Ombrelloni da spiaggia che si trasformano in scarpe, camicie che diventano boxer, occhiali da sole riciclati da tappeti. Pitti Uomo 2022 si è appena concluso e ha riservato tante sorprese. L’episodio estivo prende il nome di Pitti Island: isola come punto di incontro tra diversi stili di moda provenienti da tutto il mondo. Come da tradizione, è stata la Fortezza da Basso di Firenze ad accogliere l’evento per quattro giorni, dal 14 al 17 giugno. Pitti Immagine è una delle fiere mondiali di moda più importanti ed è nota come Pitti (dal nome di uno dei più famosi palazzi fiorentini, Palazzo Pitti, dove si teneva una volta). Più di 680 brand hanno esposto le loro collezioni: la maggior parte sono marchi made in Italy, mentre le aziende estere hanno raggiunto il 38% di presenza. Un vero ritorno alla normalità, e uno dei più frizzanti.

Culo Camicia. Impossibile non rimanere incuriositi da questo nome. Quattro giovani ragazzi, due italiani e due sudamericani che trasformano camicie vecchie o da buttare in un paio di mutande maschili. “Il nostro progetto nasce perché volevamo dare un’altra opportunità alla camicia. Una seconda chance, così che potesse rivivere una seconda vita, questa volta da boxer”. A parlare è uno dei titolari, Gautier Fenestraz. Sono tutti presenti allo stand di Pitti; i titolari Gautier, Erick Olazo e Tommaso e il “sarto” Marc, che sta cucendo a macchina i capi.

“Il nostro progetto nasce perché volevamo dare un’altra opportunità alla camicia. Una seconda chance, così che potesse rivivere una seconda vita, questa volta da boxer”. Gautier Fenestraz, uno dei titolari di Culo Camicia.

Fonte: Lavinia Beni

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Promuovono un concetto di moda basato sul “upcycling”. “L’idea ci è venuta in un momento di dimostrazione di affetto e d’amicizia verso i nostri cari. Per gioco abbiamo deciso di reinventare le camicie dei nostri amici e familiari. Poi, però, abbiamo pensato che potesse diventare un business”, spiega Erick Olazo Peña. È una trovata così originale che per ora non esiste nessun competitor che possa dare loro filo da torcere. Oltre a ricevere le camicie da amici e parenti, Culo Camicia collabora con diverse associazioni di riuso. Marc Benozzo, si fa chiamare “il sarto”. È alla taglia e cuci e sta inserendo l’elastico per i nuovi boxer. “La procedura è semplice”, racconta mentre le sue dita si concentrano sulla camicia/boxer, “prendiamo delle camicie usate e ne tagliamo una alla volta. Poi confezioniamo il capo, recuperiamo l’abbottonatura della camicia che diventa l’abbottonatura del boxer. In seguito, aggiungo l’elastico e l’etichetta. In media occorrono 45 minuti a boxer”.

Fonte: Lavinia Beni

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Ma le particolarità di riciclo non finiscono qui. Questa edizione ha riservato un padiglione tutto dedicato all’ecosostenibilità. Le proposte eco-responsabili sono state raggruppate sotto il nome di S|Style Suistainable Style. Una di queste è Junk, un brand che propone occhiali da sole riciclati ma fashion. Matteo Minchio, responsabile e proprietario dell’azienda, ritorna con la memoria a tre anni fa, quando, insieme ad un gruppo di amici, ha iniziato a pensare in che modo proporre occhiali ecosostenibili. “Volevamo che il nostro prodotto non tornasse più ad essere junk (immondizia). Perciò, in ciascun occhiale abbiamo inserito un dettaglio in argento. Difficilmente le persone gettano qualcosa di prezioso”. Matteo racconta della ricerca accurata dei materiali, tutti in nylon 100% di origine riciclata: reti da pesca, tappeti, scarti industriali. Anche il packaging è tutto riciclato: dalla custodia degli occhiali, una bustina che rappresenta un sacchetto dell’immondizia, alla scatola che può essere riutilizzata per contenere altri tipi di oggetti.

Fonte: Lavinia Beni

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Un’altra proposta green è quella di RE49. Alberto Ciani è uno dei titolari del brand, insieme a Nicola Masolini. “Il progetto nasce tre anni fa. La famiglia di Nicola ha un’azienda di calzature che produce da oltre settant’anni. Dopo un’esperienza di quindici anni all’estero, Nicola aveva notato che in Italia mancava economia circolare applicata alle scarpe”. E da quel momento, Nicola e Alberto se ne vanno per le spiagge a raccogliere ombrelloni, sdrai e asciugamani e da quegli scarti creano scarpe. “Facciamo tutto in economia circolare, il 90% della scarpa è in economia circolare. Non compriamo niente di nuovo, se non la soletta interna. Anche la suola è riciclata: è fatta con gomme pneumatiche”. A fine della stagione estiva chiedono anche gli asciugamani degli hotel. Dopo dieci lavaggi gli asciugamani vengono buttati. Loro, invece, li prendono, li sanificano e li colorano con tinte naturali: così creano l’imbottitura interna della scarpa. “Il nostro intento era quello di riciclare qualcosa che fosse iconico e bello da raccontare”. Nicola e Alberto, infatti, non scovano rifiuti solo sulle spiagge, ma riciclano anche jeans, divani e velieri, proprio come dicono le scritte al loro stand: “Once upon a time I was a beach umbrella, I was a pair of Jeans, I was a Boat Sail, I was a Sofa”.

RE49: “Once upon a time I was a beach umbrella, I was a pair of jeans, I was a Boat Sail, I was a Sofa”.[/quote]

Fonte: Lavinia Beni

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Ma il vero scopo finale di Nicola e Alberto sarebbe quello di riciclare le loro stesse scarpe riciclate. Il cliente porterebbe da loro la calzatura consunta e da quella ne nascerebbe una nuova. Alberto è entusiasta del loro brand, soprattutto stanno avendo molto successo nei paesi nordici: “Lassù c’è molta più attenzione all’ecosostenibilità”.

Spostiamoci dai grandi paesi del Nord a realtà molto più piccole, come quella di Pontedera. Due studentesse provenienti dall’Istituto Modartech hanno collaborato con il brand Zerosettanta, realizzando una “capsule collection”. Un’incredibile opportunità per le due ragazze di entrambi 22 anni: Erika Guarino e Carlotta Citi. “È stata una grande sfida”, dice Erika, “rispettare la linea dell’azienda e allo stesso tempo rispettare anche le proprie idee”. Carlotta prosegue il discorso della sua compagna: “E poi siamo entrate nel vivo del mondo del lavoro. Capire cosa richiede il mercato ogni giorno e cosa si aspettano dai giovani design è fondamentale”. Erika ha elaborato una collezione pensando prima al personaggio che dovesse indossarla: un uomo che durante la settimana è in città a lavorare e nel weekend si concede delle uscite fuori porta in campagna. Erika ha abbinato materiali tecnici (nylon e materiali impermeabili) a dettagli vintage. I capi di Carlotta, invece, sono la fusione di due mondi: cinema e moda.

Fonte: Lavinia Beni

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