le 7.30, viene trasmessa in diretta da Casa Santa Marta la messa di Papa Francesco.  «Normalmente non lo facevamo. Riprendevamo un breve cut audio nei nostri gr quotidiani e l’omelia completa veniva inserita nella trasmissione Ecclesia, notiziario religioso in ogni ogni giorno alle 13.12. Vista la delicatezza del momento, e grazie all’autorizzazione del Centro Televisivo Vaticano, ora siamo in diretta». Altra variazione è il rosario delle 19 dal Santuario del Divino Amore, un appuntamento ormai stabile, cui si aggiunge ogni giovedì alle 21 il Rosario per l’Italia, promosso da tutti i mass media della CEI.

In una situazione in cui non esiste più normalità, il dialogo con gli ascoltatori è rimasto tuttavia immutato. Un valore, quello della parola, da sempre presente. «Cerchiamo in ogni momento di tenere aperto il dialogo, soprattutto in programmi di approfondimento come Buongiorno InBlu e Piazza InBlu che danno la possibilità agli ascoltatori di intervenire. Siamo seguiti da credenti, ma anche da ascoltatori che non praticano o che non credono. Viviamo questa apertura al dialogo come una missione anche giornalistica. E benché questa sia sempre stata una nostra caratteristica, le indicazioni e lo stile di Papa Francesco ci hanno aiutato a potenziarla».

 Al centro delle trasmissioni il Coronavirus, tema che viene declinato in molti modi. «La nostra attenzione è ora più che mai rivolta alle persone e alle categorie che in questo momento, a causa di questa crisi e dei blocchi imposti, sono più in difficoltà.  Questo è stato un input dato dal direttore Vincenzo Morgante e che noi sposiamo in pieno – racconta Andrea -. Il sentimento degli ascoltatori è perlopiù di preoccupazione, a volte di paura. Riceviamo il loro supporto, molti mandano messaggi apprezzando ciò che facciamo. La nostra scelta è quella di parlare di tutti gli argomenti, ma senza fare terrorismo psicologico e sentendo esperti seri e certificati per ogni ambito. Chi ci segue ha bisogno di sentirsi rassicurato».

Andrea Domaschio, caporedattore: «Questo shock epocale ci sta dando l’opportunità di sperimentare. Cambiano i tempi e le circostanze, ma il nostro fine è sempre lo stesso: dare un servizio sempre migliore al nostro ascoltatore»

Il dubbio è che in questa fase di incertezze il mondo dell’informazione possa cambiare per sempre. Anche se è incerto in quale direzione. «La radio è un mezzo di comunicazione duttile, che si è sempre adattato ai cambiamenti. Prima il web, poi la DAB. Credo che questa situazione, questo shock epocale ci possa fornire l’opportunità di sperimentare nuovi modi di lavorare  – racconta Andrea -. Spero che la spinta sia nel senso delle innovazioni portate da questo periodo di emergenza. Cambiano i tempi e le circostanze, ma il nostro fine, da ventidue anni a oggi, è sempre lo stesso: dare un servizio di volta in volta migliore al nostro ascoltatore».