MILANO AI TEMPI DEL CORONAVIRUS
Un giorno, proverò a ricordare che, ai tempi del Coronavirus, Milano era irriconoscibile. Che la paura della pandemia, all’ingresso della città, l’aveva stordita, resa addormentata, silenziosa, come se fosse una lunga estate.
Perché in questi giorni sembra una di quelle volte in cui Milano si svuota perché si fa ponte, ma stavolta senza festa. Piazza Duomo vuota, mezzi pubblici e metro deserte. In giro, poche persone a volto coperto, protette da mascherine, che escono di casa solo per andare a fare la spesa.
LA QUARANTENA
Sono giorni difficili da vivere rinchiuso in casa. Ho scelto sin da subito di rimanere nella mia seconda casa, Milano, nonostante i miei genitori avrebbero voluto rivedermi a casa con loro in un periodo come questo. Il rischio è elevato, ma se ognuno di noi rispetta le regole che ci hanno consigliato di adottare, il contagio può essere, quantomeno, combattuto. La mia zona in questo momento è deserta, sembra di trovarsi sul set de film ‘’Io sono leggenda’’, soprattutto quando esco di casa solo per far svagare un po’ il mio cane ed intorno a me vedo una landa di macchine parcheggiate. Nella zona di Sant’Agostino le persone in giro le ho potute contare sul palmo delle dita di una sola mano: tutti con la mascherina sul volto. Forse la Lombardia potrebbe rimanere ancora più isolata rispetto al resto del Paese, potrebbe essere istituito un coprifuoco e i mezzi pubblici potrebbero essere sospesi. Per il momento il traffico dei trasporti si è ridotto molto e le carrozze di Trenord e Atm vengono sanificate ogni giorno. Mi ritrovo in una città un po’ più vuota, un poco alla volta, come gli scaffali dei supermercati.
SANT’AGOSTINO, CAOS AL CARCERE SAN VITTORE
Carcere di San Vittore in fiamme
Un gruppo di anarchici, nella giornata di lunedì, si è scontrato con poliziotti in tenuta antisommossa schierati davanti all’ingresso principale del carcere di San Vittore di Milano, dove è in corso una rivolta dei detenuti. Le tensioni sono iniziate quando gli anarchici hanno impedito il passaggio di un pullman della penitenziaria che stava transitando davanti all’ingresso. Gli agenti li hanno invitati a spostarsi e al rifiuto è stato subito caos.
Nel terzo raggio di San Vittore alcuni carcerati hanno danneggiato gli ambulatori mentre altri, raggiunto il tetto, hanno iniziato a bruciare oggetti. La protesta è stata dettata dalla sospensione dei colloqui con i familiari. Una decisione correlata all’emergenza Coronavirus. Da alcune celle del lato Sud si sono alzate colonne di fumo provenienti dall’interno, causate dall’incendio di alcuni oggetti. Dalle celle provengono urla e suoni indistinti provocati dal battere incessante dei detenuti contro le grate.
Tra le richieste dei carcerati c’è anche la riduzione del numero di presenze. Dalla strada adiacente al carcere sono ancora visibili carta e stracci a cui è stato dato fuoco, attaccati alle grate di una finestra, dove sono stati indirizzati dei getti d’acqua per contenere le fiamme.
“Libertà, Libertà” e “Vergogna”, gridano. La polizia penitenziaria e le forze dell’ordine intervengono per sedare i disordini nei reparti e gli incendi in alcune celle. Dopo due ore i detenuti scendono dai tetti, poi un gruppo di quattro torna su. Le strade attorno alle mura che circondano la casa di reclusione vengono chiuse al traffico e presidiate dalle forze dell’ordine. Due raggi del carcere sono stati devastati.
A pochi passi da San Vittore in rivolta, accendo in casa la tv e sento che ciò che accade due passi da me si replica in quasi tutto il resto di Italia, anche nella mia città natale, Bari. Se non fosse storia, sarebbe surreale.
IL MERCATO RIONALE DI VIALE PAPINIANO VIVE ANCORA
I cittadini si fanno sentinelle. Segnalano i luoghi dove non sono rispettate le regole. Martedì mattina, lungo i mercati di viale Papiniano c’erano decine di bancarelle di alimentari. Gente che tocca la frutta, file di persone senza mascherina che lungo lo stretto «corridoio», tra un banco e quello di fronte, non hanno modo di rispettare la distanza di sicurezza ed evitare così la propagazione del coronavirus. Alle domande dei giornalisti, rispondono di avere ben capito le misure che il governo chiede di rispettare. Ma sono annoiati dal restare in casa e mettono a repentaglio, oltre che la loro salute, anche quella degli altri. Così non si va da nessuna parte. Rimaniamo chiusi in casa, è per il nostro bene.



