Il BookPride non è solo un evento letterario, ma un’occasione per esplorare il vasto mondo della cultura e della letteratura in tutte le sue forme. Tra le molte iniziative della fiera nazionale dell’editoria indipendente, spiccano workshop e laboratori che vanno oltre la tradizionale lettura e che hanno reso partecipi i lettori più piccoli in attività coinvolgenti, educative e divertenti.

Dalle elementari alle media fino alle superiori, le scuole di Milano hanno avuto la possibilità di partecipare ai workshop della categoria Book Young Scuole per avvicinarsi alla realtà del mondo editoriale e confrontarsi con autori, illustratori, fumettisti, ma anche le principali voci del mondo scientifico, della storia e della divulgazione. 

Per i più piccoli sono state organizzate delle letture ad alta voce e dei laboratori per giocare insieme alle parole e alle immagini, mentre i ragazzi più grandi hanno partecipato ad incontri con autori, workshop di storytelling e diversi laboratori di scrittura creativa. 

Le docenti che hanno accompagnato le classi alla fiera ci hanno spiegato quale sia il valore aggiunto nel coinvolgere gli studenti in attività trasversali al piano scolastico.

L’economia della ciambella. Con una matita si può ridisegnare il mondo

«Lo strumento più potente in economia non è il denaro e nemmeno l’algebra. È una matita. Perché con una matita si può ridisegnare il mondo», diceva l’economista Kate Raworth. Ed è il pensiero che ha ispirato il libro L’economia della ciambella scritto da Nadia Lambiate e presentato alla fiera ai bambini delle elementari.

«È fondamentale introdurre i piccoli nel settore dell’economia perché il disegno aiuta a esprimere concetti molto semplici ma basilari, come gestire i risparmi. Per i ragazzi, disegnare queste parole li aiuta molto, senza contare che il disegno mette in moto la loro fantasia», racconta la maestra Alice. «Il libro L’economia della ciambella potrebbe essere un ottimo sussidio per assegnarlo come lettura di vacanze estive. È scritto in modo molto comprensibile per i ragazzi. Loro sono interessati, stanno partecipando e stanno cercando di imparare parole grandi del mondo adulto con una mente adolescenziale. Per loro significa sentirsi grandi, nonostante siano ancora ragazzi», conclude. 

Il giudice e il bambino con Dario Levantino

Ai più grandi è stata data la possibilità di conoscere in anteprima nazionale il libro Il giudice e il bambino, un romanzo scritto da Dario Levantino che ripercorre le vicende di Paolo Borsellino e del piccolo Giuseppe Di Matteo, ucciso dalla mafia a soli quindici anni. Un testo adatto ai ragazzi delle scuole che racconta con tono impegnato ma sempre leggero, gli anni che hanno caratterizzato la lotta alla mafia e le dinamiche interne all’organizzazione di Cosa Nostra.  

La docente Imma Alvino dell’Istituto Don Milani di Monza condivide l’entusiasmo delle sue due classi per la presentazione del libro Il giudice e il bambino. «A scuola abbiamo già letto il cane di Falcone, il precedente lavoro di Dario Levantino, ed è stato inserito in un percorso trasversale: quello dell’educazione civica della legalità. È stato un libro che abbiamo letto in tutta la scuola e questa lettura ha suscitato riflessioni profonde negli alunni e ha creato spunti per diversi lavori». 

Imma evidenzia il coinvolgimento degli studenti nel percorso, incluso l’invio di una lettera scritta dagli studenti stessi alla fondazione Falcone con cui hanno condiviso le loro riflessioni.

«È fondamentale motivare gli studenti attraverso incontri con gli autori: io credo molto in queste iniziative», prosegue la professoressa che ha già pensato di organizzare un altro incontro con Levantino, coinvolgendo anche le classi della quinta elementare: «Il giudice e il bambino è un libro adatto anche a un pubblico più giovane», conclude. Le sue parole dimostrano come la letteratura possa essere un potente strumento educativo per stimolare la riflessione e l’impegno sociale tra gli studenti.

Amore e consenso con l’autrice Lucia Stipari

Con il romanzo Il ragazzo senza ombra, l’autrice Lucia Stipari ha invitato i ragazzi delle medie a ragionare sulle parole dell’amore, dell’innamoramento e sui principi umani di educazione affettiva. Si è ragionato insieme ai ragazzi e alle ragazze sull’importanza dell’amore, del consenso, cercando di capire insieme il significato che c’è dietro le parole, i gesti e le azioni nostre e degli altri.

La docente Dainè della scuola libertaria parentale Ubuntu ha seguito il workshop insieme ai suoi ragazzi: «Si è parlato di sentimenti, come si riconoscono, come si riconosce l’amore, quali forme di amore esistono e si è cercato di trovare le parole-chiave collegate a questo sentimento. Sono venute fuori parole come rispetto e consenso», spiega Dainè.

La domanda posta ai ragazzi era su come reagire quando si riceve un no da parte di chi si ama. Alcuni, racconta la docente, hanno riflettuto sulla necessità di accettare la volontà altrui, mentre altri hanno manifestato difficoltà nell’accettare il rifiuto, esprimendo il bisogno di insistere o chiedere spiegazioni.

«È fondamentale affrontare il tema del consenso, specialmente in età adolescenziale, quando iniziano le prime relazioni sentimentali. La difficoltà nell’essere assertivi, soprattutto per le ragazze, è emersa come punto critico, con alcune che si trovano a vivere situazioni sgradevoli per mancanza di coraggio nel dire di no», prosegue. 

«La speranza è che dall’incontro nasca un percorso di approfondimento su questi temi, magari in un contesto in cui i ragazzi abbiano più tempo a disposizione per discutere e riflettere. Abbiamo anche chiesto all’autrice di condividerci le slide presentate oggi. Riprenderemo il tema in classe», conclude. Dainè ha portato alla fiera un gruppo misto di ragazzi, dalla seconda medie alla terza superiore, evidenziando l’importanza di affrontare queste tematiche in modo inclusivo e consapevole.

Non solo libri: le potenzialità del podcast 

Francesca Di Martino, editore per ragazzi, e Daniela Zeziola, autrice del blog Clacson.pie, sono anche le menti dei podcast Il Dorso e A tavola con Giulio Cesare. Nel loro incontro-laboratorio, dedicato ai ragazzi delle medie e delle superiori, hanno spiegato il processo di scrittura per un podcast e dato consigli su come trovare una voce autentica. 

«Il podcast ha avuto un’esplosione forte negli ultimi anni, perché probabilmente c’è molta fame di contenuti. Soprattutto per i ragazzi, il podcast è facile da ascoltare e meno faticoso», spiega Francesca Di Martino. Da parte delle scuole, la curiosità nei confronti del podcast è tanta. «Insegnare a fare un podcast non vuol dire solo registrare e parlare. Noi partiamo da una formazione base, dall’ascolto: i ragazzi devono imparare ad ascoltare. Poi si passa all’utilizzo della voce, perché anche come si comunica è fondamentale, da lì andiamo a lavorare sulla creatività, su come vogliamo raccontare una storia e su come la vogliamo scrivere. Infine, si lavora sull’editing e sul post produzione.

Diamo alle scuole e ai ragazzi una serie di elementi per cui il podcast diventa, da semplice ascolto, un vero e proprio percorso creativo», conclude Francesca. 

Con questi strumenti, gli studenti hanno la possibilità di capire come funziona il podcast e «magari crearsi una professione futura come quella del podcaster, del montatore o dello speaker radiofonico», spiega Daniela Seziona. 

Il riscontro da parte delle scuole è positivo e dimostra crescente interesse e curiosità nei confronti del podcasting, un medium ancora fresco e in via di sviluppo.