Si scende verso la Matrice, si sale dalla Matrice. Sono le due direttrici, nel giorno del Venerdì Santo, lungo cui si articola un unico movimento: quello degli abitanti di Licodia Eubea, piccolo borgo siciliano incastonato sui Monti Iblei, tra il catanese e il ragusano.
Sono da poco passate le dieci del mattino quando la Strata Longa – come qui chiamano il corso principale del paese – inizia a riempirsi di gente. Ogni anno, in questo giorno, la cittadina si ferma per onorare e rivivere le proprie antiche tradizioni pasquali che si custodiscono e si susseguono fin dal 1565. E, che a distanza di secoli, continuano ad essere tramandate: «Anche tra i più giovani c’è un senso di attaccamento al nostro territorio e alle nostre tradizioni religiose e popolari – dice in proposito Giuliana Pepi, giovanissima assessora comunale – e questo ci porta a volerle tutelare e, insieme, a promuoverle e farle conoscere». Dal settembre del 2022, i riti della Settimana Santa licodiana fanno parte del Registro delle Eredità Immateriali della Sicilia.

Il Venerdì Santo è uno dei giorni più intensi, più lunghi e più belli per gli abitanti di Licodia Eubea. È il climax di una settimana densa di tradizioni e celebrazioni, che vanno oltre l’aspetto folcloristico. «Sono soprattutto momenti di riflessione e di comunità, in cui ci si stringe attorno a questi simulacri. È una festa molto sentita, in cui c’è fede in ogni cosa che si fa», afferma il primo cittadino del paese, Santo Randone. 

L’appuntamento del Venerdì mattina è ai piedi della Basilica Matrice, dove si riversano cittadini, turisti, fotografi e curiosi. È l’occasione propizia anche per riabbracciare, dopo tanto tempo, i molti emigrati licodiani, specie dalla Germania, dalla Svizzera e dall’Australia, tornati a casa per l’occasione. Ma ci sono anche giovani studenti o lavoratori fuorisede, che non rinunciano agli antichi riti: «Sono rientrato apposta giovedì per non mancare oggi», testimonia Marco Alma, che nel piccolo paese è anche Presidente del Consiglio Comunale.

Dettaglio del simulacro del Cristo con la Croce e il Ciurciddu

Tutti cercano l’angolo migliore dove sistemarsi per assistere alla Giunta, l’incontro tra i simulacri dell’Addolorata che scende verso la Matrice e di un gruppo statuario che da essa proviene e che è peculiare di Licodia Eubea: quello del Cristo che porta la croce, trascinato dall’empio Ciurciddu. A differenza di altre festività cittadine, i simulacri viaggiano sulle spalle dei portatori, identificati da una tradizionale tunica color porpora. Quest’ultimi, al momento dell’incontro, fanno convergere le statue inclinandole più volte come fosse un saluto, dopo aver compiuto dei giri tra due ali di folla. È il preludio alla processione che si inerpica tra le viuzze del quartiere del Carmine, tra le quali risuonano le marce funebri eseguite dalla banda cittadina, una delle colonne sonore portanti di tutta la Settimana. 

Processione del Venerdì Santo Mattina - Cristo con Ciurceddu e l'Addolorata,

Processione del Venerdì Santo Mattina – Cristo con Ciurciddu e l’Addolorata.

Il popolo licodiano, nel frattempo, percorre la Strata Longa in senso opposto per convergere ai piedi di un’altra chiesa clou delle funzioni di Pasqua: quella del Crocifisso. Fa molto caldo per essere il 29 marzo ma non ci si fa caso. Tutta l’attenzione è infatti catalizzata dall’Asta della Croce, in rigoroso dialetto locale: il miglior offerente, per voto o grazia ricevuta, si aggiudica l’onere e l’onore di portare il pregiato e artistico legno – proveniente dalla bottega del celebro scultore Frate Umile da Petralia – che caratterizzerà il rito pomeridiano della crocifissione. La processione, arricchitasi di un nuovo portatore che impersona il Cristo che porta la croce, si addentra nelle ripide strade alla volta del colle Calvario, al cui centro sorge l’omonima chiesa e davanti a cui la croce viene piantata.

asta della croce licodia eubea

Un momento dell’Asta della Croce

L’itinerario di salita (e discesa) dal Calvario compiuto in tarda mattinata dall’Addolorata e dal Cristo con Ciurciddu si ripropone nel pomeriggio. Sono passate un paio di ore: gli abiti più pesanti sottolineano che è cambiato il clima, non solo a livello atmosferico. Lo si legge nei volti delle persone. Il silenzio e la compostezza del popolo di Licodia Eubea accompagnano il lungo corteo dell’Addolorata e del Signuri a’ cascia, il venerato simulacro del Cristo Morto, che lascia la Matrice per essere portato, insieme alla Madre, sul medesimo colle Calvario. Quando la processione vi arriva, prende forma la particolarità di questo Venerdì Santo: i portatori aprono l’urna e il Cristo, avvolto in morbide bende di lino, viene issato su fino alla croce, dove rimarrà per un’ora al cospetto della Madre – ormai ammantata di nero – e del suo popolo di fedeli.
Tutto è compiuto. Il silenzio è rotto soltanto dalle salve a cannone: «I fuochi non sono solo un abbellimento ma autentici segnali che scandiscono tutti i momenti salienti della giornata, anche per chi è a casa», raccontano i pirotecnici Pietro Fichera e Davide Culoso. 

 

Gesù Crocifisso sul colle Calvario. Accanto, il simulacro dell'Addolorata

Gesù Crocifisso sul colle Calvario. Accanto, il simulacro dell’Addolorata

Mentre il sole va via dietro i monti Iblei, ai piedi della croce sorge la poderosa e armonica voce dei Cantori del SS. Crocifisso, che intonano i Lamenti, volti a ripercorrere le fasi della passione di Gesù. «Si tratta di canti che si tramandano dal XVIII secolo – dice in proposito Maurizio Caruso, responsabile del gruppo dei Cantoriun autentico e prezioso patrimonio canoro, in latino ed in dialetto licodiano, che il nostro gruppo si prefissa di preservare e di portare avanti nella loro integrità, così come sono arrivati dai nostri padri, che ce li hanno tramandati oralmente».

Una volta che il Cristo è stato riposto nell’urna, i lamenti, le marce e la preghiera sono il sottofondo alla lenta e tortuosa discesa del corteo funebre dal Calvario. Tra scalini, asfalto e pavé, si scende alla volta della Chiesa dei Cappuccini, dove i simulacri vengono riposti per l’Adorazione serale. È un momento di sosta. Dentro la chiesa si prega e si medita; fuori ci si rifocilla il prima possibile, in vista dell’ultimo atto del Venerdì Santo licodiano.
A dodici ore dalla prima processione, la comunità percorre l’intera Strata Longa per accompagnare il Cristo e l’Addolorata alla Matrice. Una discesa, di circa due ore e mezza, caratterizzata dal lento incedere dei portatori: dapprima, durante il percorso, facendo tre passi avanti e due indietro; poi, sul sagrato della chiesa, “cullando” i simulacri con un movimento chiamato ‘nnacata. Ad accogliere la Cascia e l’Addulurata è una basilica mesta e quasi buia, la cui abside è nascosta dall’imponente Tila quaresimale, antico drappo in tessuto, dipinto con scene della Passione e che cela l’altare maggiore nei giorni precedenti la Pasqua. 

U "Signuri a' Cascia" e l'Addolorata in discesa dal colle Calvario.

U “Signuri a’ Cascia” e l’Addolorata in discesa dal colle Calvario.

Fuori dalla basilica, il vento sferza gli altri drappi votivi che adornano i balconi delle case di Licodia Eubea. Questo tuttavia non ferma la comunità che, dopo aver accompagnato il Figlio, riconsegna la Madre alla Chiesa del Crocifisso, intonando lungo il tragitto le caratteristiche Sette Spade, col cui canto, il venerdì precedente, questa densa Settimana di celebrazioni ha avuto inizio. È l’una e mezza di notte. Stanca ed in preghiera, Licodia Eubea si ritira nelle proprie case. In attesa della festosa Giunta della domenica di Pasqua tra Cristo Risorto e la Madonna.

Per vedere la suggestiva rappresentazione e immergersi in tutti i suoi dettagli,

qui il video di Luciano Simbolo sul canale YouTube di Magzine