Per molti ancora un ricordo vivido, per tanti altri una pratica ascrivibile solo al passato. La leva obbligatoria non è però tanto lontana come potrebbero pensare le nuove generazioni: fu ufficialmente sospesa con la legge 331/2000 soltanto a partire dal primo gennaio 2005. La scelta del termine “sospensione” implica anche che la leva non è stata completamente eliminata ma che rimane formalmente in vigore, nonostante non venga più applicata. Ciò significa che, almeno in teoria, il servizio di leva potrebbe essere riattivato senza bisogno di una nuova legislazione, ma solo attraverso una decisione del governo o del Parlamento italiano.

Argomento molto dibattuto nel panorama politico italiano, è invece più fumoso il discorso su ciò che, nel concreto, rappresenta la leva, non approfondito da chi l’ha vissuta e la dà per scontata e non richiesta da chi la sente distante. 

La leva italiana: cambiamenti ed evoluzione

Istituita ufficialmente alla nascita del Regno d’Italia nel 1861, la pratica della leva obbligatoria ha cambiato forme e regole più volte nel corso della nostra storia. Nel secondo dopoguerra, con l’entrata in vigore della costituzione repubblicana, venne stabilito con l’articolo 52 che «la difesa della Patria è sacro dovere del cittadino». Il periodo di leva durava 24 mesi e si concentrava principalmente sulla ricostruzione difensiva del Paese, con particolare attenzione ai confini dove i coscritti venivano distribuiti maggiormente.

Un primo grande cambiamento avvenne nel 1963 con la riduzione del servizio da 24 a 18 mesi per esercito e marina e a 12 per l’aeronautica. Gli anni del boom economico sono anche quelli in cui si cominciò a parlare di obiezione di coscienza, che portò all’istituzione del servizio civile alternativo nel 1972 per tutti coloro che per fede, filosofia ed etica non intendevano far uso di armi.

Nel ‘75 il servizio di leva fu ulteriormente ridotto a 12 mesi e, oltre che per la difesa nazionale, i coscritti erano coinvolti in operazioni di protezione civile come in seguito a disastri naturali, terremoti o alluvioni. Parliamo anche di un periodo storico molto complesso com’è stato quello del terrorismo italiano, perciò l’attenzione era maggiormente rivolta alla situazione interna al Paese.

Verso la fine della leva, nel 1997, il servizio venne ulteriormente ridotto a 10 mesi. Con la partecipazione dell’Italia a missioni internazionali di pace, anche i soldati di leva iniziarono a essere coinvolti in operazioni all’estero, sebbene in ruoli non combattenti. 

La fine della leva

È in questi anni che più fattori contribuiscono alla sospensione del servizio di leva obbligatorio. Innanzitutto si arrivò a un cambiamento di esigenze strategiche e operative delle forze armate italiane, che non avevano più bisogno di un grande numero di soldati di leva ma a cui occorreva un esercito più professionale e specializzato. Il cambiamento era anche il riflesso di un mutamento di valori non solo per la società italiana, ma anche a livello europeo dove molti altri Stati avevano cominciato a passare a modelli di esercito basati su volontari e professionisti. Infine, ci fu una crescente opposizione dell’opinione pubblica e politica che vedeva la leva come un fattore anacronistico, inutile, che non faceva altro che mettere in pausa le vite dei cittadini.

La leva nel concreto

La leva consisteva in un servizio militare che tutti i cittadini maschi dovevano svolgere al compimento della maggiore età. Era possibile rimandare questo servizio di qualche anno per coloro che volevano iscriversi all’università, in questo modo avrebbero potuto svolgere il servizio al compimento del percorso di studi. Ad ognuno dei ragazzi veniva spedita una cartolina a casa con la quale venivano convocati per una visita medica che ne valutasse l’idoneità.Queste erano molto rigorose e invasive e, spesso, venivano considerate un fattore di grande stress e imbarazzo per i giovani. Basti pensare che una delle pratiche, sebbene fosse considerata necessaria, consisteva nella palpazione dei testicoli per assicurarsi che non ci fossero ernie genitali o altre anomalie che potessero risultare come impedimenti alla faticosa vita del servizio militare. Spesso, inoltre, questi esami erano collettivi e con un grado di privacy pressoché inesistente.

Una volta risultati idonei cominciava un periodo di addestramento iniziale della durata di un mese nei CAR (centro di addestramento reclute), durante il quale i giovani venivano istruiti nelle basi della vita militare, inclusa la disciplina, le tecniche di combattimento, e l’uso delle armi. Dopo questo periodo di formazione di base, i coscritti potevano poi essere assegnati a diverse unità delle forze armate come l’esercito, la marina o l’aeronautica, anche in relazione al proprio vissuto e alle proprie competenze.

Il servizio militare obbligatorio in Europa

I Paesi europei in cui la leva militare è ancora attiva sono tanti. È il caso dell’Austria, dove, a seguito di un referendum nel 2013, è stata confermata una leva obbligatoria della durata minima di otto mesi. Tuttavia, per gli obiettori di coscienza esiste un servizio civile della durata di nove mesi. L’arruolamento può avvenire dal compimento dei 18 anni ed è valido anche per le donne, ma solo su base volontaria.

Una situazione molto simile riguarda la Danimarca, dove la naja obbligatoria è prevista dalla Costituzione: tutti gli uomini maggiorenni sono chiamati partecipare all’annuale Giorno della Difesa, con la possibilità di rimandare l’appuntamento fino ai 25 anni per completare gli studi. Il servizio militare dura dai 4 ai 12 mesi ma, come nel caso austriaco, è possibile scegliere l’alternativa del servizio civile. Se fino a questo momento la leva per le donne è sempre stata volontaria, negli ultimi mesi – complice la situazione di crescente tensione tra i Paesi scandinavi e la Russia – il governo ha iniziato a valutare la possibilità di renderla obbligatoria per entrambi i sessi. «Non ci riarmiamo perché vogliamo la guerra, ma perché vogliamo evitarla», ha spiegato la premier danese Mette Frederiksen, aggiungendo di puntare alla «piena uguaglianza di genere».

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La Danimarca conta attualmente 9mila soldati professionisti e 4.700 coscritti: tra questi, già il 25% è rappresentato da donne volontarie. Per rendere il servizio militare obbligatorio sia per i ragazzi che per le ragazze servirà adesso una nuova legge. Se dovesse essere approvata, la Danimarca diventerebbe, insieme alla Svezia, l’unico Paese europeo a prevedere la leva obbligatoria anche per le donne.

Dopo essere rimasta in vigore per più di cento anni, Stoccolma aveva abolito la coscrizione obbligatoria nel 2010, per poi reintrodurla (per le persone di entrambi i sessi) nel 2017. La decisione è stata presa per rispondere alle minacce russe nel mar Baltico e per raggiungere la quota di 4mila volontari all’anno, numero ritenuto necessario dal governo per mantenere efficienti le sue forze armate. 

Anche in Lituania, come in Svezia, la leva obbligatoria è stata prima abolita (nel 2008) e poi reintrodotta nel 2015. Ogni anno vengono selezionati circa 4mila ragazzi tra i 19 e i 26 anni per un servizio di 9 mesi. Tutti i cittadini tra i 18 e i 38 anni possono comunque arruolarsi come volontari.

Nella vicina Estonia è la Costituzione a prevedere la coscrizione obbligatoria nelle Forze di Difesa per tutti i ragazzi fisicamente e mentalmente sani. La durata della leva è di 8 o 11 mesi e, dal 2013, è aperta anche alle donne. L’ultimo Paese baltico ad aver introdotto la naja obbligatoria è stata la Lettonia, nell’aprile 2023, dopo che, come nel caso della Lituania e della Svezia, era stata abolita nel 2007. Anche in questo caso, a pesare sulla scelta di Riga è stata la presenza sempre più ingombrante della Russia al confine.

In Finlandia, a partire dai 18 anni, tutti gli uomini sono chiamati a prestare servizio nelle Forze armate. Sono previsti dalla legge tre tipi di addestramento, che può durare 165, 255 o 347 giorni. Al termine di questa fase, si diventa riservisti dell’esercito e lo si resta fino al compimento dei 50 anni. In questo arco di tempo ci si dovrà ripresentare per un altro addestramento della durata compresa tra gli 80 e i 150 giorni. Anche in questo caso, le donne possono candidarsi come volontarie.

L’ultimo Paese europeo a prevedere la naja obbligatoria è la Grecia: dura 9 mesi per chi è arruolato nell’Esercito e 12 mesi se ci si arruola in Marina. Se, in alternativa, si sceglie la strada del servizio civile, i mesi diventano quindici.

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Non solo l’Italia: quali Paesi vorrebbero reintrodurla

Ma l’Italia non è l’unico Stato che sta valutando la reintroduzione della leva. Il primo ministro britannico Rishi Sunak ha promesso che, in caso di vittoria alle elezioni del prossimo 4 luglio, il servizio militare obbligatorio «diventerà il rito di passaggio di ogni 18enne». Per Sunak si tratterebbe di «un investimento sia nel carattere dei giovani che nella nostra sicurezza». Nel Regno Unito la leva è stata abolita nel 1960, e il nuovo servizio proposto dal capo del governo prevederebbe due opzioni tra cui scegliere: i 30mila diciottenni ritenuti «migliori» entrerebbero nell’esercito per un anno, svolgendo mansioni non legate al combattimento. Tutti gli altri presterebbero un “servizio di comunità”, facendo volontariato nella polizia, nei vigili del fuoco e nelle comunità locali per un weekend al mese per un anno. 

Anche la Germania si è già mossa per reintrodurre la “Wehrpflicht, come viene chiamata in tedesco. In questo caso, però, si tratterebbe di una leva semi-obbligatoria, e l’obiettivo è quello di introdurla entro la fine della legislatura (2025). Come ha spiegato il ministro della Difesa Boris Pistorius nel corso della Conferenza di Monaco dello scorso febbraio, la scelta del modello semi-obbligatorio è dettata dal fatto che, per mantenere efficiente il livello dell’esercito tedesco, basterebbero tra i 3mila e i 4mila soldati ogni anno.