Metti che una sera, in un teatro vuoto immerso nelle luci di un palco simile all’astronave di Incontri ravvicinati del terzo tipo Zlatan Ibrahimović, bacchettando Amadeus di stare dritto con la schiena, presenti una ragazzina di 19 anni che fa la sua prima apparizione alla manifestazione canora più importante d’Italia. Questa è soltanto una delle molte cose capitate durante la prima puntata del Festival di Sanremo 2021, primo nella storia senza pubblico. Gli applausi e le risate pre-registrate – spesso riprodotti in netto ritardo rispetto alle gag proposte dalla coppia  formata da Amadeus e Fiorello – sono state una nota dolente almeno tanto quanto il colpo d’occhio dell’Ariston completamente vuoto. Desolazione riassunta magnificamente da un’amara battuta lanciata dal comico siciliano ad inizio serata: «Nessuno ride. Nessuno applaude davvero. Non si sa se piace o no». A farla da padrone è stata la musica: alle esibizioni di alto profilo messe in scena da Diodato e Loredana Bertè (a dir poco inossidabile), le 13 canzoni proposte dai campioni in gara hanno saputo difendersi magnificamente: dimostrazione di quanto il Festival della canzone italiana sia sempre più attento alle novità proposte dal panorama musicale nostrano.

ARISA – POTEVI FARE DI PIÙ

Luca: Qualcuno ha una scatola di kleenex? Tristezza a palate e grandi, grandissimi pianti. Pezzo tipico sanremese su un amore che finisce. “Torno a casa e fa festa solamente il mio cane” entra di diritto nella top 10 dei versi più tristi mai presentati al Festival. La canzone è comunque bella e lei, nonostante l’onere di aprire le danze, la interpreta molto bene. VOTO: 7

Emiliano: Forse il pezzo più dolente cantato da Arisa, e il più drammatico ascoltato ieri sera. La scrittura melo di Gigi D’Alessio è subito riconoscibile. La si ami o la si odi, ha stile, contenuto, carisma. E voce. VOTO: 7,5

COLAPESCE E DIMARTINO – MUSICA LEGGERISSIMA

L: Il duo siciliano porta in scena una canzone che trasuda anni ’70 dal primo all’ultimo secondo, nostalgica come un vecchio juke-box di una bancarella del mercatino dell’usato. Un pezzo sul grande potere curativo della musica e sulla sua capacità di alleviare ed esorcizzare qualsiasi tipo di sofferenza umana. Un messaggio migliore per il Festival di Sanremo 2021 non poteva esserci. VOTO: 8,5

E: Retro-vintage efficacissimo, profondo e leggero allo stesso tempo. Li accuseranno di piacere soprattutto ai radical-chic. Ma è il testo più intelligente e uno dei più colti, musicalmente tra Battisti e la Dance anni ’70 e ‘80. VOTO: 7,5

AIELLO – ORA

L: Si passa da strofe dove sembra che il suono esca da una radio col segnale disturbato che va e viene alle urla tarzaniche del ritornello. Per quasi quattro minuti non si capisce nulla. Anche se, leggendo il testo, non si è perso granché. Sesso e ibuprofene? Per questa volta passo. VOTO: 4

E: Testo scadente, musicalità prevedibile e riciclata. Un frullato pop del tutto insapore. VOTO: 4

FEDEZ E FRANCESCA MICHIELIN – CHIAMAMI PER NOME

L: Fresca, moderna e fortissima. Un pezzo che presto sentiremo in heavy rotation nelle radio, come da tradizione per qualsiasi canzone firmata dal dinamico duo Michielin & Fedez. Un vero peccato la performance ingessatissima di quest’ultimo: anche dal televisore si è visto tutto il suo nervosismo da “prima volta” all’Ariston. A condurre le danze ci pensa Francesca (davvero brava) mentre il suo compagno arranca. La canzone che necessita maggiormente di essere riascoltata. VOTO: 7

E: Pezzaccio impossibile da scrollarsi di dosso. Michielin in stato di grazia, Fedez la insegue con un po’ di difficoltà, ma il risultato complessivo è decisamente vincente. Un duetto che lascerà strascichi emotivi. VOTO: 7,5

MAX GAZZÈ E LA TRIFLUOPERANZINA MONSTERY BAND – IL FARMACISTA

L: Max sei bravo, intelligente e mai banale sui testi. Gli arrangiamenti sono fatti bene. La chicca del “si può fare!” tratta da Frankenstein Junior è pure carina. Ma ti prego basta fare l’alternativo per forza. Il farmacista è la dimostrazione di quanto l’originalità rischia di diventare il suo esatto opposto se viene reiterata troppe volte. VOTO: 5,5

E: Caro Max, ti vogliamo bene, lo sai. Ma questa canzone l’avevamo già ascoltata vent’anni fa. Ci piace, la canticchiamo anche ma, davvero Max, passiamo oltre. VOTO: 5,5

NOEMI – GLICINE

L: Dopo lo stordimento iniziale dovuto alla sua metamorfosi in una vera e propria vamp, Noemi ci riprova a Sanremo con un pezzo con cui sfoggia per l’ennesima volta tutta la sua grinta e il suo timbro inconfondibile. Entrambi arrivano forte e chiaro. VOTO: 7

E: Voce favolosa, look impeccabile. Una leonessa. Ma il pezzo può e deve crescere ancora. VOTO: 6,5

MADAME – VOCE

L: Madame gioca con le parole, le insegue, le plasma e le adatta all’arrangiamento più bello del festival, ovviamente ad opera di un professionista come Dardust. L’emozione provata da una ragazza di soli 19 anni sul palco più importante d’Italia non intacca la performance più fresca dell’intera serata. Brava Francesca. VOTO: 8,5

E: Destabilizzante, sorprendente, la performance più moderna della serata. Il suono più contemporaneo. E un testo che dilania l’anima. Madame è magnetica, già matura, priva di sovrastrutture. E canta un pezzo che percorre strade sconosciute e laceranti. VOTO: 8,5

MANESKIN – ZITTI E BUONI

L: Quota rock della serata. Con un groove trascinante e un testo intriso di cliché tipici del “ giovane e dannato”, il gruppo romano cerca di fare un massaggio cardiaco ad un genere che specialmente in Italia è dato per morto ormai da anni. Almeno loro ci provano. VOTO: 6,5

E: Oddio, il riff di chitarra c’è, la produzione è eccellente. Ma sotto c’è il vuoto cosmico. L’idea di un bigino del rock scritto da chi il rock non l’ha mai vissuto, ma lo ha confezionato per le pose di Instagram. VOTO: 5

GHEMON – MOMENTO PERFETTO

L: La versione più allegra e gigiona di Rose Viola, il brano presentato al Festival di due anni fa. Il pezzo, solare scarica di positività R&B, passa inosservato come un’utilitaria in via Monte Napoleone a Milano: è il rischio di rimanere nella propria comfort zone. VOTO: 5,5

E: La piccola delusione della prima sera. Troppo sottotono, interpretazione schiacciata dall’arrangiamento orchestrale. Speriamo che cresca, dovrebbe farlo. VOTO: 6

COMA_COSE – FIAMME NEGLI OCCHI

L: Almeno una volta nella vita qualsiasi uomo e donna merita di essere contemplato/a con gli stessi sguardi che Francesca e Fausto si sono scambiati sul palco dell’Ariston ieri sera. Tenera e scanzonata allo stesso tempo, Fiamme negli occhi si libra tra le poltroncine vuote del teatro sanremese leggera come una piuma. VOTO: 8,5

E: Inspiegabilmente bassi in classifica, Fausto e Francesca portano la loro poetica spigolosa e romantica sul palco dell’Ariston, le loro melodie tra il tossico e il sentimentale. E firmano forse il loro capolavoro di una carriera ancora tutta da scrivere. VOTO: 8

ANNALISA – DIECI

L: La voce c’è. Annalisa sa cantare e questo lo sappiamo tutti. Purtroppo, la performance davvero ottima non riesce ad evitare il senso di monotonia e di già sentito presente nella canzone. VOTO: 6

E: Annalisa è bellissima, ed è arrivata a una maturità notevole. Per il controllo della voce, per la capacità di saper cambiare forma. Questo è un pezzo discreto, che lei riesce a nobilitare con la sola interpretazione. VOTO: 7

FRANCESCO RENGA – QUANDO TROVO TE

L: Ormai Francesco è entrato nel novero di quei cantanti che, come il salmone a Natale, escono solo ed esclusivamente per salire sul palco dell’Ariston. Sempre con la stessa minestra riscaldata. Che palle. VOTO: 4,5

E: La voce che con i Timoria ha scritto pagine di storia del rock italiano sembra sempre più bollita. Il brano è assolutamente innocuo. VOTO: 5

FASMA – PARLAMI

L: Non c’è evoluzione rispetto a quanto visto e sentito l’anno scorso. Cambia solo la categoria: da Nuove Proposte a Campioni in solo un anno. Stesse frasI create a tavolino per far piangere ragazzini e ragazzine alle prese con le prime cotte e delusioni adolescenziali. Smemoranda stiamo arrivando! VOTO: 5

E: Massì, niente di che, però si ascolta che è un piacere. Il riferimento è il punk-pop di Blink 182 e Sum 41. Autotune e rabbia adolescenziale, qualche sana ingenuità. Ci sta eccome. VOTO: 6,5