“Pitti è un crocevia di persone che si incontrano e si mischiano”. Oleksandr Trotsiuk, development manager di Objectx, è positivo e sorride con le lacrime agli occhi. “Per noi è una grande opportunità essere qui, insieme ad altri espositori provenienti da California, Cina, Italia. In questi giorni abbiamo la possibilità di conoscerci fra di noi veramente e creare una rete”.Objectx è l’unico brand ucraino a Pitti e purtroppo non ha potuto contare sulla presenza del su fondatore, perché schierato sul fronte di guerra. Ma la squadra del brand non poteva mancare. Così i dipendenti si sono fatti circa 27 ore di viaggio, fra treno e pullman, in due tappe intermedie, e finalmente sono arrivati a Firenze.

Alla kermesse italiana della moda uomo hanno partecipato 789 espositori, di cui 311 provenienti dall’estero: tra questi anche il marchio ucraino Objectx, orfano del fondatore perché schierato sul fronte di guerra russo-ucraino

Si è appena concluso Pitti Uomo 103, come il numero dell’edizione a cui è arrivato – primo evento di moda dell’anno, che ha passato la staffetta alla Fashion Week di Milano, cominciata lo stesso giorno. Hanno partecipato 789 espositori in totale, di cui 311 provenienti dall’estero, e sono state diverse le novità. Partendo dai padiglioni riconfermati (Fantastic Classic, Futuro Maschile, Dynamic Attitude, Superstyling e S|Style), sono state aggiunte tre nuove sezioni: The Sign, undici brand specializzati in home decor; PettiPets, con un certo riguardo alla moda animale; e il Vintage Hub, in esposizione capi di lusso di seconda mano. L’ambientazione è sempre la stessa dal 1982, quando è stata trasferita da palazzo Pitti: la Fortezza da Basso. I vialetti che si srotolano fra i bastioni sono stati ricoperti con installazioni per le indicazioni. A destra e a sinistra i marchi più grandi avevano allestito i propri stand, o meglio delle casette a cui si poteva accedere solo con i pass particolari. Specchi, colori sgargianti, pannelli dai materiali sostenibili ricoprivano intere pareti. La musica dei vari dj-set sparsi per i padiglioni creava un’atmosfera leggera in giro per la Fortezza. Uomini e donne vestiti in maniera estrosa, con tailleur, tute o piumini, si lasciavano fotografare dai più e curiosavano fra le relle di abiti e le pile di scarpe. Gli addetti ai lavori, soprattutto giovani fiorentini che hanno dato la disponibilità per questo evento, spiccavano con i piumini lunghi grigiastri by Ecoalf, la scritta arancione fluo “Because there is no planet B” a lettere cubitali sulla schiena.

Pitti non è solo la fiera dell’artigianato menswear, dove si trovano soprattutto i capi pronti per il mercato della prossima stagione e da cui è quindi possibile individuare le tendenze dell’inverno successivo. Non si tratta solo di una vetrina o di una via privilegiata per finalizzare ordini con retailer di fiducia. Essere a Pitti significa esistere nella moda. Lo ha confermato anche Sven Van Gucht, fondatore insieme alla moglie di Arequipa, un brand specializzato in abbigliamento donna e bambino che lavora finemente la lana di lama. “Prima della pandemia avevamo provato a lanciare una collezione uomo, ma non è andato a buon fine. Quindi l’unica occasione per inaugurare la nuova linea è partecipare a Pitti”. Anche fra le new entry di questa edizione appena conclusa si è provato a fare gruppo. “Noi di HolyPop, che facciamo parte di The Sign, siamo una nicchia a parte, ma questo è il modo migliore per spaziare ed entrare in un nuovo campo”, i ragazzi di HolyPop – creano acquasantiere di ceramica con le icone di personaggi famosi – sono convinti che partecipare sia una grande rampa di lancio.

Il bilancio finale di Pitti Uomo 103 si aggira intorno ai 12.600 buyer, rappresentanti di oltre seimila aziende di vendita e distribuzione. Si calcola un aumento del 200% rispetto allo scorso gennaio, ma bisogna specificare che allora Pitti Uomo e Bimbo si erano svolti in contemporanea e quindi c’era un’unica registrazione per i compratori. Quest’anno i buyer italiani, secondo alcuni dati diffusi, sono stati 8.400, quelli esteri 4.200. Fra i più presenti: Germania, Olanda, Gran Bretagna, Francia, Stati Uniti, con il grande ritorno degli asiatici da Giappone, Corea del Sud e Cina.