“Sono molto dispiaciuto di non poter essere in Italia, amo il vostro Paese e mi sarebbe piaciuto venirvi a trovare. Purtroppo, le circostanze della vita me lo impediscono al momento”. La cosa che Nathan Sawaya ama di più dell’esposizione itinerante The Art of the Brick è la possibilità che gli offre di visitare nuovi luoghi e conoscere nuove persone. Per i prossimi tre mesi, fino alla fine di agosto, il Ride di Milano si colora di mattoncini. Il percorso curato da Fabio di Gioia si snoda tra riproduzioni di opere celebri e rappresentazioni intimistiche inedite. Tutte frutto del lavoro manuale dell’artista americano, tutte rigorosamente realizzate con i LEGO.
Questa è probabilmente la domanda che le hanno chiesto più di frequente: come è iniziata la passione per l’arte e per i Lego?
È scontato dire che tutto è incominciato quando ero bambino e c’erano queste costruzioni con cui giocavo. In realtà, solo molto più tardi ho capito che potevano diventare un mezzo artistico. Ho lavorato per molti anni come avvocato in uno studio legale a New York e ogni volta che tornavo a casa la sera sentivo come il bisogno di creare. Alcune persone la sera vanno in palestra, io invece avevo questa urgenza, qualche volta dipingevo, altre volte scolpivo. Un giorno ho provato a costruire qualcosa con i LEGO e da lì non ho più smesso.
“Amo l’estetica dei LEGO. Le linee rigide e gli angoli retti sono le cose che rimangono più impresse se osservi da vicino una delle mie sculture. Quando ti allontani avviene la magia: le forme si addolciscono e le rette diventano delle curve”
Quando ha deciso di mollare tutto per dedicarsi appieno ai mattoncini?
All’inizio, anche se le mie sculture erano piuttosto semplici, ho creato un sito internet che col tempo è diventato una sorta di galleria virtuale. Quando le visite sono diventate talmente tante da far crollare tutto, ho deciso di abbandonare la mia carriera da avvocato e di diventare un artista a tempo pieno. La mia famiglia mi ha supportato fin da subito, ha compreso immediatamente che avevo trovato la mia passione. Le reazioni dei colleghi sono invece state miste: alcuni mi hanno appoggiato, altri, in particolare i dirigenti dello studio, credevano che fossi diventato pazzo. Ammetto che è stato un grande rischio che per fortuna mi ha ripagato.
Cosa trova di speciale nei Lego?
Ne amo soprattutto l’estetica. Le linee rigide e gli angoli retti sono le cose che rimangono più impresse se osservi da vicino una delle mie sculture. Tuttavia, quando inizi ad allontanarti avviene la magia: le forme si addolciscono e le rette diventano delle curve. Scolpire con i LEGO è come lavorare con i pixel. Poi i mattoncini, essendo degli oggetti legati al mondo dell’infanzia, risultano accessibili a chiunque. La gente si identifica, ha familiarità con essi e ciò conferisce loro un enorme potere comunicativo.
A cosa si ispira quando crea qualcosa di nuovo?
Di volta in volta sono ispirato dagli eventi presenti, ma nella maggior parte dei casi è una cosa che proviene da dentro. Gran parte delle mie opere rappresentano un modo di esprimere le mie emozioni. Questa cosa mi riesce soprattutto partendo dalle forme umane, perché credo che esse conducano la narrazione ad un livello ulteriore, dove il mattoncino non è più solo un giocattolo.
Molti dei suoi lavori sono esposti in varie gallerie d’arte contemporanea degli Stati Uniti. La prima volta fu nel 2007: cosa si ricorda di quel momento?
Ero eccitatissimo, meravigliato, ma allo stesso tempo convinto che sarebbe stata l’ultima volta. Bisogna considerare che allora non esisteva alcun concept, nessuno aveva mai parlato di Lego art. Non pensavo che avrebbe potuto rivelarsi una cosa duratura e invece il sogno è diventato realtà. I Lego mi hanno portato in tutto il mondo. Grazie ai mattoncini colorati ho potuto visitare migliaia di città e luoghi che non avevo mai visto.
Una delle sculture più famose è Yellow, un’opera di difficile interpretazione.
Quella scultura è diventata iconica. Io le ho dato un nome semplice, quello di un colore, perché permette all’osservatore di assumere il ruolo di interprete nella maniera più libera possibile, senza imposizioni. Rappresenta qualsiasi cosa tu voglia essa sia, infatti ho ricevuto un grande numero di idee al riguardo dai fan. Per me raffigura l’apertura nei confronti del mondo: lasciare andare tutto ciò che hai dentro, a tal punto che la tua anima fuoriesce e si riversa dappertutto.
