Sono già 541 i comuni italiani che si sono schierati contro l’installazione delle nuove antenne per la rete 5g, ovvero di quinta generazione. Sedici sindaci di questi comuni, in particolare, sono scesi in piazza sabato scorso, a Salerno, aggregandosi ad una manifestazione organizzata dall’Alleanza italiana stop-5G. La protesta di piazza nasce come risposta alle proposte di Vittorio Colao, ex amministratore delegato di Vodafone e scelto da Giuseppe Conte come capo della task force d’esperti che, alla riunione degli stati generali tenutasi a villa Pamphili, aveva il compito di presentare un piano per il rilancio socioeconomico del Paese. Tra le varie proposte di Colao, infatti, spicca quella dell’innalzamento dei limiti d’emissioni elettromagnetiche in Italia, tra i più bassi al mondo, fissati al momento a 6 volt su metro nelle zone abitate  e 20 volt su metro nelle altre località. Ma l’aumento di queste emissioni è davvero necessario al corretto funzionamento della nuova generazione di reti mobili? Ed eventualmente, comporterebbe qualche pericolo comprovato? Ne abbiamo parlato col professore Vittorio Degli Esposti, esperto di campi elettromagnetici e docente del dipartimento di Ingegneria dell’Energia Elettrica e dell’Informazione “Guglielmo Marconi” dell’Università di Bologna.

Ben 541 amministratori sono scesi in piazza contro la proposta di Vittorio Colao: no all’innalzamento dei limiti di emissioni elettromagnetiche. Ma l’aumento delle emissioni è necessario al funzionamento delle nuove reti mobili?

Innanzitutto, cosa s’intende con 5G, e che novità presenta rispetto alle generazioni precedenti?

Il 5g è uno standard, ovvero un insieme di soluzioni tecnologiche e accordi per far lavorare insieme varie parti di un sistema e permettere ai vari dispositivi di operare indipendentemente da chi sia il produttore e l’operatore del sistema. Questi standard vengono sviluppati dalla comunità scientifica assieme ai produttori.Allo stato attuale, il 5g è tecnicamente molto simile alle versioni correnti del 4g, ed usa le medesime frequenze. Considerando però lo standard nel proprio complesso e quindi gli upgrade che subirà, alcune innovazioni ci sono: col tempo, infatti, si avrà una maggiore velocità di trasmissione dei dati e, inoltre, migliorerà la capacità di gestire molti oggetti collegati ad internet, arrivando ad ottenere una vera e propria  “internet delle cose”. Un’altra innovazione è poi laultra-reliable and low-latency communication, ovvero una modalità di collegamento di sensori e attuatori in sistemi critici, come il controllo del traffico o controlli industriali, e che quindi richiedono grande affidabilità del sistema automatizzato e tempi di risposta brevissimi.

L’installazione del 5g necessita effettivamente d’un innalzamento dei limiti d’emissione di onde elettromagnetiche?

Secondo me non necessariamente, perché stanno anche iniziando a spegnere i vecchi sistemi. Per esempio,si sta pensando di spegnere gradualmente il 3g. Questo libererebbe delle frequenze e permetterebbe alle reti 5g di funzionare, emettendo tra l’altro una intensità media delle onde radio minore, in quanto il 5g è uno standard più nuovo e, quindi, più efficiente. Tuttavia, occorre sottolineare anche che avere, ad esempio, un’emissione di 6 volt su metro o una di 20 volt su metro non fa molta differenza, poiché i limiti italiani sono molto cautelativi, cioè sono molto bassi anche rispetto a eventuali effetti di natura termica, ovvero la capacità delle onde radio di riscaldare i tessuti e provocare alcune patologie, unici effetti tutt’ora comprovati scientificamente. Vorrei sottolineare comunque che, pur essendone al corrente, non sono un esperto di effetti biologici e limiti di esposizione.

Quindi si può affermare che, sotto alla soglia degli effetti termici, le onde radio siano innocue?

Non esiste nulla che sia ad impatto zero. Tutte le cose, dipendentemente dal livello d’esposizione, possono avere effetti benefici o negativi. Anche prendere il sole fa bene ma, se si resta esposti per troppo tempo, si incorre in problemi di cancerogenicità.È quindi importante parlare di rischio relativo: qualora ci fossero dei rischi d’esposizione alle onde radio bisogna valutarli comparativamente. Altri rischi d’esposizione comportano dei rischi già comprovati da indagini epidemiologiche, mentre invece gli effetti non termici delle onde radio non sono comprovati da più studi indipendenti, come richiede il metodo scientifico.

Una critica  mossa agli stringenti limiti d’emissione in Italia è che questo porti, paradossalmente, a dover installare più antenne. Questo non aumenta l’esposizione dei cittadini alle onde radio?

I limiti più stringenti possono provocare un aumento del numero di siti per il rischio di superare i limiti stessi installando le nuove antenne negli stessi siti. Il principale problema a riguardo è l’impatto visivo che può avere sul paesaggio. Visto che, tuttavia, il 5g richiede generalmente meno emissioni delle generazioni precedenti, e visto che in prospettiva alcune antenne dei vecchi standard verranno spente, non mi aspetto certo uno tsunami di nuove antenne. È importante sottolineare, in ogni caso, che è comprovato chela cosa più critica per l’esposizione umana non sono tanto le emissioni delle stazioni base, ma quelle del terminale personale. I nostri smartphone, tenuti sempre così vicino, possono generare esposizioni molto più rilevanti, e quindi sarebbe meglio preoccuparsi, semmai, dei limiti di questo tipo d’esposizione.

C’è chi sostiene che, ultimamente, si stiano abbattendo degli alberi per permettere alle onde millimetriche utilizzate dal 5g di diffondersi meglio. Quest’illazione ha una qualche base scientifica?

Prima di tutto bisogna ricordare che, al momento, le onde millimetriche non sono utilizzate, e non lo saranno ancora almeno per qualche anno. Detto questo no, è assolutamente falso. È vero che stanno abbattendo alberi in molte città, ma questo è dovuto alle malattie. Gli ippocastani e i tigli, ad esempio, stanno morendo, perché si ammalano e non vengono curati. Anche se è vero che la vegetazione attenua le onde millimetriche, questo non costituirà comunque un problema, quando e se le installeranno: nei sistemi radiomobili non è tanto importante la copertura, quanto la riduzione dell’interferenza. In altre parole, nelle zone ad elevata densità di traffico è importante isolare le varie celle l’una dall’altra, per permettere al cellulare di connettersi a quella più vicina e ridurre l’interferenza proveniente dalle altre.Paradossalmente, quindi, un’eventuale ostruzione delle onde da parte degli alberi potrebbe aiutare il corretto funzionamento della rete, non il contrario.

 

Ancora una volta, quindi, sembra che la paura del 5G sia dettata più dalla scarsa conoscenza del suo funzionamento che da reali rischi per la salute. La soluzione è lasciare che a parlarne siano gli esperti.