«Mi chiamo Alfonso D’Amico e sono il padrone del bar Grey Cafè, in via Fatebenefratelli, 15. Ho un ricordo piacevolissimo di Cesare Cremonini: era il 28 ottobre 2014, il giorno del suo concerto a Milano, in apertura della sua tournée. Lui doveva andare ad Assago, ma con alcuni amici aveva deciso di fare un giro in centro. Si presenta qui per le 15 e ordina un panino, dopodiché va ai servizi che nel bar sono da basso seguendo le scale.

I suoi amici si piazzano fuori ad aspettarlo: accendono una sigaretta, o chattano con il cellulare. Passano cinque minuti, poi dieci, infine venti. A questo punto un giovane del gruppo fuori entra e mi fa: “Cesare dov’è?”. Impegnato come sono con i clienti, non mi sono accorto di niente: non so cosa dirgli. Intanto, gli altri componenti del gruppo rientrano nel bar, tutti con la stessa domanda: che fine ha fatto Cremonini?

Tra l’ilarità generale proviamo a fargli un colpo di telefono. Il cellulare non squilla nemmeno: nei bagni c’è poco campo. Alla fine il rebus si risolve: non è che Cremonini è rimasto chiuso qui sotto, in bagno? Scendiamo e infatti lo troviamo intento a litigare con la porta serrata. Il tutto si conclude con una risata generale. Qualcuno suggerisce al cantante di ideare una performance dal gabinetto e di usarla come trovata pubblicitaria.»

(Alfonso D., Grey Cafè, Via Fatebenefratelli)