Hanno ribaltato pronostici e smentito sondaggi. Adesso Theresa May e Donald Trump sono pronti a rafforzare il filo diretto che lega Regno Unito e Stati Uniti da più di settant’anni. Secondo il professor Massimo De Leonardis, direttore del dipartimento di Scienze Politiche dell’Università Cattolica di Milano, il potenziale punto di rottura potrebbe essere la posizione nei riguardi della Russia di Putin.
De Leonardis, in quali termini la nuova America di Trump e la Gran Bretagna post Brexit possono rafforzare il canale di dialogo preferenziale già esistente?
L’asse si rafforzerà militarmente, politicamente ed economicamente, non ci sono dubbi. La relazione anglo-americana, nata nel 1941, ha funzionato anche quando a Washington c’era un presidente conservatore e a Londra un primo ministro progressista, e viceversa. Dopo la Brexit Trump ha riportato simbolicamente nello studio ovale il busto di Winston Churchill che Obama aveva rimosso. Il maggiore punto di dissenso tra Washington e Londra sarà l’atteggiamento verso Mosca.
Quali vantaggi potrebbero avere i due Paesi da questo rapporto? Quali pericoli rischiano di correre nel chiudersi in loro stessi?
Non vedo rischi, anche perché non intendono chiudersi a riccio. Il Regno Unito preoccupa perché mira ad avere un’influenza superiore rispetto alle proprie possibilità. Per gli Stati Uniti contano invece molti altri fattori: i rapporti con la Russia, con la Cina e con il Giappone. È da vedere se troveranno compromessi pragmatici: in tal senso la solida tradizione diplomatica britannica potrebbe rivelarsi utile.
In caso di alleanza politica e commerciale rafforzata tra Usa e Gran Bretagna l’Ue, già politicamente debole, non corre il rischio di restare all’angolo?
Bruxelles di peso ne ha già pochissimo e deve essere completamente rifondata. Non ha valori, identità, visione. Condivido quanto scrisse Lady Thatcher nel 2002: il progetto di Stati Uniti d’Europa è “utopico, inutile, irrazionale, destinato inevitabilmente al fallimento”. L’Ue in questo momento è un ostacolo allo sviluppo economico, più che un incentivo.
La difesa collettiva dei Paesi occidentali potrebbe quindi subire dei cambiamenti?
La risposta dovrebbe arrivare forte e chiara da Bruxelles: allestire una Difesa europea. Con la Brexit alcuni pensano che sia stato rimosso un ostacolo atlantista ed euroscettico, altri ritengono che senza la Gran Bretagna la difesa europea non possa esistere. Penso che Francia e Germania non sarebbero in grado di reggerla da sole.
Venerdì a Washington May ha fatto visita a Trump. L’asse tra conservatori britannici e repubblicani americani quale influenza avrà sui prossimi impegni elettorali europei?
Non credo che Trump e May si pongano l’obiettivo di costruire un nuovo mondo. Il presidente americano ha dichiarato di non mirare a progetti wilsoniani o rooseveltiani e che punterà semmai sul rafforzamento della cosiddetta “anglosfera”. Probabilmente ci sarà un incremento di voti per l’estrema destra, ma credo vinceranno François Fillon e Angela Merkel.