Non è stato un 8 marzo uguale ai precedenti. In un panorama contemporaneo infiammato da una nuova guerra, asimmetrico a causa della disparità di genere che ancora caratterizza ambienti lavorativi e dirigenziali, carente dal punto di vista socio-sanitario, c’è stato poco da festeggiare.

Tutta un’altra musica rispetto alle feste, alle manifestazioni, ai momenti di grande esaltazione e gioia collettiva che Luisella Seveso, giornalista e membro dell’associazione nazionale GiULiA (Giornaliste Unite Libere Autonome), ricorda come l’8 marzo veniva vissuto negli anni Settanta, durante un incontro associativo per la giornata internazionale del 2022 alla Casa delle donne di via Marsala a Milano.

Oggi l’intento celebrativo è affiancato, se non sopraffatto, da quello sociale e politico: gli scioperi e le manifestazioni  vogliono essere un’astensione dal consumo e dagli stereotipi di genere.

Oggi l’intento celebrativo è affiancato, se non sopraffatto, da quello sociale e politico: gli scioperi e le manifestazioni che nella giornata di ieri hanno avuto luogo in tutta Italia vogliono essere un’astensione dal consumo e dagli stereotipi di genere. “Credo che l’8 marzo sia diventato un appuntamento più consapevole della situazione e delle difficoltà e quindi un po’ meno allegro – dice la Seveso – . Se vogliamo dire che la giornata internazionale della donna è un momento di presa di coscienza allora ha un senso: prendiamo atto del punto in cui siamo, che è sempre molto critico.”

Nella sede della Casa delle donne, le giornaliste di GiULiA hanno fornito la loro lettura dei giornali e della rete. Il giornalismo italiano è un Paese per donne?, si chiedono. A questa domanda ha cercato di dare risposta la consigliera dell’Ordine dei Giornalisti Lombardia, Ester Castano, sulla base di dati che tratteggiano uno scenario catastrofico. Le donne sono troppo spesso sole e marginalizzate, una realtà che l’emergenza sanitaria ha acuito, opponendo l’aumento dello sfruttamento dell’impiego domestico ad una preoccupante diminuzione dell’occupazione femminile, che scende al 49%, dato che non si registrava dal 2013 in poi.

Dalle indagini condotte sulle pagine dei quotidiani emerge un racconto sessualizzato, in cui il binomio donna-corpo appare associazione naturale e indispensabile. Secondo quanto attesta il Global Media Monitor Project, un rapporto che ogni cinque anni valuta le presenze femminili nei media, alla voce “esperte” l’Italia  si ferma al 12%: sono solo 12 le donne italiane selezionate tra le esperte globali contro 88 uomini. Con l’intento di porre rimedio a questo squilibrio nascono i progetti di GiULiA “Cento esperte” e ENWE (European Network for Women Excellence): un database che, all’interno di una rete europea, mira a dare voce alle oltre 360 donne esperte e competenti che tuttavia non vengono interpellate dai giornali. “Il fatto di essere qui a parlarne, però, è un segnale positivo, anche se ci vorrà tempo per colmare il divario. Per questo oggi è ancora necessaria una giornata internazionale delle donne”, conclude Ester Castano.