Nel giorno della Festa della Mamma sembra quasi inevitabile non parlare della possibilità di maternità estesa a chiunque lo desideri. In altri termini, sul piatto del dibattito politico è servito il tema più discusso e più divisivo tra tutti: la possibilità di una maternità surrogata.
Cos’è la maternità surrogata
Per definizione, la maternità surrogata o gestazione per altri (GPA) concerne il “procedimento in cui una donna mette a disposizione il proprio utero e porta avanti la gravidanza per conto di una o altre persone”. La persona che desidera un figlio può essere single o parte di una coppia eterosessuale o omosessuale; in tal caso si parla di genitori intenzionali. Soprattutto nel caso di due uomini, la pratica rimane l’unico modo per poter prendersi cura di un figlio, data l’impossibilità per le coppie omosessuali di ricorrere all’adozione. Generalmente si parla di surrogazione tradizionale quando si opera un’inseminazione artificiale dell’ovulo della donna che poi porterà avanti la gravidanza, mentre nella surrogazione gestazionale viene inserito nell’utero della donna un embrione precedentemente realizzato in vitro.
In Italia la maternità surrogata è reato dal 2004, ma non è perseguibile chi va all’estero per ricorrervi. Una proposta di legge di Fratelli d’Italia vuole far diventare la gestazione per altri reato universale
La legge in Italia
In Italia questa pratica è stata già vietata dalla legge 40 del 2004, poi modificata da diverse sentenze. La legge punisce con “la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da 600mila a un milione di euro” chi non solo usufruisce, ma anche chi “realizza, organizza o pubblicizza la commercializzazione di gameti o di embrioni di maternità”. Per questo motivo molte coppie si rivolgono all’estero, dove la maternità surrogata risulta legale in 18 Paesi, tra questi Stati Uniti, Russia, Ucraina, Grecia, Georgia e Canada.
La proposta di legge
Se la gestazione per altri non avviene sul territorio italiano, non può essere perseguita come reato. Il 23 maggio verrà discussa alla Camera dei deputati la proposta di legge in materia, presentata da Fratelli d’Italia e approvata in Commissione giustizia. Il testo base, che può dunque essere approvato o respinto, propone di rendere illegale la maternità surrogata anche se portata avanti all’estero. I cittadini italiani che decidono di andare in paesi come il Canada e la Grecia per la gestazione per altri sarebbero penalmente perseguibili. Secondo gli oppositori della proposta, si tratta di un primo passo per rendere questa pratica un reato universale, secondo i sostenitori è un modo per regolamentare una situazione che oggi è solo formalmente illegale. Il testo della legge potrebbe godere di un appoggio piuttosto ampio. Per questo Giorgia Meloni afferma: “Siamo stati i primi a sostenerlo in Parlamento e siamo felici che oggi questa sia diventata una battaglia condivisa anche da altre forze politiche”. Mentre pare scontato l’appoggio di tutto il centrodestra, non è ancora chiara la posizione del centrosinistra. Su questo tema al confine tra i diritti e l’etica, le diverse sensibilità della sinistra cattolica e non potrebbero scontrarsi.
Un approccio diverso
“Il proibizionismo non ha mai funzionato, ha solo aumentato il prezzo e gli introiti di chi specula sulla illegalità”, spiega Laura Corradi, docente di Studi di Genere, Salute e Ambiente all’Università della Calabria e componente del Direttivo Unesco per Gender Equality e Women’s Empowerment. Quando si parla di gestazione per altri, ci sono però alcuni dati che spesso vengono trascurati: alcuni studi medici internazionali segnalano rischi per la salute delle donne e dei bambini anti con le tecnologie riproduttive.
Alcuni studi segnalano rischi per la salute di chi ricorre alla maternità surrogata, ma in Italia sono poco conosciuti. Una piena conoscenza dei rischi e delle opportunità dovrebbe essere la base per una scelta libera
I problemi “riguardano in primis le cosiddette cure ormonali: la donna arriva a produrre 10-20 ovociti in un mese, la maggior parte dei quali viene congelata per tentativi successivi, ma essi appaiono di bassa qualità rispetto all’unica dotazione naturale mensile”, argomenta Corradi. Questo avviene perché “la fornitrice di ovociti spesso è seriale, in cambio di rimborsi, secondo la legge europea, oppure di regolare pagamento in Usa, Russia, e altri paesi”, prosegue. Secondo la ricercatrice, che su questi temi ha pubblicato Nel ventre di un’altra e Odissea Embrionale, l’affidabilità degli studi è alta: sono stati sottoposti a peer review e la relazione completa fatta da Corradi è disponibile gratuitamente. Sulla base di questi dati, Corradi afferma che “per le donne che ricorrono all’eterologa e per quelle che si impegnano in una gestazione per altri è maggiore il rischio di diabete, ipertensione, e i problemi legati alle gravidanze multiple”. Per i bambini “i difetti alla nascita sono secondo alcuni studi fino a 4-5 volte maggiori rispetto a coloro che sono stati concepiti e gestati naturalmente. In particolare, al sistema nervoso, genito-urinario, apparato digerente, circolatorio, muscolo-scheletrico, viso e collo”. Anche alla luce di questi studi, paesi come Scandinavia e Tailandia hanno legiferato per regolamentare più precisamente la gestazione per altri. In India, dove c’erano più di 3000 cliniche per stranieri, “adesso è consentita per legge la surroga solo tra sorelle, il che diminuisce almeno il rischio di incompatibilità genetica”, spiega Corradi.
Consenso informato
In Italia, invece, si discute poco di questo tema perché “si pensa erroneamente che la surroga riguardi solo i padri gay, quando se si liberalizzasse l’adozione anche per coppie Lgbtq non ci sarebbe più il problema di ricorrere a gestazione per altri all’estero”, riflette Corradi. Secondo la ricercatrice, un altro motivo per cui si discute poco di questi dati è che “le cliniche della fertilità preferiscono proteggere i propri utili, a scapito della salute dei nascituri, facendo leva sul legittimo desiderio di paternità e maternità”. Per questo, a pochi giorni dalla prima discussione generale della proposta di legge di Fratelli d’Italia, Corradi auspica che venga dato “peso alla conoscenza, anche quando va contro alcune lobby e credo che dovrebbe esserci una legge che costringa a dare alle coppie tutti i dati necessari ad un consenso informato”.