Le chiavi erano sue. C’era quando si alzavano e calavano i riflettori. L’ha visto monco e restaurato. Lo chiamavano “custode”, ma si definisce «ex responsabile della logistica, che svolgeva la manutenzione ordinaria, come dopo la rottura di un rubinetto». Domenico “Mimmo” Perrone è stato, fino a nove anni fa, anche il direttore della manutenzione dello stadio San Siro. Non si era ancora paventata la voglia d’addio all’impianto, da parte di Milan e Inter, mentre avveniva il suo. Il battesimo al suo interno, a vent’anni dall’arrivo – forzato dalla seconda guerra mondiale – da Corato (Bari), avvenne a 27. Fu l’addetto al tabellone elettrico; poi, la trafila proseguì, fino a viverci dentro, nell’ufficio al primo anello rosso. La porta s’apriva alle 8.30 e se la lasciava alle spalle, il più delle volte, alle due del mattino, mentre le poltroncine erano deserte e bagnate dall’umidità e l’adrenalina si era dissolta. A 82 anni, Italia ‘90 è il ricordo indelebile: «Quando è stato costruito il terzo anello, in occasione dei Mondiale, ero lì. L’emozione più forte è stata la cerimonia di apertura». Il legame con la Scala del calcio è indissolubile: «L’abbandono sarebbe negativo per la città: non esiste nient’altro del genere». Fruga nella memoria per proporre una soluzione: «Nel Novanta, quando sono state tirate su, notte-giorno, le undici torri, nessuna gara è stata rinviata. Oggi, l’ammodernamento, con la costruzione del quarto anello, sarebbe fattibile. E i club non se ne andrebbero». Mimmo non immagina l’ultimo, triplice fischio a San Siro.

Da Corato, in provincia di Bari, Domenico Perrone è diventato custode e poi direttore della manutenzione dello stadio San Siro. Per lui, il progetto di abbattimento de La Scala del calcio è “impensabile”

Una commissione consiliare, presieduta dal sindaco Beppe Sala, si è riunita a Palazzo Marino per presentare un progetto di ristrutturazione dello stadio, ideato dallo studio Arco Associati. Prevede la costruzione di un quarto anello e la riqualificazione della zona che circonda il Meazza, con l’ideazione di due aree dedicate ai tifosi. Uscendo da Palazzo Marino, però, la realtà è diversa. Milan e Inter sono da tempo a lavoro per costruire la loro casa altrove, e iniziano a vedere la Scala del calcio come un bel ricordo. Il club nerazzurro ha individuato l’area di Rozzano come sede del primo storico stadio di proprietà, nonostante stia cercando, insieme al Comune, la quadratura su tempistiche e logistica. Le conferme sono arrivate anche dal CEO corporate dell’Inter, Alessandro Antonello, che ha ribadito la volontà di concretizzare il progetto. Prevede la costruzione di un impianto da circa 70 mila posti, intorno al quale sorgerebbero aree verdi, supermercati e fan-zone, in modo da far vivere un’esperienza a 360 gradi. Il problema principale, però, è la viabilità: l’intenzione dell’Inter è avere un impianto direttamente collegato al centro città, senza un impatto negativo sull’ambiente. Dall’ultimo Consiglio comunale non sembrano emerse problematiche: se le tempistiche venissero rispettate, entro giugno 2025 l’Inter potrebbe poggiare il primo mattone della sua nuova casa.

Diversa la situazione del Milan, che ha già mosso i primi passi ufficiali per la costruzione di un nuovo stadio a San Donato, a Sud-Est di Milano. I rossoneri, attraverso la società SportLifeCity, hanno acquistato i terreni nella zona di San Francesco per 40 milioni. Un’area da circa 650 mila metri quadrati sulla quale la società conta di realizzare, entro il 2028, un impianto da 70 mila posti, oltre a negozi, ristoranti, hotel e un auditorium. La realizzazione del progetto sarà affidata allo studio Manica, che negli Stati Uniti ha messo la firma sui moderni NRG di Houston e l’Allegiant Stadium di Las Vegas, teatro dell’ultimo SuperBowl. Resta, però, un nodo da sbrogliare: il sistema di trasporti dovrà essere rinforzato. A parlarne è stato lo stesso sindaco, Francesco Squeri: «La vera sfida sarà la nuova stazione ferroviaria, che al momento ha una fermata e può sostenere un traffico di ottomila persone al giorno. L’obiettivo è arrivare a trentamila».

Insomma, il Milan continua dritto su San Donato, ma lascia anche una porta aperta per la ristrutturazione di San Siro. Le parole del presidente, Paolo Scaroni, sono state chiare: la società è disposta ad ascoltare la proposta del Comune di Milano qualora venisse presentato un progetto valido che consenta di continuare a giocare nell’impianto durante la ristrutturazione. Intanto, Sala si è detto pronto a cedere i diritti di superficie dell’area del Meazza: «La cifra che Inter e Milan dovrebbero pagare ogni anno sarebbe più limitata di quella dell’affitto attuale. A nessuno sfugge che per i club avere lo stadio nel loro patrimonio è importante», ha spiegato alla commissione consiliare di Palazzo Marino. Se le squadre decidessero di tornare sui propri passi e aprire alla permanenza alla Scala del calcio, sarebbero tre le strade percorribili secondo Sala: «La prima è che il Comune realizzi i lavori, concordandoli con Inter e Milan. La seconda è la collaborazione all’eventuale ristrutturazione. La terza, la più sensata, è cedere il diritto di superficie alle squadre a lunghissimo termine». Quale via imboccheranno Inter e Milan per raggiungere la loro casa è ancora da scoprire.