La stazione di Milano Centrale è l’epicentro dello sciopero indetto dai lavoratori del trasporto ferroviario. Studenti, lavoratori e turisti fissano speranzosi il monitor arrivi e partenze, costretti in tanti casi ad attese interminabili o a lunghe code per il cambio del biglietto. Accovacciati per terra o immobili in piedi, con il cellulare in mano e le valigie tra le gambe, aspettano aggiornamenti sui treni.

Vicino al binario sette, con la musica nelle orecchie, c’è Rebecca Mangiantini, studentessa 22enne della Cattolica di Milano. Rebecca sarebbe già dovuta essere a Torino dalla famiglia: «Torno spesso a casa, ma puntualmente il mio treno è in ritardo. Gli scioperi sono così frequenti che non sto più dietro al motivo per cui sono stati indetti. Per noi fuorisede è un disagio totale».

Anche Marco Evangelista e Vittorio Canovi, stretti nei loro cappotti, vivono la stessa situazione di Rebecca. Studenti dell’Università di Pavia, attendono il treno per Sondrio in ritardo di un’ora. Marco si lamenta sulle tempistiche della comunicazione: «La nostra partenza sarebbe dovuta essere garantita ma è stata posticipata con poco preavviso. Per chi deve andare in una località isolata come Sondrio è ancora più svantaggioso». Vittorio, suo collega di studi, ci confida che «già molti ritardi sono dovuti al malfunzionamento dei mezzi: aggiungerne ulteriori rende difficile gli spostamenti per studio e lavoro».

A pochi passi dai tornelli di accesso, Manuela si ripara dal freddo dentro una libreria. Insieme al figlio di cinque anni, che impegna il tempo sfogliando libriccini, aspetta buone notizie. Fabio è seduto su una panchina d’attesa. È qui da ieri, ma sarebbe dovuto essere in Svizzera per lavoro. Il suo naso è rivolto all’ingiù sul telefonino: aspetta la chiamata del familiare che gli darà un passaggio in macchina

All’Infopoint di Italo, di fronte i binari, la coda si allunga. Andrea è in fila, in attesa del biglietto: vorrebbe che le venisse cambiato. Con lo zaino sulle spalle e i bagagli alla mano, sottolinea le difficoltà: «Arrivo da Napoli. Da Milano dovrei arrivare in Valtellina. Non so se il treno verrà cancellato o meno, seppur ci siano delle tratte garantite. Questo è un altro disagio, dopo il costo alto dei treni. Se ci sarà una coincidenza, sarò fortunata».

A pochi passi dai tornelli di accesso, Manuela si ripara dal freddo dentro una libreria. Insieme al figlio di cinque anni, che impegna il tempo sfogliando libriccini, aspetta buone notizie: «Sono venuta a trovare mia madre. A quest’ora sarei dovuta essere già a Torino con il treno in partenza alle 9:12. Ma allo sciopero di TreNord si è aggiunto quello di Italo».

Al binario dodici, carica di valigie, Selena è abituata ai ritardi e alle cancellazioni: «Viaggio molto per lavoro e queste situazioni sono frequenti. Non conosco le ragioni dello sciopero, non mi informo più». Salvo, invece, è sorpreso dall’attesa perché non sa dello sciopero: «Sto aspettando da più di un’ora il treno in partenza per Brescia: la situazione sembra non sbloccarsi».

All’uscita dalla stazione, Fabio è seduto su una panchina d’attesa. È qui da ieri, ma sarebbe dovuto essere in Svizzera per lavoro. Il suo naso è rivolto all’ingiù sul telefonino: aspetta la chiamata del familiare che gli darà un passaggio in macchina. «Ho dovuto cambiare più volte la mia destinazione. Gli scioperi dovrebbero essere programmati con più anticipo. Non possono essere organizzati da un momento all’altro, all’improvviso. Ma so che questa è la risposta a un incidente ferroviario». C’è un filo di comprensione in mezzo alla rabbia.