Nel basso Lazio la criminalità organizzata è una realtà pervasiva. La camorra, ‘ndrangheta e mafia si sono infiltrate – fin dalla metà degli anni Sessanta – nei tessuti politici, economici e sociali del Sud Pontino, patrocinando il riciclaggio di denaro sporco che avviene principalmente attraverso l’edilizia, il complesso agroalimentare, il settore della ristorazione e le sale da gioco.

La Direzione Distrettuale Antimafia del Lazio continua a rilevare l’alta attività di sodalizi criminali ed è nel Sud della regione che sopravvivono ancora le mafie autoctone, strutturate e ben articolate, che pervadono e controllano il territorio del Sud Pontino in maniera silenziosa, fluida, ingegnericamente perfetta. La mafia odierna non è più quella di trenta anni fa. La mafia di oggi ha la laurea, ha il pedigree perfetto, ha la camicia stirata e un volto insospettabile. Si è adattata al sistema imprenditoriale contemporaneo e lo ha fatto per poterne prendere il controllo. La criminalità di oggi agguanta la Grande Distribuzione Organizzata come edera parassita: mette radici, si diffonde e nasconde il marcio.

Nel basso Lazio le mafie locali sono una saldatura tra le mafie romane e la camorra campana. E oggi, secondo il giornalista d’inchiesta Salvatore Minieri, dopo porti, edilizia e rifiuti, ha messo le mani sull’agro alimentare e la grande distribuzione

Il Golfo di Gaeta: non più Roma, ma quasi Napoli 

Quando parliamo di Sud Pontino ci riferiamo al Golfo di Gaeta, il tratto di costa della provincia meridionale di Latina compreso tra il Promontorio del Circeo e il fiume Garigliano, confine naturale con la Campania. Una posizione geograficamente strategica non solo via terra –  trovandosi tra Roma e Napoli  – ma anche via mare. Il clan dei Casalesi riconobbe, verso la metà degli anni Settanta, la potenzialità del porto commerciale di Gaeta, terzo scalo portuale del Lazio. Ed è proprio da lì che, come indicato da indagini e pentiti, iniziò il traffico dei rifiuti, anche quelli nucleari. Un business che aveva solo un precedente: quello delle prostitute e dei bordelli – frequentati dai Marines della base Nato americana, tuttora esistente.

Ma è a Formia che Antonio Bardellino costruì il quartier generale o, come lo chiama il giornalista d’inchiesta formiano Salvatore Minieri, la cattedrale. Il Seven Up è stata la discoteca più grande d’Europa dal 1980 al 1985 con una capienza di 7mila persone. «Mentre in una sala si ballava, nell’altra venivano discussi gli affari dei Casalesi. E mentre in Sicilia, Calabria e Campania la mafia si nascondeva con la bunkerizzazione, nel Lazio la mafia diventava borghesia dominante», spiega Minieri che ha raccontato minuziosamente la storia della cattedrale mafiosa nel libro I Pascià.

Il Seven up e i suoi guadagni – racconta Minieri – non passarono inosservati alla Banda della Magliana, la mafia Capitolina entrata da poco in affari con Aldo Ferrucci, contabile fidato dei Casalesi, per far passare la droga di Roma per Formia. Il clan romano voleva mettere mani sulla cattedrale e presto Ferrucci iniziò a cedere ad essa il pacchetto di maggioranza dei ricavi. «In pratica riuscì a sottrarre il più costoso e remunerativo giocattolo della mafia Casalese dalle mani dei Bardellino e lo diede alla Magliana». I Bardellino, come vendetta, provarono a farlo saltare in aria, fallendo. Quel giorno, il 3 agosto 1985, non ci fu nessuna strage ma morirono i due ragazzi incaricati di accendere gli esplosivi. Per trenta anni fu tutto insabbiato come incidente. Dopodiché, ognuno tornò al suo posto.

Crescere tra la mafia e combatterla: Salvatore Minieri

Salvatore Minieri è un giornalista d’inchiesta originario di Formia. I suoi lavori hanno portato alla luce alcuni scandali nel campo delle ecomafie operanti nel Mezzogiorno italiano e nel Sud Pontino. Minieri ci racconta che Formia è il primo laboratorio mafioso del Lazio. La prima banca gestita interamente da un clan criminale è stata fondata proprio nel formiano, con il nome di Banca Popolare Del Golfo di Gaeta. «Non era successo nemmeno nella Palermo dei Ciancimino o nella Napoli di Cutolo. Loro hanno fondato la prima banca e da lì si sono presi tutto il territorio».

Oggi, spiega il giornalista, la mafia è cresciuta a livello 4.0: «Parliamo di agromafie, tecnomafie e zoomafie. Ultimamente il settore che li sta facendo guadagnare di più è l’alimentare. Un esempio? La grande distribuzione organizzata, i grandi centri commerciali e i supermercati sono nell’81% dei casi in mano a sodalizi criminali. Ciò significa che le mafie controllano da almeno sei anni la GDO». «Gli stessi centri commerciali – prosegue Minieri  – sono costruiti da loro».

«C’è stato un caso in Campania qualche anno fa: il centro commerciale Vulcano Buono, progettato da Renzo Piano. È considerato dagli inquirenti il capolavoro della mafia: si crea lo sterro, e si scava una fossa profonda. Lì dovresti colarci il cemento, e invece al Vulcano Buono ci colarono dentro solo rifiuti, per poi costruirci sopra il centro commerciale. Sono stati poi i collaboratori di giustizia a svelarci questi capolavori criminali, altrimenti non ci saremmo mai arrivati: la mafia non va direttamente sul prodotto finale, ma lavora invece sull’indotto per potersi arricchire», conclude Salvatore Minieri.