La Serie A percorre da tempo la strada dell’innovazione.L’emergenza Covid-19 ha bloccato il calcio giocato ma ha messo solo in stand by il progetto del Virtual Coach. Una nuova tecnologia tutta italiana ideata dal team Math & Sport che sta proiettando il calcio italiano verso il futuro. Nei mesi passati, prima che l’epidemia fermasse il Paese, il Virtual coach ha cominciato a diffondersi a piccoli passi riscuotendo grande successo tra gli staff tecnici della Serie A. Ad ogni partita selezionata dalla Lega Calcio, gli analisti delle squadre sono stati accompagnati alla scoperta di questo strumento.

“Siamo rimasti esterrefatti anche noi” dice Ottavio Crivaro, Ceo di Math & Sport e ideatore del Virtual Coach. “Solitamente le grandi innovazioni hanno bisogno di tempo per essere accettate. Quasi tutti gli allenatori invece ci hanno chiesto qualcosa di specifico e hanno organizzato anche incontri post-partita per capire qualcosa in più”. Il Virtual Coach è un tool estremamente moderno. Un’intelligenza artificiale che raccoglie migliaia di dati in tempo reale durante la partita mettendoli a disposizione degli allenatori in panchina. “È un cambio di paradigma ‒ afferma Ottavio ‒ Di solito tutti gli strumenti di supporto alla partita sono di video analisi e statistica. La statistica, però, non fa altro che riassumere quello che tu hai già visto. Noi invece stiamo tirando fuori indicatori che sono relativi al lato invisibile del calcio. Un passaggio, ad esempio, è visibile all’occhio umano ma il Virtual coach ti può dire qual è la capacità di un giocatore di essere disponibile a ricevere un passaggio. Questo è qualcosa che i tuoi occhi non possono notare. Non è statistica nemmeno rilevare, in tempo reale, qual è la capacità di un giocatore di sopportare la pressione avversaria”.

La tecnologia è complicata da spiegare a parole e le funzioni del Football Virtual Coach sono migliaia. Per questo, proviamo a capirne qualcosa di più con dei filmati:

VIDEO PRESSURE La partita in esame è Milan Fiorentina del girone d’andata, vinta per 3 -1 dalla formazione ospite. I cerchi attorno ai giocatori mostrano, in tempo reale, la quantità di pressione che ogni singolo calciatore riesce a sopportare. Le circonferenze colorate, in maniera analoga, indicano anche la quantità di pressione che ogni giocatore riesce a portare ai danni dell’avversario.

VIDEO COVERAGE Qui le aree colorate rappresentano invece le zone di campo in cui un giocatore è più veloce a raggiungere la palla. Se il pallone cade nell’area del numero 78 della Fiorentina Pulgar, ad esempio, allora è più probabile che sia proprio lui a recuperare il pallone. Il video mostra quindi la capacità del singolo calciatore di ricoprire una determinata zona del terreno di gioco.

VIDEO TEAM SHAPE Questa funzione del Virtual Coach, oltre ad essere la più intuitiva, è stata anche quella maggiormente monitorata dagli allenatori di Serie A. Il filmato mostra la disposizione delle squadre in campo. Viene indicata la distanza tra i reparti, l’ampiezza della squadra, e la posizione dei giocatori all’interno del terreno di gioco. Il tutto in tempo reale e durante l’intero arco della partita.

Il focus può essere indirizzato anche sui singoli giocatori. In questo screen sono messe a confronto le prestazioni difensive di Adrien Rabiot e Andrea Poli durante la partita Juventus Bologna, vinta dai bianconeri per 2-1. Sull’asse delle X sono rappresentati i minuti della partita mentre sull’asse delle Y la capacità di portare pressione in una scala da 0 a 100.

Perf_in_dif_players_advanced

Osservando il grafico si può notare come Poli abbia dei picchi di pressione più alti rispetto al pari ruolo francese. Ad una prima analisi, quindi, parrebbe che Poli abbia offerto una prestazione superiore sotto questo aspetto rispetto allo juventino. Il picco rosso sul grafico di Poli, però, potrebbe essere confrontato con altri dati quali il recupero palla in fase di pressione. E le conclusioni potrebbero essere diverse. Se ad esempio si evincesse che Poli non fosse mai riuscito a recuperare palla durante la sua fase di pressione, si intuirebbe che avrebbe corso a vuoto. Rabiot invece, pur correndo di meno, potrebbe essere stato più efficace nel recupero palla in fase difensiva. Ecco quindi che i dati confrontati in tempo reale possono fornire risultati diversi.

Quest’intelligenza artificiale non può ridurre a zero il margine d’errore. Questo è scontato come il fatto che ogni squadra, in possesso del medesimo strumento, non possa diventare uguale all’altra. La diversità ci sarà sempre. “Noi vogliamo creare uno strumento di supporto. Come tutti gli strumenti poi dipende come lo usi. Averlo non ti rende esente da errori. osserva Ottavio che aggiunge ‒

“Non sarà mai la macchina a sostituire l’uomo, soprattutto in contesti come il calcio dove l’aspetto emotivo è fondamentale.”

Anche nella Formula 1 fa la differenza come guidano Hamilton, Vettel e Le Clerc. Eppure hanno tutti centinaia di strumenti di supporto a bordo macchina che spesso sono gli stessi. Se li usassi io mi andrei a schiantare. Mettere lo strumento in mano non rende esente da errori e non rende nemmeno tutti uguali, assolutamente”.

Nel futuro questo strumento punta sempre più ad umanizzarsi. L’idea del Virtual Coach è quella di potersi adattare al gioco di ogni singolo allenatore e proprio per questo motivo non sostituirà chi siederà in panchina. Potrà solo aiutarlo. Ottavio ha evidenziato anche questo concetto, spiegando le richieste specifiche che l’allenatore del Sassuolo Roberto De Zerbi ha avanzato agli analisti di Math & Sport. “Il Virtual coach ha migliaia di occhi che guardano la partita e ogni allenatore può decidere dove indirizzarli in base alla sua idea di calcio. De Zerbi, quando sviluppa il gioco d’attacco, vuole molti giocatori vicini al portatore di palla per recuperarla nel minor tempo possibile qualora venga persa. Per questo ci ha chiesto di monitorare, attraverso il Virtual Coach, la densità dei giocatori vicino al portatore di palla ogni volta che la squadra sviluppa un’azione manovrata d’attacco. Questo è un qualcosa che riguarda lui e il suo stile di gioco. Il Virtual Coach, quindi, dirà a De Zerbi qualcosa di diverso rispetto quello che dirà ad Ancelotti, Conte o Allegri”.

In un mondo sempre più digitale il Virtual Coach rappresenta un’opportunità di crescita per l’intero sistema calcio italiano. “L’accordo firmato con la lega Serie A punta proprio a questo: rendere la Serie A più competitiva a livello europeo e mondiale.” Uno strumento democratico, capace di dare un beneficio a tutti. “Non si può vedere la tecnologia come qualcosa che rovina la passione”. Questo è invece il messaggio che Ottavio lancia agli scettici, a coloro i quali vedono nella tecnologia applicata al calcio qualcosa di negativo. “Nessuna toglierà mai l’emozione di una rovesciata di Ronaldo o di un dribbling di Del Piero. Un tifoso si emozionerà sempre per un gesto tecnico. Come hanno già scritto in tanti il calcio è 50% casualità e 50 % no. Capire questa seconda metà può dare ancora più valore a questo sport”. Innovare non significa rottamare i sentimenti, specie quelli che corrono veloci come un pallone sul prato verde. La Serie A del futuro, quindi, non sarà tanto diversa da quella che abbiamo lasciato. Stesse emozioni e uno strumento in più per dare lustro al calcio. La passione degli italiani.