Ce la siamo sempre immaginata come un angioletto sulla nostra spalla destra o come un grillo parlante, complici i film e i cartoni animati della nostra infanzia, ma uno studio che proviene da oltremanica l’ha definita come l’insieme di energia elettromagnetica generata dai nostri neuroni. Stiamo parlando della coscienza: quella capacità che ci permette di essere consapevoli e di pensare, distinguendoci dagli animali.

Un nuovo studio, condotto da Johnjoe McFadden, genetista molecolare e co-direttore del Center for Quantum Biology dell’Università del Surrey, pubblicato su Neuroscience of Consciousness, sfiderebbe la convinzione, prevalente tra i neuroscienziati, che la coscienza sia una narrativa creata dal nostro cervello, lontana dai nostri pensieri, percezioni e azioni. McFadden sostiene, invece, che la coscienza sia qualcosa di fisico, generato dal cervello stesso e dalla sua rete di connessioni, smentendo l’idea che sia qualcosa di immateriale e legato all’anima, come teorizzato da filosofi e teologi per millenni.

Secondo lo scienziato britannico, sono i neuroni ad attivarsi e generare energia elettromagnetica in grado di trasportare informazioni. La sede stessa della coscienza sarebbe quindi in quel campo elettromagnetico.

Se Mc Fadden avesse ragione, la sua scoperta potrebbe avere infinite applicazioni. Alcuni guardano con interesse al campo dell’AI. Ricreando queste onde elettromagnetiche, si potrebbero costruire macchine in grado di pensare e di avere una coscienza, ipotesi che apre una serie di questioni di tipo etico prima ancora che tecnologico.

Il fine ultimo dell’AI è quello di assistere e aiutare gli esseri umani nel loro lavoro. Dunque, anche se il mistero che si cela dietro al modo in cui la materia cerebrale diventa coscienza fosse risolto, si aprirebbe un nuovo interrogativo: è davvero necessario donare alle macchine il “libero arbitrio”? Quali sarebbero le conseguenze di una tale scelta?

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