Compiuti otto anni, Longreads non è più una novità, ma una realtà solida e concreta. La piattaforma di longform journalism è sopravvissuta alla moria di start up simili. Byliner ha chiuso, Atavist si è ridimensionato e Medium – una società molto più grande e con una base economica molto più solida di quella di Longreads – lotta per sopravvivere.
Quando Automattic, la società madre di WordPress, ha acquisito Longreads nel 2014, quest’ultima aveva già un suo metodo di finanziamento efficace: i lettori pagavano 3 dollari al mese per aiutare a mantenere il sito. Una volta assorbito da Automattic, tuttavia, ha trovato una maggiore stabilita economica.
Potendo contare su una solida base di utenti disposti a pagare, però, Longreads ha deciso di mantenere il programma di finanziamento originale, solo che i fondi raccolti, piuttosto che andare alla manutenzione del sito, sono stati destinati al finanziamento di reportage giornalistici.
Negli ultimi tre anni Longreads ha costruito il proprio fondo e sta assumendo personale per diventare qualcosa di più simile a una rivista online. Un magazine che paghi i suoi scrittori in modo equo e che sia sostenibile dal punto di vista finanziario senza dover rinunciare alla qualità.
Finora il sito ha pubblicato più di cento reportage esclusivi, un mix di articoli originali, partnership con altre testate e pubblicazioni che sono state cofinanziate con riviste come Atlas Obscura, The Awl e The Stranger.