Quasi dodici milioni di abitanti sono stati chiamati alle urne per le elezioni Regionali di domenica 12 e lunedì 13 febbraio. I risultati, come da pronostico, arrivano addirittura prima della chiusura degli scrutini: il centrodestra vince sia in Lazio che in Lombardia.

L’attuale presidente lombardo Attilio Fontana è stato riconfermato con il 54.6% di preferenze, superando il candidato di centrosinistra Pierfrancesco Majorino (fermo al 33.9%), Letizia Moratti, candidata del Terzo Polo, con il 9.8%, e Mara Ghidorzi di Unione Popolare, con l’1.53% dei voti. Spostandoci sul Lazio, Francesco Rocca, anche qui candidato di centrodestra, è il nuovo presidente, eletto per il 53.8%. Ha battuto il candidato di centrosinistra Alessio D’Amato (33.5%), la candidata del M5S Donatella Bianchi con l’10.7% e Sonia Pecorilli del PCI, con quasi l’1%. Dati non del tutto definitivi ma che confermano la vittoria di un centrodestra che appare compatto in entrambe le Regioni.

Francesco Rocca (a sinistra) e Attilio Fontana (a destra)

Francesco Rocca (a sinistra) e Attilio Fontana (a destra)

Eppure, ancora una volta, il vero vincitore di queste elezioni Regionali è l’astensionismo: un record così negativo che potrebbe essere il peggiore di tutte le competizioni elettorali di qualche rilievo in Italia. Lo chiarisce la percentuale di affluenza, il 41% in Lombardia (dato più basso degli ultimi 53 anni) e il 37% nel Lazio, per un totale di un 40% di elettori che hanno deciso di esprimere la loro preferenza sul governatore di Regione. Un contrasto nettissimo con i dati dell’affluenza per le elezioni Regionali del 2018 (che aveva però in concomitanza le elezioni Politiche e che permetteva di votare un solo giorno, domenica) in cui si registrò un 70% di affluenza.

“Un risultato che rafforza il governo”, commenta la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Il suo partito, Fratelli d’Italia, è il primo per quanto riguarda la preferenza di liste in Lombardia. Arrivano anche le prime conseguenze: a fronte dei risultati, Pierfrancesco Majorino decide di dimettersi da europarlamentare e di restare in Consiglio regionale. In attesa di conoscere i prossimi risvolti e i possibili assestamenti dati dalle riconferme e dalle novità nella presidenza delle due Regioni, è bene riflettere sul perché i cittadini non hanno partecipato attivamente alla vita politica: forse il risultato era scontato o i candidati non rispecchiavano appieno i loro bisogni. Diventa necessario prestare attenzione a questa sfiducia, segno inequivocabile che tra le istituzioni e la vita quotidiana dei cittadini c’è ancora molta distanza.