Negli occhi sono ancora estremamente vivide le immagini del barcone di migranti preso a bastonate e a colpi di fucile dalla guardia costiera greca per impedirne l’attracco. O il gommone ribaltato in prossimità di Lesbo causando l’annegamento di un bambino siriano. O la violenza degli abitanti dell’isola che aggrediscono a calci e pugni i migranti appena sbarcati. Scene di una crudeltà efferata e ingiustificabile, passate in secondo piano sulla stampa nazionale, troppo impegnata a coprire massivamente l’allarme Coronavirus.Ne abbiamo parlato con Nico Piro, inviato della Rai che ha seguito da vicino la situazione sull’isola di Lesbo e ha documentato gli scontri tra le forze dell’ordine e i migranti nel febbraio scorso.

Piro, lei è da poco tornato da quei luoghi. Com’è la situazione in Grecia?

Io non criminalizzerei l’isola di Lesbo e i suoi abitanti: il problema è, piuttosto, quello che accade ad Atene dove il governo ha vinto le elezioni brandendo politiche anti-migratorie le cui conseguenze ora sono evidenti: una serie di scelte ciniche che hanno portato al sovraffollamento del campo profughi di Moria sull’isola di Lesbo. Facciamo parlare i numeri: a giugno, in coincidenza delle elezioni greche, a Moria c’erano 5mila persone. Oggi il totale dei migranti ammonta a 20mila quando il campo ne può contenere 3mila: non ce ne sono mai stati così tanti, nemmeno nel 2015.  Il governo greco ha artificialmente creato questa crisi sospendendo i trasferimenti dalle isole e varando la nuova legge sul diritto d’asilo, il tutto in nome di una mera propaganda politica. Di questa crisi pagano il prezzo non solo i rifugiati ma anche gli abitanti dell’isola. È evidente che non puoi mettere 20mila persone su un’isola da 500 abitanti perché si creano delle tensioni. Lesbo è una sorta di vittima sacrificale.

Il governo greco ha evidentemente adottato una serie di misure anti-migranti: la nuova legge che rende più difficile richiedere l’asilo – richieste che ora sono state addirittura sospese -, la polizia di frontiera che respinge con la forza l’ingresso di migranti, centri di accoglienza dati alle fiamme. Siamo di fronte ad una spudorata violazione dei diritti internazionali?
La nuova legge sul diritto d’asilo è fatta per portare al respingimento delle richieste: a tratti è inapplicabile e irragionevole. C’erano migranti, ad esempio, che il giorno del colloquio erano a partorire all’ospedale ma non vi era una procedura per la giustificazione della loro assenza. Il vero problema è che questa legge ha annullato le liste d’attesa di quelli arrivati prima del 31 dicembre e dà priorità a quelli arrivati dopo il primo gennaio, creando un ulteriore vuoto perché ora l’attesa è quasi di due anni. Qui si capisce come le isole vengano trattate come una discarica dei problemi da parte di Atene. A Lesbo è stato scoperchiato il vaso di Pandora del rancore. Lesbo era famosa per essere l’isola dell’accoglienza. Lì tutti sono discendenti di profughi.Cosa accade? Che quando tu crei artificialmente questa crisi, scoperchi il rancore e allora l’insofferenza diventa violenza. Su questa insofferenza stanno soffiando gruppi vicini all’estrema destra e non escludo che quelli che abbiamo visto ieri picchiare i migranti al porto di Lesbo siano appartenenti a quelle frange e non cittadini del posto.

L’accordo tra Turchia e Ue del 2016 è stato duramente contestato ma, tutto sommato, aveva sempre tenuto. Cosa è cambiato due giorni fa? Perché Erdogan ha riaperto le frontiere?

L’Europa quattro anni fa firmava un accordo con la Turchia in cui, sostanzialmente, si diceva: noi vi paghiamo, voi vi tenete i migranti. Questo accordo non ha tradito solo i princìpi dell’Europa (perché abbiamo versato soldi nelle tasche di un dittatore), ma abbiamo anche messo nelle mani di Erdogan una “bomba umana”: la Turchia ha, nei suoi confini, 4milioni di profughi e sta aprendo pian piano il rubinetto per creare pressione e minacciare l’Europa. Sta chiaramente alzando il prezzo: l’accordo scade tra pochi giorni e lui presenta il conto. Sta usando questi migranti in chiave intimidatoria e ricattatoria per soddisfare le proprie richieste, soprattutto in Siria.

Trovo appropriato il titolo de L’Internazionale che sulla faccenda scrive: “A Lesbo finisce l’Europa”. Che cosa può fare l’Unione Europea?
L’Europa dovrebbe cominciare a Lesbo. Il problema è che quella dei migranti è una crisi più grande di noi e le soluzioni semplicistiche – come dare in mano questa bomba a Erdogan – significa aggravare i problemi. L’Europa ha il compito di convincere i Paesi dell’accordo di Visegrad a partecipare alla redistribuzione dei migranti, ricordando a questi Paesi che le loro infrastrutture sono state ristrutturate coi soldi dell’Ue.

L’Europa dovrebbe cominciare a Lesbo. Ha il compito di convincere i Paesi dell’accordo di Visegrad a partecipare alla redistribuzione dei migranti.

In questi meschini giochi di potere e di favori, si sta evidentemente speculando sulla pelle di centinaia di migliaia di persone. Che prospettive si aprono per i migranti chiusi nella morsa tra Turchia che li allontana e Grecia che li respinge?

Prospettive non se ne vedono. Sono pedine sullo scacchiere della storia.Parlo da italiano: la più grande bugia che ci hanno raccontato in questi anni è che si difendono gli interessi nazionali disinteressandosi delle cose lontane da noi, ma in un mondo globalizzato di lontano non c’è nulla. Se noi ci fossimo occupati, a suo tempo, del conflitto afghano e delle sanzioni che gli Stati Uniti hanno imposto all’Iran, oggi non saremmo in questa condizione:Lesbo è piena di afghani, gente che è fuggita da quella guerra e in Iran non ci può più stare perché la loro economia è crollata e sono fuggiti in Europa.

Questa situazione sta passando ampiamente in secondo piano a fronte della psicosi da Coronavirus. Dove l’informazione dovrebbe essere più incisiva?
Il problema grosso è che siamo di fronte ad una strage di notizie: ormai si parla solo di Coronavirus e questo non va bene. Quale spazio è stato dato alle vicende di Lesbo? O al presunto accordo di pace tra americani e talebani? O alle primarie in Usa? Quanti inviati ci sono alla frontiera greco-turca?Secondo me la domanda dovrebbe essere: quanto l’informazione sta assecondando la psicosi e quanto, invece, si sta offrendo un servizio agli italiani?