Il mantra milanese del ‘fa andà i man’ (fare andare le mani, lavorare sodo) è stato rispettato anche questa volta per la Settimana della moda italiana, dal 24 febbraio al 2 marzo: giusto il tempo di concludere le Olimpiadi Invernali Milano-Cortina che la city ha cambiato veste, indossando gli abiti delle grandi firme mondiali.
La Milano Fashion Week non è solo passerelle e brand esclusivi, ma anche laboratorio di idee e talento emergente. Accanto alle maison storiche e ai nomi già consacrati, prende forma uno spazio dedicato alla nuova generazione di designer. Per la prima volta il Fashion Hub della Camera Nazionale della Moda Italiana ha trovato casa a Palazzo Morando, ospitando due mostre curate da Sara Sozzani Maino – “Future Threads: Italy’s New Wave” e “New Gen, New Ethos” – pensate per raccontare chi sta provando a riscrivere il linguaggio contemporaneo della moda. Tra i protagonisti c’è Dennj, che presenta La promessa, una collezione che riflette sul concetto di impegno e identità attraverso materiali e costruzioni essenziali. “L’idea di arrivare a La Promessa nasce da un esercizio di stile che porto avanti da anni. Ho sempre creato abiti multifunzionali con vari layering (strati) e tessuti vintage dead stock (mai utilizzati)” spiega il designer. Il brand _DENNJ_ non nasce con l’idea di proporre un total look, ma di offrire pochi capi di grande impatto, che dovrebbero interagire con il guardaroba già esistente e conferirgli unicità. “Con i miei clienti vado a realizzare gli abiti a partire dai loro vecchi ricordi, legati magari alla nonna o alla mamma, e vado ad inserirli, incastonarli, nel loro nuovo abito” racconta il fashion designer..
Tra i brand presenti troviamo anche Lessico Familiare con la collezione New Age, Same Playground. La linea è una sorta di capitolo due di quella presentata durante la Fashion Week Uomo: “È una selezione dei look più forti e divertenti della collezione, un pieno omaggio al mondo dell’infanzia, dell’ironia, che poi è quello che ci contraddistingue”, spiegano i designer Riccardo Scaburri, Alice Curti e Alberto Petillo. “Il tema dell’infanzia è un po’ il filo conduttore che conduce tutte le nostre collezioni. Ci sono degli elementi che ci portiamo sempre dietro, come per esempio gli animali” aggiunge Scaburri.
Settimana di debutti di giovani designer per la moda milanese: trai brand nuovissimi c’è Dennj e Lessico familiare dei designer Riccardo Scaburri, Alice Curti e Alberto Petillo
Il progetto del Fahion Hub trova un naturale proseguimento nel documentario Paving The Way – Franca’s Legacy, presentato alla Fondazione Sozzani. Il film ripercorre l’eredità di Franca Sozzani, storica direttrice di Vogue Italia e figura centrale dell’editoria internazionale.
Il documentario è un viaggio emotivo sulla figura di Franca Sozzani, attraverso i racconti delle persone che l’hanno conosciuta e hanno potuto lavorare con lei. Tra testimonianze intime e interviste inedite a personalità importanti della moda come Maria Grazia Chiuri, Silvia Venturini Fendi o Pierpaolo Piccioli, la proiezione restituisce il ritratto di una donna che ha sostenuto e lanciato designer oggi affermati, credendo nei talenti quando erano ancora sconosciuti. Non solo un omaggio, ma anche un messaggio chiaro: investire sui giovani significa costruire il futuro della moda.
A fianco dei designer emergenti, Milano ha accolto i debutti di alcuni nomi ben conosciuti nel panorama della moda. La prima volta di Demna, nuovo direttore creativo di Gucci, non ha deluso le aspettative. Lo stilista georgiano ha studiato gli archivi storici del brand e ha portato in passerella uno stile anni ‘90 fresco e funzionale, per le donne e gli uomini di oggi (non a caso, la collezione si intitola ‘Primavera’). “Sogno che Gucci diventi un sentimento, un aggettivo. Lo desidero più leggero, più morbido, più raffinato, più elaborato, più emotivo, a volte persino insensato.” – ha dichiarato lo stilista.
Anche Meryll Rogge è arrivata preparata: nuova direttrice creativa di Marni, la designer belga ha scelto di reinterpretare le prime tre collezioni del marchio. L’animo controcorrente del Marnismo è stato rispettato, con un occhio di riguardo per l’arte in sé. Rogge è convinta che la collezione “potrà catturare l’attenzione dei fashion victim, ma anche di un’audience più ampia, interessata alla moda così come all’arte e alla cultura”. Tra le modelle che hanno sfilato per Marni c’è stata anche Matilde Lucidi. A 19 anni, la modella ha fatto il suo debutto alla Fashion Week milanese e ha incantato le passerelle. E se alcuni la accusano di essere una raccomandata perché figlia della top model Bianca Balti, gli esperti del settore la descrivono già come il “simbolo della nuova generazione di modelle”, con la sua bellezza che ricorda il sentimento malinconico del Romanticismo. Matilde Lucidi ha calcato anche la passerella di Fendi, tra le sfilate più attese per il ritorno di Maria Grazia Chiuri alla maison dove la sua carriera è decollata, ora in veste di direttrice creativa. “Meno io, più noi” è la dichiarazione d’intenti della stilista, scritta a caratteri cubitali sulla passerella: è il plurale delle cinque sorelle Fendi, è il lavoro di squadra dell’atelier. La collezione risalta una femminilità in stretto dialogo con l’universo maschile e rende protagoniste le borse, con le rivisitazioni dell’iconica Baguette e le nuove tote bag. La Chiuri è tornata a casa.
Ora, toccherà a Parigi ospitare l’haute couture internazionale. Qui, più che di debutti, si parlerà di addii: Pieter Mulier sfilerà per l’ultima volta come direttore creativo di Alaïa, pronto ad atterrare nell’ufficio Versace.