Entro il 2050, nel Mediterraneo, ci sarà più plastica che pesci. Una prospettiva così surreale e lontana da noi, che potrebbe diventare concreta se continuiamo ad inquinare i nostri mari. A lanciare l’allarme è Federico Di Penta, responsabile relazioni internazionali di Marevivo, associazione nata nel 1985 che si batte per la difesa del mare e delle sue risorse.

La sua denuncia si alza in occasione della giornata mondiale dell’acqua, durante l’incontro “Acqua: un bene di tutti, non per pochi. Non sprechiamola e non inquiniamola”, tenutosi durante la quarta giornata del Festival dei Diritti Umani. Come fa notare Di Penta, «la difesa del mare non è tra le più tradizionali battaglie ambientali», ma sicuramente non è un argomento di secondo piano. Le criticità principali, ad oggi, sono due: ogni anno vengono buttati in mare tra i 10 e i 20 milioni di tonnellate di plastica. Un fenomeno che deriva non solo da una scarsa sensibilizzazione, ma anche da una eccessiva produzione. Non solo. Tutta la plastica che viene ritrovata nel mare non può più essere riciclata. Il motivo è semplice: tutti gli oggetti, dopo pochissimo tempo in mare, vengono intaccati dal sale, dalla fauna e dalla flora marina e, quando viene “pescata” per ripulire il mare, la loro condizione non permette il riciclaggio.

Il secondo problema riguarda proprio il pesce. Ogni anno vengono tolte al mare 110 milioni di tonnellate di fauna ittica. Un problema che deriva da diversi fattori. A partire dal bycatch, la pratica di pesca con cui, una volta pescati pesci meno pregiati, questi vengono ributtati nel mare, spesso morti. Altre tecniche nocive, come la pesca a strascico, uccidono tutto ciò che sta alla base dell’ecosistema marino. Infine, non c’è stagionalità del pesce. Ogni mese dell’anno possiamo trovare lo spada, il salmone, gli sgombri. Questo è nocivo per il mare, perché la mancanza di stagionalità non permette agli esemplari di riprodursi.

Ma torniamo all’allarme plastica. Di Penta spiega che esistono due categorie: le macroplastiche, come cannucce e bottiglie, e le microplastiche, come i sacchetti. Le seconde, deteriorandosi più facilmente, sono più nocive per la fauna marina. E si trovano in moltissimi prodotti di uso quotidiano: dentifricio, rossetti, scrub per la pelle, schiuma da barba. L’impatto di questi elementi è a lungo termine: i piccoli pezzi di plastica non si fermano nello stomaco, ma arrivano fino alla carne del pesce e, di conseguenza, anche sulle nostre tavole e nel nostro corpo. Anche se non si conosce ancora quali siano i danni che, nel lungo periodo, potrebbero causare al nostro organismo.

Attraverso la campagna “Mare Mostro”, presentata durante il Festival, Marevivo cerca di sensibilizzare non solo i cittadini, ma anche il governo, identificando le categorie di plastica delle quali si può fare a meno, come quelle monouso. Dopo aver vinto la battaglia sulle microplastiche nei cosmetici e nei cotton fioc non biodegradabili, che, in Italia spariranno a partire dal 2020, ora è partito l’appello contro l’uso delle cannucce monouso, già proibite in alcuni Paesi del mondo.