La storia dei quartieri periferici di Milano è spesso molto simile: sono paesi rimasti per secoli luoghi in aperta campagna e solo negli ultimi decenni aggregati alla città. San Donato non fa eccezione, ma si tratta di una zona ricca di storia e a più riprese centrale nella storia d’Italia, molto prima dell’arrivo dell’Eni.

Storicamente la zona Sud-Est di Milano diventa celebre per la prima volta nel Medioevo, quando l’abate francese Bernardo di Chiaravalle si prodiga per pacificare tutte le tribù barbariche che avevano preso il controllo dell’Italia dopo la caduta dell’Impero Romano. Grati del suo impegno, i milanesi costruirono nel 1135 un’abbazia che ancora oggi prende il suo nome ed è uno dei tesori architettonici più importanti d’Italia.

Proprio a San Donato, nella piana che lo separa da Melegnano, venne combattuta la cosiddetta Battaglia dei Giganti tra francesi e austriaci, che consegnò a Francesco I di Francia il controllo del Granducato di Milano. Un’altra eredità cinquecentesca che prese il via da San Donato è quella dei “martinitt”, i trovatelli milanesi che ancora oggi hanno un teatro e una compagnia di attori in via Pitteri. Il primo orfanotrofio di Milano venne costruito proprio a San Donato e venne affidato ai Padri Somaschi di San Martino, da cui gli orfani presero il nome.

Testimone muta della storia di questi luoghi è Cascina Roma, oggi galleria d’arte in pieno centro, un tempo lussuosa residenza nobiliare. Proprio qui il re di Francia Francesco I risiedeva durante i suoi viaggi in Italia e proprio qui venne firmato nel 1848 l’armistizio che metteva fine alle Cinque Giornate di Milano, quando la città si ribellò alla dominazione austriaca.

La fisionomia attuale di San Donato deriva però dalla mente di Enrico Mattei. Il fondatore dell’Eni cercava un luogo al crocevia tra via Emilia, Autostrada del Sole e linea ferroviaria. San Donato era il posto perfetto, e venne rivoluzionato dalle trasformazioni di Mattei.

Eni comprò 80mila metri quadri di terreno e ne fece un enorme centro dirigenziale, ribattezzato Metanopoli, e altri 387mila metri quadri per farne abitazioni per i lavoratori. Non solo Mattei era l’Eni, ma anche San Donato era Mattei.

L’ultimo tassello dell’identificazione della zona con Mattei arrivò nel 1962, quando il patron dell’Eni morì in un attentato aereo. Per commemorare il suo impegno nella riqualificazione della zona, i residenti chiesero all’arcivescovo di Milano di poter costruire una chiesa e dedicarla a Sant’Enrico, in memoria di Mattei.

L’ultimo tocco, che ci restituisce il quartiere così come lo conosciamo oggi, è il nuovo quartiere affari, progettato da Kenzo Tange, che negli anni ’90 è autore anche del palazzo Bmw e della Torre Eni.

San Donato è così uno dei primi esempi di gentrification di Milano, un quartiere operaio trasformato in area dedicata al terziario negli anni ’50. Una rivoluzione dovuta a Enrico Mattei, che restituì alla città lo skyline di periferia che ancora oggi la domina. Quando il termine gentrification ancora non esisteva.