In tempo di Coronavirus, i medici sono considerati gli angeli custodi d’Italia. Sono coloro che si battono ogni giorno per garantire la vita a migliaia di persone, a volte rinunciando anche un po’ alla loro.

La sicurezza dei medici viene sempre meno, tra turni di lavoro sfiancanti e la mancanza di attrezzature adeguate per affrontare le emergenze

In tutto ciò, la loro sicurezza viene sempre meno, tra turni di lavoro sfiancanti e la mancanza di attrezzature adeguate per affrontare le emergenze. È come mandare dei soldati in Russia, sulla neve, ma con gli stivali di cartone. Infatti, all’interno del corpo medico, è un periodo duro per tutti i medici di famiglia, che si trovano a combattere tra ambulatori svuotati e continui turni telefonici.

Il grande paradosso di questo periodo è che proprio loro subiranno un netto taglio di stipendio a causa del Covid-19. Perché? Su disposizione delle Asl o dei distretti (comunali) socio-sanitari, i medici di base perderanno in questi mesi la possibilità di compiere visite specialistiche, che costituiscono una grande fetta del loro guadagno. La colpa sembrerebbe ricadere sulla burocrazia e sull’organizzazione del lavoro da parte delle aziende sanitarie regionali, le quali, come nel caso della Regione Puglia, hanno vietato la consegna di tutti i dispositivi di protezione individuale, che vanno dalla singola mascherina fino alla tuta. In virtù di questo, tutti i medici non possono erogare l’assistenza domiciliare, anche se cronica.

La Federazione Nazionale dei medici di medicina generale (FIMMG) ha avviato una raccolta fondi per far fronte alla carenza di mascherine o altri dispositivi. Infatti i dpi sono centellinati e presenti solo nei reparti di malattie infettive e rianimazione. Alla domanda di chi insiste a voler trovare un capro espiatorio, si trova come risposta che l’Italia non si è fatta trovare pronta e non ha avuto tempo per ordinarne a sufficienza. Le amministrazioni regionali chiedono ancora un altro sforzo: se ci fossero contagi all’interno del personale ospedaliero, gli stessi medici di base potrebbero essere una nuova forza sanitaria. Allora, in quel caso avranno i dispositivi di protezione?

La confusione regna sovrana anche nell’erogazione delle ricette bianche e rosse a tutti i pazienti.

La confusione regna sovrana anche nell’erogazione delle ricette bianche e rosse a tutti i pazienti. In Italia la prima tipologia di ricetta può essere consegnata anche in formato digitale e comprende la prescrizione della maggior parte dei medicinali. Mentre le ricette rosse sono solo di tipo cartaceo e anche se grazie ad esse vengono prescritti meno medicinali, questi sono tra i più importanti per le fasce più deboli della popolazione, come per esempio, i cardiopatici e i diabetici. Di quest’ultime ne hanno bisogno maggiormente gli anziani, che però, in questo periodo, non dovrebbero uscire di casa. Nel caso specifico della Puglia, la Regione poteva estendere la prescrizione di tutti i farmaci attraverso la ricetta digitale, così da evitare appuntamenti prefissati per il ritiro di quelle rosse negli ambulatori, ma ciò non è stato fatto.

La preoccupazione si fa strada anche attraverso gli ultimi numeri: in Puglia i contagi salgono a 212, con 16 morti e solo 2 guariti. Si attende il picco a causa dei tanti rientri delle ultime settimane: basti pensare che dal primo sabati del mese di marzo 17mila hanno viaggiato tra aerei, macchine e treni per tornare dalle proprie famiglie. Di questi solo 4000 hanno denunciato la loro provenienza. Il contenimento dei casi è una questione ancora irrisolta e oltre 1200 medici, in prima linea, sono stati contagiati su tutto il territorio nazionale.L’unica speranza è che lo Stato, da tutto questo, impari una lezione: tutelare i propri medici sulla sicurezza, dandogli loro più dignità.