Era l’8 gennaio quando due iraniani provenienti dal Brasile sono stati fermati da Migración Colombia mentre cercavano di raggiungere Cancun utilizzando passaporti greci falsificati. La contraffazione di questi ambìti lasciapassare è ormai un fenomeno largamente diffuso nei Paesi sudamericani; basti pensare al celebre caso di Fracelys María Furcal Rodríguez – conosciuta come “la fuggitiva più ricercata della Repubblica Dominicana” – arrestata a Madrid dopo aver assassinato il suo datore di lavoro con una coltellata allo stomaco nel 2022. La stessa Rodríguez, prima di raggiungere la Spagna, è fuggita in Colombia per acquistare un passaporto falso. Bogotà, infatti, è un importante polo attrattivo per i dominicani che desiderano ottenere un’identità fraudolenta: per Migración Colombia il 91% dei passaporti colombiani illegali sono stati ritrovati tra le mani di cittadini provenienti da Santo Domingo. Sempre secondo le stime di Migracion Colombia, nel 2023 sono stati 283 i documenti falsificati, di cui 271 ottenuti da cittadini dominicani, seguiti da altri provenienti da Libano, Palestina, Cuba ed Ecuador. Ma l’Iran resta un sorvegliato speciale. Il fermo dell’8 gennaio, infatti, non è un caso isolato: pochi mesi prima, una donna iraniana è stata detenuta a Cúcuta dopo aver provato a entrare in Colombia con un passaporto irregolare. Valicare le frontiere di questo Stato sembra un gioco da ragazzi: una semplicità d’azione che crea apprensione tra i cittadini di Bogotà, sempre più turbati dal vorticoso incremento di documenti contraffatti. A rendere così appetibili i passaporti colombiani è sicuramente la loro capacità di agevolare l’ingresso senza visto a diversi Paesi. Chi possiede questo lasciapassare, infatti, può entrare in ben 135 Stati. «In molti casi a essere falsificati non sono i passaporti ma i certificati di nascita», spiega Francesca Capelli, giornalista residente in Argentina.

Non solo Colombia: anche in Argentina e Brasile il traffico d’identità è un fenomeno largamente diffuso. In Argentina, in particolare, un caso che ha sollevato molti dubbi è la concessione della cittadinanza italiana al presidente argentino Javier Milei. In realtà, non è tanto il fatto che Milei abbia ottenuto la cittadinanza italiana ad aver suscitato interesse. L’Argentina era, infatti, una delle principali mete di immigrazione italiana, e non si parla soltanto degli anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale. Le radici italiane nello stato sudamericano affondano addirittura nel XVIII secolo.

Se dunque la doppia cittadinanza per gli argentini non è un tabù come potrebbe esserlo in altri Paesi, è anche vero che ricevere la cittadinanza di uno Stato estero durante un mandato presidenziale potrebbe essere un conflitto di interessi in piena regola. Cosa succederebbe se, per esempio, scoppiasse una guerra tra i due Paesi? Come reagirebbe il presidente?

Per ottenere la cittadinanza, il leader argentino si era iscritto all’Aire (Anagrafe degli Italiani residenti all’estero) presso il Comune di San Severino Marche, regione da dove proveniva sua madre, e non in Calabria, da dove proveniva il padre. Non si sa per certo perché Milei abbia scelto l’uno e non l’altro Comune ma può essere che la sua decisione sia stata presa anche per accostare la sua immagine a quella di un nome illustre: il Comune, infatti, ha concesso la cittadinanza onoraria al calciatore Leo Messi, anche lui di discendenza italiana.

Un’anomalia è che Milei ha ottenuto ciò che voleva nel giro di pochi mesi, mentre certe pratiche in alcuni casi arrivano addirittura a durare anni. E proprio per queste lungaggini, in Argentina molti decidono di bypassare il Consolato italiano, rivolgendo la propria domanda direttamente in Italia, identificando il Comune di provenienza dei parenti e poi trasferendosi per un certo periodo in quel Comune. All’inizio i Comuni piccoli erano i prediletti, dato che in pochi mesi si riuscivano a sbrigare le pratiche necessarie. Poi, però, si è sparsa la voce e i piccoli centri si sono ritrovati intasati di richieste, non disponendo nemmeno di risorse sufficienti per smaltirle. Proprio da qui sono derivate alcune strette nell’ultima finanziaria con un innalzamento delle tariffe.

Per quanto riguarda l’Argentina, il problema non è tanto il traffico di passaporti falsi: «Molte volte si utilizza l’identità di un antenato morto dopo il 1861 – racconta Capelli -. Oppure si sfruttano i dati di vittime morte a causa di incendi o terremoti, in luoghi dove i registri comunali o parrocchiali sono andati perduti». Una volta procacciata l’identità perfetta, basta creare un certificato in pdf e la possibilità di accedere nel Paese prescelto scelto è dietro la porta. «Anche in Argentina sono stati bloccati diversi cittadini iraniani con documenti falsi – aggiunge la giornalista Francesca Capelli -. Questi traffici, però, mi fanno pensare che si voglia entrare in certi Paesi per infiltrarsi e per questioni politiche, non tanto per abbandonare il proprio Stato e crearsi una nuova vita».