Due coppie sposate, amiche da una vita: il tutto sullo sfondo della Bologna degli anni Novanta. Un dramma familiare, una storia vera che affronta l’evoluzione delle dinamiche di coppia, gli alti e i bassi, l’accettazione del proprio corpo, soprattutto dopo l’arrivo dei figli. I cambiamenti che continuano a scombussolare gli equilibri. Tutto questo e’ racchiuso in uno spettacolo teatrale di un’ora e quindici circa in scena al Teatro Pacta di Milano il 22, il 23 e il 24 aprile. Gli attori sul palco sono solo quattro: due famosi magistrati, Letizio e Carlo, rispettivamente interpretati da Stefano Tirantello e Davide Gaudiosi, e due insegnanti di scuola, Silvia e Simonetta, impersonate da Bianca Tortato e Virginia Vanocchi. “Semi” è il titolo di questa storia. Come i semi che, in natura, vengono piantati e poi germogliano. Semi che non sempre vengono colti. Semi che contengono il preludio di uno stato d’animo che potrebbe esplodere.

«Cosa possa arrivare al pubblico da tutto questo me lo chiedo io stesso», ironizza Michele Magliaro, regista dello spettacolo, nonché figlio di Letizio e Silvia, una delle coppie protagoniste della storia. Ma tornando immediatamente serio aggiunge che «quello che vuole trasmettere è un senso di comprensione e consapevolezza». In questa storia, infatti, le vicende drammatiche, negative se non tragiche, che coinvolgono i protagonisti, non vengono idealizzate, anzi. Tutto viene riportato nella quotidianità e normalizzato. Non è solo la storia di Letizio e Silvia o di Carlo e Simonetta, ma potrebbe essere la storia di chiunque seduto nella saletta buia tra il pubblico. «L’importante è capire come reagire», ribadisce il regista. Una delle aspettative migliori del suo lavoro, come lo stesso Michele sottolinea, è lavorare a stretto contatto con i suoi amici. D’altra parte, è difficile tracciare il confine tra lavoro e svago perché di fatto non si stacca mai.

Conciliare i diversi ruoli non è per niente facile. Bisogna districarsi tra l’amicizia, i personaggi e gli incarichi all’interno della compagnia teatrale. Letteralmente si è passati dall’essere colleghi all’essere amici: dal lavoro per questo spettacolo è nata infatti l’“Associazione Culturale Teatro Nume”, i cui membri fondatori sono appunto Michele Magliaro, Bianca Tortato, Stefano Tirantello e Virginia Vanocchi. «Ci siamo scelti», ammette sorridendo Bianca Tortato, attrice, drammaturga e in parte regista dello spettacolo “Semi”. D’accordo con quanto ha detto Michele è gratificante poter parlare schiettamente con i propri colleghi/amici: è anche un esercizio continuo e, a volte, i delicati confini che separano lavoro e amicizia vengono assorbiti dai personaggi. «Per la mia interprete è stato complicato mettere tutto insieme: di fatto è il personaggio che si porta a casa un carico importante di emozioni», rivela l’autrice che  interpreta Silvia, una donna «confusa, passionale e a suo modo determinata». Senza troppi dubbi, “Semi” è il cavallo di battaglia della compagnia. «Con il testo ho avuto grande libertà nella scrittura, ma si parla di equilibrio che permane in tutte le sfumature delle dinamiche che affrontiamo sul palcoscenico». Creare uno spettacolo così complesso e impegnativo dal punto di vista tecnico fa inevitabilmente mettere in discussione (quasi) tutte le scelte del testo. «Tra una replica e l’altra abbiamo cambiato, aggiunto, modificato delle scene intere, ma l’importante è darsi sempre la libertà di mettere in discussione il risultato», confessa Bianca.

«Tutti facciamo tutto», rimarca Matteo Burlando, membro della compagnia, nonché operatore di promozione e amministrazione per il teatro. E continua: «C’è tanto da fare e a volte ci capita di finire a tarda notte. Non abbiamo orari, ma almeno possiamo organizzarci come vogliamo». Il dietro le quinte è il lavoro più grande: bisogna scrivere un testo, trovare gli attori, fare ricerche, fare le prove, trovare le musiche, i costumi, la scenografia, le luci e così via. Un’arma a doppio taglio e’ l’essere un’associazione, al momento, molto piccola. «Io mi occupo della pubblicità per il teatro e della macchina amministrativa», racconta Matteo; infatti, “Semi” non è l’unico spettacolo nel palinsesto della compagnia. «Siamo tutti ragazzi e ragazze giovani che cercano il loro posto nel mondo e hanno la fame di sperimentare: crediamo molto in questo progetto».

«Stiamo crescendo insieme», incalza Virginia Vanocchi, attrice e interprete di Simonetta, un personaggio severo, possessivo e cinico. Il sentimento comune tra membri della compagnia è avere la forza di migliorare sia come esseri umani che come professionisti. «I personaggi sono infiniti, così come le persone», spiega Virginia. L’importanza emotiva del quotidiano è il tema dominante lungo tutto lo spettacolo. La crisi può essere resa protagonista della trama e allungarsi su tutta la sua durata  se non la si contiene nella semplice scena di un litigio. L’obbiettivo di “Semi, dunque, è indagare le dinamiche nascoste nei rapporti e andare sotto la superficie. «È complesso riuscire a essere delicati nel raccontare la vita di tutti i giorni senza rischiare di essere banali», prosegue Virginia.

«Quando reciti rompi una gabbia», aggiunge Davide Gaudiosi, interprete di Carlo. D’altra parte, per l’attore e il teatrante vale sempre il criterio«della certezza dell’incertezza», spiega, sottolineando l’intermittenza e la temporaneità del mestiere. Li sostiene l’adrenalina e la convinzione che, come nel cinema, i loro personaggi possano vivere in eterno. Con “Semi”e, in particolar modo, con il suo personaggio, Davide Gaudiosi vorrebbe rappresentare il dramma psicologico che lo caratterizza, le sue contraddizioni e le sue fragilità. Carlo è, infatti, un personaggio composto, silenzioso e un po’ egoista. «Nel teatro è possibile mettersi a nudo e rispecchiarsi nella vita reale», rivela l’attore, spiegando che il tempo vissuto in scena per lui è elettrizzante ed equivale a una vera e propria catarsi.

«Prima di salire sul palco mi chiedo sempre che cosa ci faccio qui. Poi appena vi metto piede mi rispondo da solo e capisco che non posso fare a meno di stare in scena, di fare l’attore e di interpretare mille e più vite», spiega con un sorriso Stefano Tirantello, attore e interprete di Letizio, un personaggio che vive diverse incomprensioni nel rapporto con sua moglie e con i suoi amici e che, per paura di soffrire, preferisce non affrontare le situazioni. «Penso che ognuno di noi riconosca i propri limiti, ma allo stesso tempo riconosca che negli altri possiamo avere un aiuto», aggiunge l’interprete. Lo stesso che spinge la compagnia a portare la propria arte al pubblico in sala per confrontarsi, riconoscersi, farsi ascoltare. «Il teatro è il luogo dove accadono le cose. Devi essere solo bravo a star lì, attendere, ascoltare e vedere cosa succede e cosa ti succede», ribadisce Stefano, prendendo in prestito le parole di Paolo Ruffino.

“Semi” è la conclusione di un percorso che è nato con la stesura della drammaturgia ed è culminato con la fondazione del teatro “Nume”. Adesso si chiude portando in scena sul palco milanese il seme che era stato piantato in parola.