Trionfa Oppenheimer, come da pronostici, al Dolby Theatre di Los Angeles, che ha ospitato la 96esima edizione degli Oscar 2024, il premio cinematografico più prestigioso nel mondo del cinema, presentato per la quarta volta di fila dallo showman Jimmy Kimmel, conduttore dell’omonimo late show in onda su ABC. Con le sue sette statuette su tredici candidature, il capolavoro di Christopher Nolan si porta a casa i prestigiosi premi di miglior film, miglior regia, miglior attore protagonista per Cillian Murphy e miglior attore non protagonista per Robert Downey Jr. Premi anche nelle categorie “minori” tra cui montaggio, colonna sonora e fotografia. Per entrambi gli interpreti si tratta del primo Oscar.

Delusione per la sconfitta in gara di Io Capitano dell’italiano Matteo Garrone, il film che narra della straziante traversata, prima dell’Africa e poi del Mediterraneo, dei giovani senegalesi Seydou e Moussa verso le coste italiane. Il premio come Miglior film internazionale, in cui si recita in tedesco e in polacco, è stato infatti assegnato all’inglese La zona d’interesse, Oscar atteso per un film potente dove si percepisce, da una parte, l’ambiente intimo di una famiglia nazista, e dall’altra gli orrori soltanto uditi di un campo di concentramento. Il regista del film Johnathan Glazer ha tenuto il primo discorso politico della serata, denunciando e condannando la “deumanizzazione” sia in Israele che a Gaza. La protagonista, Hedwig Höss, è interpretata da Sandra Hüller, in lizza come Miglior attrice per Anatomia di una caduta.

Tra i premi assegnati, si aggiudica l’Oscar per Miglior documentario 20 Days in Mariupol, realizzato da un team Pulitzer dell’Associated Press con l’intento di documentare le stragi russe in Ucraina e di offrire un resoconto vivido dei civili intrappolati nell’assedio, nonché una finestra su cosa significhi documentare da una zona di conflitto e sull’impatto di questo tipo di giornalismo in tutto il mondo. Primo Oscar nella storia dell’Ucraina, il regista Mstyslav Černov ha commentato dal palco del Dolby: «Vorrei essere in grado di scambiare questa statuetta perché avrei voluto che la Russia non avesse mai invaso il nostro territorio. Voglio che sia riconosciuto ciò che è stato fatto, vorrei che loro rilasciassero gli ostaggi, vorrei ringraziare tutti i soldati che stanno proteggendo la loro terra e che sono in prigione, tutti i civili che sono stati feriti. Noi tutti possiamo fare in modo che questa storia venga raddrizzata e che la verità possa prevalere. E che le persone di Mariupol non vengano mai dimenticate. Perché il cinema crea i ricordi e i ricordi creano la storia. Vi ringrazio, grazie all’Ucraina. Slava Ukraini!». 

La direzione artistica dell’Academy ha riproposto per quest’anno, come nel 2009, l’iniziativa dei Fab Five: durante lo spettacolo, nelle categorie di recitazione, cinque ex vincitori, tra cui i trionfatori del 2023 (in pole position i protagonisti della pellicola vincitrice lo scorso anno Everything Everywhere All At Once, Michelle Yeoh e Ke Huy Quan) hanno presentato i cinque candidati. «Pensiamo che sarà un grande pezzo di narrazione e di connessione a casa: si arriva a fare il tifo per il proprio attore o attrice preferiti in un modo davvero personale», ha dichiarato Raj Kapoor, produttore esecutivo dello show. È stato così possibile rivedere sul palco del Dolby star del cinema non più così inflazionate ma altrettanto memorabili come Jessica Lange, Charlize Theron, Nicolas Cage e Matthew McConaughey. Le prime due hanno eletto Emma Stone a Miglior attrice protagonista in Poor Things!, salita sul palco in un simpatico siparietto del “vestito scucito”, confermando la sua indole nel regalare meme al mondo social ad ogni occasione. 

Il lavoro di Lanthimos ha ricevuto altri tre Oscar importanti, anche se i pronostici sembravano andare in un’altra direzione. L’Oscar per Production Design pareva appartenere a Barbie, mentre per il miglior make up e hairstyling si pensava a Maestro che, con grande delusione, vede uscire Bradley Cooper a mani vuote dal Dolby Theatre. L’Oscar per i migliori costumi ha invece confermato le aspettative: hanno vinto le bellissime spalline a sbuffo realizzate da Holly Waddington che ha vestito Emma Stone nei panni di Bella Baxter, con uno stile vittoriano misto a contemporaneità. Anche l’Oscar come miglior attrice si credeva andasse a Lily Gladstone, protagonista del dramma The Killers of the Flower Moon di Martin Scorsese, altro deluso della serata con nemmeno una statuetta vinta. L’Oscar come migliore attrice è stato meritatamente assegnato alla Stone.

Restando sul femminile, il premio come miglior attrice non protagonista è stato vinto da Da’vine Joy Randolph in The Holdovers – Lezioni di Vita, diretto da Alexander Payne. Da’Vine Joy Randolph è un’attrice e cantante statunitense. Nel 2024 si è aggiudicata il Golden Globe, il Critics Choice Award, il Premio BAFTA e lo Screen Actors Guild Award. È invece Robert Downey Jr a ottenere, per la sua interpretazione in Oppenheimer, il primo premio come miglior attore non protagonista, dopo tre candidature. 

L’Oscar per la Miglior Sceneggiatura se l’è aggiudicato Anatomia di una caduta diretto da Justine Triet e il compagno Arthur Harari. La coppia ha raccontato sul palco di un «film girato in tre settimane in condizioni completamente scomode, durante il lockdown». Un film difficile ispirato all’omonimo romanzo degli anni Duemila ma che all’epoca era troppo provocatorio nei confronti della società e che quest’anno è riuscito a conquistare l’Academy Awards.  

La miglior sceneggiatura non originale è stata invece destinata ad American Fiction, diretto da Cord Jefferson e considerato dalla critica un prodotto controcorrente che sfida il politically correct. Nel film, il protagonista Monk Ellison, professore afro-americano, si scontra lungo tutta la pellicola contro i peggiori stereotipi sulla comunità nera propinati dai suoi studenti di letteratura inglese e dai colleghi accademici.