A Milano Babbo Natale veste i panni di un informatico 62enne. Mario Donadio, però, abbandona slitta e completo rosso in favore di un paio di comodi jeans e di un semplice furgoncino con cui, ogni giorno, parte alla ricerca di libri, giocattoli e materiale scolastico per i bambini dei quartieri popolari meneghini. E in giro per la città sono sorti ben cinque punti di raccolta per gli oggetti che, senza il suo intervento, sarebbero finiti al macero. Da Gratosoglio a Ronchetto delle Rane, fino a Calvairate, sono queste le zone in cui il super volontario agisce ormai da tempo, creando legami indissolubili con famiglie e associazioni di zona. «Per un periodo ho curato la comunicazione e il sito dell’associazione Bir di Don Gino Rigoldi – racconta a Magzine Mario Donadio -. Vedere il loro impegno e la loro passione ha fatto scattare in me la voglia di fare di più per chi mi sta attorno». Un obiettivo ambizioso che ha raggiunto la sua massima espressione durante la pandemia, quando il 62enne ha messo in campo le sue abilità informatiche riuscendo a ricondizionare oltre mille computer da donare a chi ne aveva più bisogno. Un’iniziativa che ha permesso a tanti bambini senza pc di tornare a studiare in un periodo in cui era la didattica a distanza a farla da padrona. Un’occasione per molti ragazzi di riconnettersi con la scuola, con i compagni di classe e con una socialità cristallizzata.
Le attività di volontariato del Babbo Natale meneghino non sono passate inosservate alla città di Milano: il 7 dicembre, infatti, Donadio ha ricevuto l’Ambrogino d’oro, un riconoscimento per i milanesi che, con il loro impegno, hanno dato un contributo fondamentale al capoluogo lombardo. «Quando ho sentito il mio nome sono rimasto un po’ frastornato – ammette Donadio -. Per me non si tratta di un traguardo individuale, ma di un successo per tutta la città». Il volontario-informatico, con uno sguardo timido e un sorriso lievemente abbozzato, schiva i complimenti: «Certe volte mi chiedono ‘Chi te lo fa fare?’. Io rispondo che semplicemente mi piace donare, vedere le famiglie attorno a me riacquistare un po’ di serenità dopo periodi di affanno».
Il 7 dicembre Mario Donadio, 62 anni, è stato premiato con l’Ambrogino d’oro per le sue attività di volontariato nella città di Milano
Ma per Donadio l’attività di volontariato non è tutta rose e fiori. Se da una parte ha trovato il pieno appoggio dei suoi familiari, dall’altra si deve scontrare quotidianamente con imprevisti e ostacoli di ogni genere. «In molti pensano che la parola ‘volontariato’ sia un passe-partout che mi permette di organizzare qualsiasi attività in totale libertà, ma la verità è un’altra – racconta il 62enne -. La burocrazia è un muro molto difficile da superare per chi desidera operare in questo settore: bisogna iscriversi a bandi, avere requisiti di ogni genere e i tempi per ottenere ciò che si richiede sono molto dilatati». Donadio, infatti, non è mai riuscito a trovare una sede fisica in cui svolgere le sue attività, ma facendo di necessità virtù, ha reso il suo camioncino il mezzo perfetto per recapitare doni ai bimbi di quartiere.
“Certe persone credono che io faccia volontariato per un tornaconto personale, ma donare è nella mia natura”, spiega Mario Donadio
L’informatico non ha intenzione di fermarsi di fronte alle difficoltà, anzi ha accolto una nuova sfida: portare le sue attività tra i banchi di scuola. «Mi piacerebbe lavorare con le nuove generazioni, magari invitando nelle classi dei volontari per parlare con i ragazzi e diffondere una maggiore consapevolezza sull’arte del riciclo: dare una seconda vita a tanti oggetti è un piccolo gesto, ma può aiutare molte famiglie», spiega il 62enne.
In una città che corre veloce come Milano, in cui il tempo spesso è scandito dalla scadenze lavorative e dall’ottenimento del risultati, Donadio è riuscito a recuperare una dimensione lenta fatta di abbracci, sorrisi e relazioni umane: «Spostandomi con il mio furgoncino, vedo un paesaggio in costante mutamento, persino le targhette dei citofoni cambiano rapidamente: un giorno in una casa ci abita una persona e il giorno dopo un’altra. Milano vive una costante metamorfosi – racconta Donadio -. Ma con il volontariato c’è una cosa che rimane intatta: i rapporti che si sono venuti a creare, quelli sono per sempre».