Solo il 3 percento delle vie milanesi è dedicato a donne. In numeri significa 141 su circa 3600 strade. Il 51,9 percento della popolazione milanese è donna: da maggioranza nella vita quotidiana a minoranza nella toponomastica. Questa è l’istantanea delle vie del capoluogo lombardo. Nello specifico, la maggior parte delle donne cui è intitolata una via è santa, oppure raffigurate in una funzione di caring. “Bisogna rompere questo circolo vizioso per cui le donne sono associate a mansioni di cura”, spiega Azzurra Muzzonigro, autrice insieme a Florencia Andreola di Milan gender atlas. Tradotto: studiando la toponomastica di Milano, emerge che le donne per essere degne di rappresentazione all’interno dello spazio pubblico devono essere sante o dedicare tutta la vita al marito e ai figli.
Sante e scienziate
La figura della santa, così presente nell’immaginario culturale, è un simbolo, un certo modo di intendere la femminilità che incarna l’idea di sacrificio verso qualcuno che non è se stessa. Ma esiste anche qualcos’altro: “La scienziata in un certo senso si contrappone alla santa perché è quella che sì, ha lavorato per contribuire al progresso di tutti, ma ricordando se stessa, perché associa il suo nome a una scoperta, a un’opera o a un ruolo”. Sono le parole di Lorenzo Gasparrini, filosofo esperto in materia di femminismo. “Se la cultura esclude modelli diversi di femminilità il rischio è quello che gli altri risultino anormali o scorretti per la società”.
La mappatura di Milano, svolta dalla Rete toponomastica femminile impegnata dal 2014 contro le discriminazioni di genere, riporta però 27 vie con il nome di scrittrici, poetesse e giornaliste. Maria Grazia Cutuli, reporter uccisa in Afghanistan nel 2001; Linda Malnati, insegnante socialista che ha dedicato la vita a istruire le bambine per permettere loro di scardinare le regole della società che le voleva sottomesse; Grazia Deledda, prima donna italiana a vincere un Nobel. Sono solo alcuni esempi di storie che si trovano nella mappa interattiva.
La Rete toponomastica femminile è impegnata dal 2014 contro le discriminazioni di genere in campo urbanistico. A Milano solo il 3 per cento delle vie è dedicato a donne, quasi tutte sante, vergini e martiri
Un approccio trasversale
“La direzione dell’amministrazione comunale è giusta, ma si procede lentamente perché lo squilibrio nelle tematiche di genere è forte”, argomenta Muzzonigro. Forte e presente in tutti gli ambiti: dalla sanità all’istruzione, dalla violenza di genere allo sfruttamento della prostituzione. Tutte tematiche che non possono essere affrontate da un solo assessorato, necessitano di figura all’interno dell’amministrazione comunale che tenga insieme diversi ambiti.Un approccio trasversale che studi l’impatto di ogni politica pubblica anche sulle diseguaglianze uomo donna. Così come esiste lo studio dell’impatto ambientale delle grandi opere, dovrebbe esistere anche l’analisi dell’impatto di genere.
Perché è importante intitolare nuove vie a figure femminili
Intitolare nuove vie a figure femminili è prima di tutto un fatto culturale. Lo spiega Danila Baldo, vicepresidente della Rete toponomastica femminile. Perché stupirsi che le donne vengano discriminate se non sono nemmeno rappresentate nello spazio pubblico? “Quando si parla di dati culturali, ricordare e fare presenti i nomi di donne è essenziale, perché il rischio è quello di dimenticare, privando il dibattito pubblico di una grande ricchezza”, commenta Gasparrini.
La Rete toponomastica femminile è nata per portare avanti questa causa. Oggi conta trecentocinquanta tesserate. Tutto nasce tre anni prima da un’idea di Maria Pia Ercolini, insegnante di geografia che passeggiando per Roma con i suoi alunni si è accorta che le vie intitolate a donne sono davvero poche. L’aneddoto evidenzia come ci debba essere una profonda attenzione della cittadinanza su questo tema. Le persone devono avere un ruolo attivo nel sollevare il problema e proporre soluzioni.
Perché è difficile
Sulla strada però ci sono diversi ostacoli da oltrepassare. “Cambiare i nomi di vie già esistenti implica dover modificare anche le carte di identità di chi ci abita”, spiega Baldo.La Rete toponomastica femminile propone di concentrarsi sui luoghi che ancora non hanno un nome e sulle nuove vie in costruzione. Non è un caso che a Milano ci sia una concentrazione di strade intitolate a donne a City Life, zona di recente progettazione e costruzione. Segno anche della maggiore sensibilità che le amministrazioni comunali stanno manifestando negli ultimi anni.
Altra occasione per intitolare nuove vie a figure femminile è la fusione di due comuni. Baldo racconta che è ciò che è avvenuto con l’unione dei comuni Barberino-Tavarnelle in provincia di Firenze.Una buona pratica in casi come questo è che siano gli abitanti del luogo a suggerire tramite sondaggi a quali donne intitolare le nuove vie. “L’intitolazione è così solo l’esito finale di un percorso articolato che parte dalla sensibilizzazione della popolazione”, argomenta Baldo.
Nel contesto in cui ci troviamo le iniziative che spingono per un maggior riconoscimento sembrano lottare contro un nemico che è difficile da cogliere o da calcolare, ma che è pericoloso: quello dell’esclusione.“L’esclusione e il non detto non sono dei mali diretti e non riguardano esclusivamente una donna, ma provocano una perdita per l’intera comunità, sono un impoverimento generale” spiega Gasparrini.
Memoria collettiva
La carenza di rappresentazione produce effetti paradossali: quando si citano le donne della Storia tutti si ricordano gli stessi nomi. “Ma citare sempre gli stessi nomi non significa che quei pochi siano molto presenti, significa invece che ne conosciamo troppi pochi”.I nomi delle strade potrebbero essere perciò un buon modo per venire a conoscere presenze nella Storia che non vengono nominate altrove. La toponomastica, inoltre, è in grado di farci ricordare i nomi di figure locali, che hanno inciso concretamente su di un certo territorio. Questo è importante perché dare spazio all’ambito locale arricchisce grandemente la memoria di una collettività.
Abbiamo mappato la toponomasica femminile della città di Milano qui.
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