«Sono le due di notte e ricevo una chiamata da Quarto Oggiaro. È un ragazzo. mi metto in marcia e lui mi chiede di portarlo fino a un hotel di Bruzzano, periferia nord di Milano. Dopo una quindicina di minuti arriviamo e mi invita a bere qualcosa nella hall, dove mi chiede di aspettarlo perché ha un appuntamento. Non mi sento molto a mio agio, ma accetto comunque.
Il ragazzo ha con sé una valigetta. Mentre sorseggiamo il drink una coppia di uomini si dirige verso di noi, sembrano albanesi. Con mia sorpresa il ragazzo non mi allontana, anzi, mi chiede di restare, ma non senza una minaccia: “Se parli so dove venirti a cercare”. Taccio. Del resto il mio mestiere è quello di accompagnare le persone, non quello di commentare le loro vite. La ventiquattr’ore del ragazzo è piena di soldi.
Si allontanano e assisto a uno scambio di valigette simili tra loro, ma senza riuscire a vedere cosa contenga l’altra. Non è difficile indovinarne il contenuto. Il ragazzo mi fa un cenno e torniamo alla macchina, in silenzio. Lo riporto a Quarto Oggiaro. Nessuna chiacchiera, nessun commento. Mi tengo tutto per me, e scopro che anche per il mio mestiere esiste una sorta di segreto professionale, solo che più che proteggere gli assistiti protegge noi taxisti».
(Roberto N., stazione Centrale)