“Veniva preso di mira dai suoi coetanei in classe, sui social network e per strada, ma era un ragazzo timido e simpatico. Aveva solo bisogno di uscire dal suo guscio”. Così Stephen Garcia descrive  Salvador Ramos, suo migliore amico  in passato, oggi per tutti l’autore dell’attentato di Uvalde, la cittadina texana dove ha ucciso diciannove alunni e due maestre, all’interno della Robb Elementary School. La più piccola delle vittime aveva otto anni.

Il diciottenne Ramos, poi abbattuto dalla polizia durante la strage, è descritto da Stephen e dagli altri testimoni come un giovane silenzioso e arrogante. Insicuro, di certo. “Una volta, dopo aver pubblicato una foto che lo ritraeva truccato con un eyeliner nero, fu insultato pesantemente sul web”, riferisce Stephen.E proprio sul web si è consumata la sua vendetta. Poche ore prima di aprire il fuoco contro sua nonna e poi contro gli alunni della scuola elementare, il giovane ha postato su Instagram il messaggio “sto per farlo”. Non ha precisato altro. “Ho un piccolo segreto, voglio dirtelo”, fa sapere ancora nei messaggi indirizzati ad una ragazza, che afferma di non aver mai conosciuto Ramos e di non sapere il motivo per cui l’avesse taggata su una foto in cui venivano mostrati i fucili acquistati. “Che cosa c’entro io con i tuoi fucili? Sono confusa”, aveva replicato la ragazza che non vive nemmeno in Texas. Fino a pochi istanti prima di avviarsi verso la scuola elementare, Ramos aveva fatto tutto ciò che serve nell’America dove per un antibiotico serve la licenza ma per acquistare un’arma da guerra no. L’assassino si era guadagnato al fast food i quattromila dollari necessari per acquistare due fucili AR-15.

Dopo la morte di 19 alunni, di due maestre e dello stesso attentatore, il governatore del Texas esprime il suo cordoglio alle famiglie della scuola elementare di Uvalde e il presidente Joe Biden pronuncia parole di fuoco contro la lobby delle armi

A fronte della tragedia che ha colpito la comunità texana, appaiono di circostanza le parole pronunciate dal governatore repubblicano del Texas Greg Abbott: “Quando i genitori lasciano i loro figli a scuola, hanno il diritto di poterli tornare a prendere”.Una dichiarazione paradossale agli occhi di chi, nel 2015, leggeva un suo post su Twitter: “Sono amareggiato. Il Texas è al secondo posto nella nazione per l’acquisto di nuove armi, dopo la California. Alziamo il ritmo, texani”. Il governatore lo scorso anno aveva firmato la legge sul “porto d’armi costituzionale” che permetteva a chiunque avesse più di 21 anni di portare con sé un’arma senza ottenere alcun permesso.

Per Luciana Grosso, giornalista esperta di politica americana, “se si parlasse con un americano medio circa le stragi avvenute anche nel passato, risponderebbe che esse sono un incidente di percorso, una inevitabilità che chiaramente andrebbe evitata”. E aggiunge: “La cosa preoccupante è che per gli americani la libertà di procurarsi facilmente delle armi rappresenta qualcosa per cui valga la pena e il rischio che dei bambini possano perdere la vita è un prezzo accettabile per garantire a tutti la libertà di portare queste armi”.

Luciana Grosso aggiunge una critica alla narrativa che si sviluppa, soprattutto nei media europei, dopo queste stragi: “Spesso noi europei tendiamo a giudicare gli Stati Uniti guardandoli con le lenti della nostra formazione europea e questo tipo di atteggiamento è profondamente superficiale. Bisognerebbe tenere sempre a mente che, per quanto possa sembrarci raccapricciante che qualcuno giri armato sentendosi totalmente libero di farlo, in realtà non è poi così inconcepibile se si pensa alla mentalità di quel Paese. E’ miope pensare che questa strage possa modificare il sentire degli americani”.Intanto il presidente Joe Biden, di rientro dal suo viaggio in Asia, si rivolge alla nazione ed è la prima volta che un presidente americano lo fa con questo tono: “In nome di Dio, quando ci opporremo alla lobby delle armi?”.