Il boss mafioso Matteo Messina Denaro, originario di Castelvetrano, nel trapanese, è stato arrestato in un blitz del Ros alla clinica privata “La Maddalena” di Palermo . Dopo anni di lavoro, le indagini del nucleo dell’Arma e della Procura di Palermo si sono focalizzate sui problemi di salute dell’ex latitante, in cura per un tumore: nell’ultimo anno e mezzo aveva subito un intervento chirurgico e si stava sottoponendo a chemioterapia. Le forze dell’ordine hanno ristretto il cerchio ad una serie di soggetti che accedevano alla struttura per avere delle cure specifiche. Tra questi, Andrea Bonafede. La certezza che dietro questa identità si nascondesse il ricercato numero uno d’Italia è arrivata solo questa mattina.
Vestito di tutto punto, con un orologio da 30-35mila euro al polso, è stato raggiunto mentre, uscito dalla clinica, si stava dirigendo verso la macchina guidata da Giovanni Luppino, favoreggiatore finito anch’egli in manette. Durante la conversazione ha subito rivelato la sua vera identità: “Mi chiamo Matteo Messina Denaro”. Un’affermazione che non ha lasciato dubbi sul vero nome e che ha fatto scomparire le molteplici identità utilizzate in questi anni.
L’ultima è proprio quella del geometra Bonafede – omonimo del nipote di Angelo, vecchio favoreggiatore del boss. Nel documento appare una foto del superlatitante. La carta d’identità è stata rilasciata dal comune di Campobello di Mazara – terra natìa del commerciante di olive Giovanni Luppino, autista del boss. Inoltre, risultava che fosse residente nel paese del trapanese, in via Marsala. Anche la data di nascita era diversa: risultava essere nato il 23 ottobre 1963 anziché il 26 aprile 1962. Il vero Bonafede è stato poi interrogato dagli inquirenti ma non ha risposto alle loro domande.
Messina Denaro si è consegnato senza opporre resistenza. Secondo quanto riferito dal colonnello Lucio Arcidiacono, che ha coordinato il blitz, non ha tentato la fuga. “Sicuramente avrà cercato di adottare delle cautele per fuggire” ma il dispiegamento di Forze dell’Ordine ha permesso di fermare ogni possibile tentativo garantendo la sicurezza dei pazienti della clinica. Paolo Guido, il procuratore aggiunto di Palermo, ha riferito che l’ex latitante è stato trovato in “apparente buona salute, ben curato e perfettamente in linea con il profilo di un uomo di 60 anni in buone condizioni economiche”. Matteo Messina Denaro è stato condotto in una località segreta dove è sottoposto al regime del 41 bis, il cosiddetto “carcere duro”.
Trent’anni e un giorno dopo l’arresto del suo predecessore a capo di Cosa Nostra, Totò Riina, il 16 gennaio 2023 è una giornata storica per la lotta alla mafia. Una data che il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni vorrebbe far diventare un giorno di festa in onore di chi combatte la mafia. La premier è arrivata a Palermo e prima di incontrare il procuratore capo Maurizio De Lucia e l’aggiunto Paolo Guido, coordinatori dell’indagine, ha osservato un minuto di silenzio davanti alla stele in memoria delle vittime della strage di Capaci del 23 maggio 1992.
Le conseguenze determinate dall’arresto sono il fulcro di un epistolario, “Lettere a Svetonio”. Il suo curatore è Salvatore Mugno, scrittore siciliano, profondo conoscitore dell’intricata trama della società e terra natìa. Il suo sguardo lucido analizza l’azione di questa mattina come «un momento particolare della storia della criminalità e della mafia. Da un altro punto di vista, probabilmente non cambierà nulla, perché non credo che lui avesse un ruolo così determinante nell’organizzazione negli ultimi anni».
Salvatore Mugno: «E’ un momento particolare della storia della criminalità e della mafia. Da un altro punto di vista, probabilmente non cambierà nulla, perché non credo che lui avesse un ruolo così determinante nell’organizzazione negli ultimi anni».
Il volto reale dell’ormai ex super latitante improvvisamente si concretizza, si stacca dalle ricostruzioni che si sono succedute in questi decenni e assume improvvisamente i connotati di un uomo che si trincera dietro occhiali da sole e cappellino beige. Eppure, come ha sottolineato Mugno, quell’uomo malato, che si è consegnato senza opporsi, «è un pezzo di storia della criminalità organizzata mafiosa del nostro Paese, che in qualche modo era già quasi inglobata nell’evoluzione della mafia».
Il 16 gennaio non rappresenta solo l’arresto di uno dei ricercati numero uno in Italia, ma potrebbe diventare un punto di partenza necessario per dare un segnale. Rappresenta la fine della latitanza di “U siccu” che si protraeva dall’estate del 1993 quando l’ultima apparizione è la vacanza a Forte dei Marmi con i fratelli Graviano; “Diabolik” non è più essere solo un volto da ricostruire sugli schermi; il responsabile del sequestro e dell’uccisione tremenda del piccolo Giuseppe Di Matteo è consegnato alla giustizia.
Tuttavia sembra ancora dai confini incerti il cambio di mentalità, quella radicata, quella omertosa, quella che ristagna e occulta. La realtà, a cominciare dalla società siciliana, è molto più complessa e l’occhio critico e lucido di uno scrittore come Mugno lo sa bene: «Conosco per fortuna e purtroppo molto bene la Sicilia e i siciliani. È un popolo strano, che magari si entusiasma facilmente, ma altrettanto facilmente si gira dall’altra parte. Quindi. io non farei molto affidamento sulle manifestazioni così estemporanee. Ma c’è un cambiamento in corso nella mentalità di questo popolo, anche se sono mutamenti molto lenti. Non enfatizzerei troppo l’arresto come una svolta del costume. Tutta la realtà siciliana è molto complessa e con tante problematiche. La mafia è solo uno tra tanti problemi».
Lo scrittore siciliano Salvatore Mugno: «Non enfatizzerei troppo questa cosa dell’arresto come una svolta del costume. Tutta la realtà siciliana è molto complessa e con tante problematiche. Quello della mafia è solo uno dei tanti problemi».
In una giornata così fuori dall’ordinario, la lucidità dello scrittore ci riporta con i piedi ben saldati per terra, per un’analisi più profonda, per farci rallentare e riflettere, perché ancora molte sono le dinamiche da chiarire. «È strano che questo boss mafioso così potente, venga arrestato così facilmente – sottolinea Mugno – Quindi per capire meglio bisognerà attendere, se le cose sono così come appaiono». Con oggi, la mafia siciliana non è arrivata al capolinea. Forse però, come si interroga lo scrittore, lo è arrivato un certo approccio alla mafia, ossia «la mafia così come è stata appresa da Matteo Messina Denaro da ragazzino», ormai relegato al passato. Il traguardo che sicuramente è stato tagliato oggi è la possibile conquista di un nuovo tassello di informazioni, così agognate, così preziose. «Adesso – sottolinea Mugno – lui potrebbe chiarire degli aspetti su tante vicende del passato rimaste irrisolte».