“Di fronte al tragico fatto avvenuto, il Senato Accademico dell’Università IULM esprime il proprio attonito dolore di fronte alla tragedia di una giovane vita spezzata, manifesta il proprio cordoglio alla famiglia, agli amici, ai compagni della vittima”. Bianco su nero, è la scritta che si legge su uno schermo led appena entrati nella sede principale di via Carlo Bo dell’università IULM di Milano. La morte di una studentessa 19enne nei bagni dell’ateneo mercoledì mattina sfonda con forza una porta già aperta, quella del dibattito sulla salute mentale dei giovani di oggi. Le indagini sull’accaduto hanno eliminato ogni dubbio sul gesto volontario della vittima, ritrovata all’alba dell’1 febbraio da un custode.

Una scritta su un led invita a non spettacolarizzare quanto accaduto. Due rose bianche ricordano la ragazza: “Ora soffermiamoci sulla salute mentale”

Per non spettacolarizzare
Sul led si legge anche che “l’università confida che la magistratura e gli organi inquirenti facciano quanto prima chiarezza sul decesso. Nell’attesa auspica che nessuno voglia trasformare una simile tragedia in un’ulteriore occasione di spettacolarizzazione del dolore”.
Nessun segno di violenza e una sciarpa legata attorno al collo avvalorano l’ipotesi del suicidio, sostenuta anche da una lettera ritrovata dai carabinieri e lasciata dalla ragazza stessa per spiegare le ragioni del gesto. La 19enne di origini straniere e iscritta al primo anno della facoltà di Arti e turismo, nel testo chiede scusa ai genitori per i soldi investiti nella sua istruzione e fa riferimento ad un esame che avrebbe dovuto sostenere martedì e al quale non si è mai presentata
Poi, un altro messaggio, sempre sullo schermo all’ingresso dell’università: “In segno di lutto, l’Ateneo ha subito sospeso le lezioni di mercoledì”. In realtà, gran parte degli insegnamenti sono ancora fermi per la consueta sessione, e l’1 febbraio, come testimoniato da molti studenti, gli esami si sono tenuti con regolarità.

Salute mentale
“Spero solo che in ogni aula si sia spesa qualche parola di cordoglio e riflessione – confida una ragazza -. Bisogna soffermarsi sul problema della salute mentale: sentiamo la pressione di essere sempre perfetti: se non abbiamo bei voti non siamo nulla per la società”. Per altri, però “da questa vicenda si cerca di ingigantire fin troppo i problemi della didattica”.
Per ora, l’università vuole tenere un basso profilo e risolvere la questione internamente, evitando che false informazioni e dichiarazioni possano trapelare all’esterno ledendo la reputazione dell’ateneo a indagini ancora aperte. Nel frattempo, via Carlo Bo 1 si riempie di studenti in agitazione per la sessione invernale e, tra questi, c’è qualcuno che ha lasciato un paio di rose bianche nel cortile principale dell’edificio, a simboleggiare un dolore condiviso per una tragedia prematura .