«È una festa legata all’equinozio di primavera e al rinnovamento». Questa la descrizione del
Nowrūz, il capodanno persiano festeggiato il 21 marzo, secondo le parole di Simone
Cristoforetti, docente di storia dell’Iran e dell’Asia Centrale all’università Ca’ Foscari di Venezia.
«La festività di tradizione iranica – continua Cristoforetti – accade in un momento stagionale in cui
si ritiene che le anime dei morti tornino sulla terra: si inaugura un nuovo giorno e il legame con la
solarità
».Simone Cristoforetti: «Nella tradizione iranica, il Nowrūz è legato alla solarità e al rinnovamento
Celebrazione diffusa non solo all’interno dell’ambiente iranico, ma anche tra le popolazioni
musulmane e di fede cristiana, il Nowrūz è la festa più conosciuta del mondo persiano che ha, però,
origini babilonesi
: «Era il rito apotropaico primaverile – spiega il docente – durante il quale si
destituiva il re e veniva sostituito con un fantoccio su cui veniva rigettata tutta la negatività
dell’anno appena trascorso». Un aspetto regale, questo, che si è poi mantenuto anche in ambito
bizantino prima e musulmano poi. L’internazionalità della festa, però, è arrivata solo grazie ai
persiani la cui espansione ha rivitalizzato e riproposto il Nowrūz.
Dopo il tentativo di eliminarlo nel 1979, il capodanno persiano è ufficialmente stato consacrato a
celebrazione nazionale dalla Repubblica islamica dell’Iran: «Una festa di stato, perché appartenente
ai persiani nello Stato dei persiani
», commenta Simone Cristoforetti.
E oggi anche in Italia non mancano le celebrazioni. Degli 11.565 mila persiani su 5.144.440
stranieri presenti nel nostro Paese (0,22%), 2.728 si trovano in Lombardia, la prima regione per
numero di iraniani presenti. Con 2.728 iraniani, la Lombardia è la prima regione italiana per numero di persianiTra questi, molti studenti che continuano anche a distanza a portare
avanti le proprie tradizioni. «Per il Nowrūz ho organizzato una festa con 400 posti», racconta
Samira Shadpour, studentessa del Politecnico di Milano in Italia da 5 anni e presidente
dell’associazione di studenti iraniani Poliran. «All’inizio festeggiavo il capodanno persiano
solamente con qualche amico e coinquilino – continua Samira –, ma dopo aver creato l’associazione
abbiamo iniziato a organizzare eventi culturali che hanno coinvolto anche la società italiana a cui
abbiamo potuto, così, presentare la nostra cultura e le nostre tradizioni
».
Studia al Politecnico anche Nargess Shabani, arrivata in Italia quasi due anni fa: «Mi piace stare
qui perché faccio quello che amo, ma ora, dopo le sanzioni americane, per noi è più difficile e
costoso viaggiare». Nargess si riferisce alle sanzioni commerciali all’Iran che erano state sospese
nel 2015 e che lo scorso agosto 2018 Donald Trump ha ripristinato a seguito della firma
dell’accordo sul nucleare
. «Le banche non ci permettono di creare dei conti correnti personali»,
commenta Faeze Mostofi, studentessa a Bologna e in Italia dal 2017. «È un problema reale per noi
studenti fuori sede – continua –, poiché il prezzo del denaro è in calo e ora, per mandarci altri soldi,
le nostre famiglie spendono più di prima».
Le difficoltà, però, non impediscono ai ragazzi iraniani presenti in Italia di continuare a festeggiare
il Nowrūz. Ieri l’ha celebrato anche Matti Hosseini, universitaria a Bologna in Italia dal 2018 che
vive le proprie tradizioni rivisitandole all’italiana: «Il Nowrūz è il primo giorno della primavera, ma
qui non lo viviamo come in Iran. È piuttosto festeggiato come il capodanno italiano, con una festa
celebrata cenando e ballando in compagnia
». Al contrario, la tradizione persiana vuole le famiglie
riunite intorno alla tavola imbandita e preparata secondo la regola dell’Haft-Sin: bisogna
apparecchiare sette piatti accomunati dal nome iniziante per S, pronunciato sin in farsi. Ogni
preparazione ha una valenza simbolica e una specifica caratteristica: sazbzeh, dolce di germogli di
grano o lenticchie che rappresenta la rinascita; samanu, budino di germogli di grano e mandorle
cotte simbolo di trasformazione; sib, una mela rossa per rappresentare la salute; senjed, frutto secco
dell’albero di loto, simbolo di amore; sir, l’aglio che rappresenta la medicina; somaq, polvere di
bacche usata per condire la carne, simbolo di aurora; serkeh, l’aceto che rappresenta la pazienza.