Dal 18 maggio le nostre città hanno ripreso vita e abbiamo iniziato a riassaporare la bellezza della (quasi) normalità. Con cautela, ci siamo rimpossessati dei parchi e dei nostri spazi, ma qualcosa intorno a noi è cambiato. Con la mascherina siamo tutti uguali.In questo nuovo appuntamento del Cinedecameron vogliamo farvi riflettere su quanto la diversità abbia influito, spesso, sui nostri comportamenti. Differenze culturali, generazionali, di genere e di classe vi accompagneranno nei ricordi della vostra vita. Ma cosa succederà quando tutto questo sarà finito e non saremo più uguali? «La nostra capacità di raggiungere l’unità nella diversità sarà allo stesso tempo la bellezza e il banco di prova della nostra civiltà». Con questa frase di Gandhi vi auguriamo una buona visione.

 

ALESSANDRA D’IPPOLITO CONSIGLIA: EDWARD MANI DI FORBICE

La storia di un Frankeinstein moderno raccontata con un velo di malinconia e dolcezza. La solitudine e l’inadeguatezza si fondono nell’esistenza di Edward, un ragazzo diverso da tutti, che Tim Burton riesce a rappresentare magistralmente anche attraverso le tonalità contrastanti della sua cupa carnagione e del colore brillante degli altri. Agli occhi dei cittadini il personaggio interpretato dallo straordinario Johnny Depp appare un mostro pericoloso, incompreso e preso di mira. Tutto per Edward sarà la prima volta: l’amore, l’amicizia, la paura e la delusione. L’unico modo per mettersi al sicuro dalla società che non lo accetta sarà tornare da dove è venuto e far sentire la sua presenza come neve che imbianca la città nel periodo di Natale.

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EMILIANO DAL TOSO CONSIGLIA: GREEN BOOK

Un buddy movie, piacione e adatto per accontentare i gusti di tutti, con una confezione vintage, edificante e rassicurante. Ma anche molto di più: il ritratto di un’America omofoba, in perenne contrasto sociale e razziale, utilizzando archetipi classici come il viaggio on the road e l’atmosfera natalizia per riflettere sulle differenze e sui punti d’incontro tra uomini all’apparenza lontani. Mahershala Ali e Viggo Mortensen sono grandiosi, i dialoghi sono effervescenti e il tono non è mai retorico e didattico ma garbato e accattivante. E il finale in famiglia, tra Frank Capra e Un biglietto in due, commuove e rientra nella miglior tradizione della commedia popolare.

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ANNAROSA LAURETI CONSIGLIA: GRAN TORINO

Detroit, Michigan. Nel quartiere multietnico di Highland Park, una Ford Gran Torino del ’72 diviene il centro attorno al quale si dipanano le vicende dell’anziano reduce della Guerra di Corea Walt Kowalski e del giovane asiatico Thao. Per il primo mostri interiori da esorcizzare e una malattia da combattere; per il secondo un futuro di criminalità da cui sfuggire. Clint Eastwood ci regala una storia di violenze perpetuate da parenti incapaci di amare e anime diffidenti del diverso. La comune condizione di esiliati dalla propria famiglia e gang di appartenenza unirà i due protagonisti in un legame saldo e autentico. E nella cupa e grigia periferia americana, giustizia sarà fatta in nome della vera amicizia.

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MARIANNA MANCINI CONSIGLIA: AMERICAN HISTORY X

Derek Vinyard è uno skinhead macchiatosi di due omicidi e appena uscito dal carcere. Ripudiate le teorie neonaziste che lo hanno reso un criminale, cerca di evitare che – per emulazione – il fratello minore Danny faccia la stessa fine. Il susseguirsi senza sosta di violenze efferate descrive l’America degli anni ’90, profondamente lacerata da tensioni sociali e pervasa da razzismo. I flashback in bianco e nero accentuano l’esasperata follia di menti accecate da odio e disprezzo, scritturate per un film liberamente tratto da una storia vera. Impossibile restare indifferenti ad una pellicola che costringe a riflettere. Solo Sweenie preside della scuola afroamericano cercherà di aiutare i due ragazzi a sfuggire da un destino ormai segnato. «L’unico modo per pacificarsi è darsi da fare», ma talvolta, può non essere abbastanza.

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VIVIANA ASTAZI CONSIGLIA: THE HELP

Mississippi, 1963. Bianchi e neri sono severamente separati e svolgono mansioni ben precise a cui non si può sfuggire. Se sei una donna nera, sei destinata a fare la cameriera per una famiglia di bianchi. Devi stare zitta davanti alle loro maniere brusche, agli insulti, ai loro occhi che esprimono ingratitudine e disgusto nonostante tu cresca i loro figli. Ed è proprio grazie a una bambina ormai adulta (Emma Stone) che tredici cameriere nere denunciano il razzismo che avvelena lo stato raccogliendo e pubblicando in forma anonima le loro storie.

Con tinte pastello e spunti comici, il film ci ricorda che le differenze di colore e di classe si possono superare solo con l’ascolto reciproco e mettendo da parte i pregiudizi.

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CLAUDIO ROSA CONSIGLIA: HUNTERS

La linea sottilissima che divide il bene ed il male, fino ad arrivare in quel punto in cui, inevitabilmente, tutto si mescola e si ridefinisce. Fin dove arriva l’etica troviamo le risposte, poi invece solo dubbi ed angosce. È tutto questo Hunters, un continuo rincorrersi tra domande esistenziali e crude verità difficili da digerire. Parla di redenzione, di rivalsa, di rivincita. Parla di un gruppo di ebrei che vuole fermare il quarto Reich. La partita però si gioca su un altro tavolo, con regole diverse, quelle dei nazisti. E allora perché i buoni devono fare sempre la cosa giusta? Ogni tanto possono anche sbagliare, e permettersi di dire che “la miglior vendetta, è la vendetta”.

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NATALE CIAPPINA CONSIGLIA: È ARRIVATA MIA FIGLIA

Il più banale degli errori che i figli commettono è l’essere troppo severi con i propri genitori. Se ne evidenziano le mancanze, ignorando certi contesti in cui queste sottrazioni, di beni o valori, si sono verificate. È arrivata mia figlia tratteggia la quotidianità di una donna, una governante di mezza età, che ha sacrificato la propria vita a una famiglia estranea, pur di dare il minimo indispensabile alla sua, di famiglia, e alla figlia in particolare; che a diciott’anni la raggiunge, per spiccare il volo verso una maturità monca però di quello che la madre non le ha potuto dare, e amplificato poi dalla presenza della ricca famiglia estranea, in un continuo ribaltamento fra agiatezze superflue, ma essenziali, e affetti lontani ma stretti.

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FRANCESCO CASTAGNA CONSIGLIA: COSA DIRÀ LA GENTE

La storia di Nisha? Un racconto profondo, di una ragazza di 16 anni non riesce a vivere la propria adolescenza come vorrebbe, perché i valori della propria famiglia glielo impediscono. Questa storia è sua ma anche di chi vede il film, fatto in maniera magistrale da trasmettere tutte le emozioni, le paure e i tormenti che vive la ragazza di origini pakistane, che solo fuori di casa riesce ad essere una normale ragazza norvegese. Dopo averla scoperta di notte nella sua stanza con un ragazzo della sua comitiva, la famiglia prende seri provvedimenti costringendola ad affrontare un viaggio verso il Pakistan. Il pesante sistema di tradizioni e regole investe ogni componente della famiglia, tormentata dalla paura della vergogna e del giudizio pubblico.

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MANUEL SANTANGELO CONSIGLIA: L’APPARTAMENTO SPAGNOLO

Dai tempi del Grand Tour, il viaggio è un’opportunità sia di studio che di crescita personale. Quella cui appartiene chi scrive è stata definita anche “generazione Erasmus”, dal nome dello scambio formativo che ha marchiato tanti nati a partire dalla fine del secolo scorso. Un universo di esperienze, amori e sani inciampi che è stato però in parte trascurato dal cinema. A 18 anni dall’uscita, L’appartamento spagnolo rimane di fatto il film che meglio racconta quel microcosmo fatto di incontri avvenuti in spazi franchi. Nella pellicola si incrociano francesi, italiani, spagnoli e belgi senza che nessuno prevarichi sull’altro, senza che lo stereotipo faccia mai cadere tutto nella farsa. C’erano un francese, una inglese, qualche spagnolo e una belga ma non è una barzelletta né solo un film: era la realtà ed era una realtà bellissima per molti di noi.

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MATTIA GIANGASPERO CONSIGLIA: SPLIT

Split è programmatico fin dal suo titolo: il “frazionamento”. Tra le tante personalità che albergano in Kevin protagonista del film, sono tre quelle che risultano essere attive. Il dodicenne Hedwig, la feroce signora Patricia e il maniaco-ossessivo Dennis; ruoli che portano ad una scelta coraggiosa e allo stesso tempo improvvisa: rapire tre giovani ragazze. Se tre sono le diverse personalità preponderanti in Kevin, anche la struttura narrativa si sviluppa su un triplice percorso: il primo, all’interno della prigione con il confronto tra Kevin e le ragazze; la seconda linea narrativa con il dialogo tra il protagonista e la psichiatra; e il terzo nel ricordo dell’infanzia di Casey, una delle bambine rapite.

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