«Dal 5 marzo 2021 è prevista la sospensione della didattica in presenza nelle istituzioni scolastiche primarie e secondarie di primo grado e secondo grado. L’attività scolastica e didattica si svolgeranno, dunque, esclusivamente con modalità a distanza.» Così recita l’ordinanza n° 714 del 4 marzo 2021.Questa è solo l’ultima delle comunicazioni che migliaia di genitori si sono visti recapitare nell’ultimo anno. La tanto discussa D.A.D. (didattica a distanza) ha di fatto cambiato il mondo della scuola e soprattutto la vita di alunni, insegnanti e genitori.

Per capire le difficoltà che l’insegnamento da remoto comporta, abbiamo parlato con Elisa, insegnante di sostegno presso la scuola primaria statale rinnovata Pizzigoni di Milano.Elisa si è laureata in Scienze della Formazione Primaria all’Università Bicocca nell’ottobre scorso e questo per lei è il secondo anno di lavoro presso questo istituto, dove segue bambini che hanno bisogni educativi speciali e certificazioni D.V.A. (diversamente abili, presentano disabilità derivanti da deficit o patologie che danno luogo a situazioni di disabilità L. 104/92). Il contratto di lavoro di Elisa prevede che lei segua un unico bambino, Andrea (nome di fantasia), che ha la certificazione necessaria per richiedere il supporto di un insegnante di sostegno durante le lezioni. Nella sezione di Andrea ed Elisa però ci sono altri due bambini che hanno bisogno di sostegno: Michela(nome di fantasia) che non essendo italiana ha grosse difficoltà legate alla lingua e Simone(nome di fantasia) che presenterebbe un disturbo dell’apprendimento, ma non certificato per volere della famiglia. Ognuno di loro ha esigenze diverse che implicano metodi di insegnamento differenti che Elisa mette in pratica per garantire a tutti il giusto aiuto.

Com’è l’esperienza per un’insegnante di sostegno che deve rapportarsi a bambini che richiedo attenzioni particolari attraverso lo schermo di un pc?

Non è facile. Quando siamo in classe non c’è questa distanza fisica, invece attraverso un computer è difficile sentirli vicini. Andrea un po’ soffre questa situazione. Lui non può fare più di un’ora al computer perché è difficile mantenere la sua attenzione su uno schermo.Mentre in presenza adesso siamo riusciti a fare anche tre ore di lavoro di seguito senza che si lamenti o senza che si senta affaticato, ora al computer più di un’ora non riesco a tenerlo. Oggi, ad esempio, ha dato di matto. Mentre facevamo lezione, Andrea ha iniziato ad urlare che la DAD non gli piace e non vuole più fare lezione con il computer, mi ha detto «adesso scrivo al sindaco di Milano e gli dico che io voglio tornare a scuola e che deve riaprire tutte le scuole». Per loro è pesante.

I genitori degli alunni vi aiutano da casa?
Andrea ha la fortuna di avere la mamma che, essendo una libera professionista, ha strutturato la sua attività in modo da avere sempre le mattine libere per seguirlo durante la DAD. Io di conseguenza ho programmato le lezioni con lui sempre al mattino. Ma non per tutti è così. Ad esempio Simone non si presenta a lezione da quattro giorni, da quando siamo tornati in DAD. Io sono in contatto con il papà, gli ho scritto più e più volte, lui si è scusato e mi ha detto che è riuscito a recuperare il tablet e le credenziali per accedere a classroom lunedì mattina, ma lui lavora e la moglie che è a casa con i figli, non è italiana, non parla italiano e quindi non riesce ad attivare il programma. Mi ha detto che sta parlando con il suo datore di lavoro per capire come fare, perché se non c’è a casa lui, né la moglie né il bambino riescono ad attivare il tablet.

Vi è capitato che qualche alunno non avesse gli strumenti? Connessione a casa, tablet, pc?
Sì, è stato chiesto a inizio anno chi di loro necessitasse di un device, gli è stato offerto, pagato dalla scuola o derivante da donazioni. Adesso quasi tuti dovrebbero avere i dispositivi, l’altro problema è che però non tutti sono capaci di usarlo, come nel caso di Simone. A volte non arrivi a tutti. Se loro non si connettono è finita lì.Ci sono bambini con cui è davvero molto difficile, magari non si connettono, magari non ti ascoltano, non capiscono quello che gli stai chiedendo ed è davvero difficile portare avanti degli insegnamenti così. C’è un’emergenza sanitaria quindi da una parte lo capisco, d’altra parte però forse si poteva fare altro invece che chiudere la scuola.

I bambini con DVA possono andare in presenza però.
Sì, quest’anno c’è la possibilità per i bambini con DVA di andare comunque in presenza, solo loro. Questo ha creato ancora più confusione. All’inizio, ovvero giovedì, l’ordinanza diceva che potevano andare in presenza solo i DVA, ma senza la possibilità di collegarsi con gli altri bambini della classe che restavano a casa. Questo voleva dire fare una didattica completamente separata che perdere totalmente il concetto di classe, quell’appartenenza alla classe che a bambini così serve. I bambini che seguo non sono distaccati dalla realtà, anzi, stanno con la classe, giocano e sono inseriti. Separarli voleva dire che non avrebbero più fatto lezioni e attività con i loro amici. Dopo averne parlato con i genitori, loro sono stati d’accordo con me di non farli andare in presenza da soli. Poi venerdì cambia l’ordinanza. Si allarga la possibilità di andare in presenza ai figli di medici e infermieri. Sabato mattina c’è un ulteriore apertura ai figli di altre 50 categorie di lavoratori, quindi siamo arrivate ad avere una decina di bambini per classe che potevano andare in presenza e gli altri da casa.Ogni classe sono più o meno una ventina, quindi metà e metà. Si è creato un problema di sovraffollamento, perché comunque se la scuola è chiusa, deve essere chiusa. Quindi lunedì un’altra ordinanza ha fatto retromarcia e si è tornati alla possibilità solo per i DVA di andare in presenza, ma con la possibilità di connettersi con il resto della classe. A questo punto nasce un altro problema, la preside ci ha detto che la scuola non è attrezzata per avere tutte le classi connesse. La banda wi-fi non avrebbe retto tutti. Si parlava comunque di due, massimo tre bambini per classe, ma comportava avere tutte le classi connesse. Ci è stato consigliato, qualora si fosse scelto di andare in presenza, di portare i nostri device e fare hotspot dallo smartphone. Abbiamo quindi optato per restare tutti a casa, seppur con le difficoltà che comporta.

Voi insegnanti eravate pronti ad affrontare ancora la DAD? Ve lo aspettavate?
I programmi sono stati strutturati per essere svolti in presenza, ma a settembre ci si era già posti il problema della DAD e si sono creati degli orari per eventuali quarantene. Tutte le classi avevano un loro orario nel caso di quarantena. Ce lo aspettavamo, infatti da inizio settimana abbiamo cominciato a mandare a casa i bambini con il materiale che poi gli sarebbe servito per fare lezione da remoto. Mercoledì pomeriggio abbiamo fatto una riunione di programmazione in cui abbiamo discusso anche di eventuali orari per la DAD perché tirava quell’aria. Giovedì, poi, ci hanno messo in DAD, ed è stata una cafonata farlo dal giovedì al venerdì. La notifica è uscita alle 12:30. Effettivamente era pronto ben poco. Nel pomeriggio abbiamo fatto un’altra riunione in cui abbiamo definito gli orari, li abbiamo comunicati ai genitori, li abbiamo caricati su classroom. Poi abbiamo fatto altre due riunioni tra venerdì e sabato, e infine altre due lunedì.
Tu presenzi nelle lezioni di classe o segui i bambini singolarmente?
Io, di solito, partecipavo a tutte le lezioni e mi dedicavo ai bambini che devo seguire. Affrontando argomenti diversi o semplificati,per la DAD, ho creato delle stanze separate dove facciamo lezione solo io e l’alunno. Ho un’ora di lezione con Andrea tutte le mattine, poi faccio un’ora con Michela, e un’altra ora con Simone. Io mi coordino con l’insegnate e in base agli argomenti che ha affrontato con la classe, io mi adeguo con i miei bambini, magari li semplifico, magari non faccio esattamente quell’argomento, ma cerco di fare qualcosa che arrivi allo stesso concetto. Per noi parte sempre tutto dall’esperienza. Tutti e tre i miei alunni sono molto più indietro rispetto al livello della classe, per esempio la classe fa già le operazioni con il riporto, mentre Andrea non sa i numeri oltre al 20, perché il suo ritardo cognitivo gli fa fare fatica soprattutto nella memorizzazione. Per lui domenica sono uscita e ho fatto le foto a tutti i numeri civici della mia via, ho creato una presentazione visiva, come se io e lui fossimo a passeggio per la via e guardassimo questi indirizzi imparando che ci sono numeri oltre al 20 e che hanno tutti una sequenza. Parte sempre tutto dal concreto per arrivare al concetto astratto.
Tu ti sei laureata ad ottobre, quindi sei fresca di studio; c’è sui libri un metodo di insegnamento a distanza, qualcuno prepara le insegnati ad un’eventuale DAD?
No, non esiste un metodo a distanza e non tutte sono preparate per fare questa cosa. Tantissime insegnanti non sono agili nell’utilizzo dei device e dei programmi. Io a giugno ho seguito un corso interno per tutti gli insegnanti per imparare ad utilizzare google meet, classroom e google drive o calendar. In quell’occasione mi ricordo che c’era qualcuno fermo, a livello di conoscenze, a come si apre una pagina di google. Questo è il vero problema, che non c’è stata neanche una formazione per gli insegnanti. Alcune per esempio hanno chiesto la presenza mia o dell’altra ragazza che fa sostegno durante le loro lezioni per aiutarle a condividere lo schermo, solo che noi abbiamo già le nostre ore. Addirittura c’erano insegnati senza computer e anche a loro l’ha fornito la scuola. Ci sono poi altre maestre che non riuscendo a destreggiarsi con la tecnologia, dettano e fanno fare i disegni, che è la cosa più lontana in assoluto dal metodo Pizzigoni, ovvero partire dall’esperienza per arrivare al concetto.

È il metodo seguito da tutto l’Istituto Pizzigoni?
Sì,tutta la scuola si basa sul metodo di Giuseppina Pizzigoni, la pedagoga che ha fondato la scuola nel 1911, e il plesso 1927. Si alleva, si coltiva, e ai bambini si fa prima fare l’esperienza sul campo, proprio sulla terra e poi dalla terra si arriva all’astratto, al concetto. Esempio per la matematica, si parte dalla divisione degli appezzamenti di terreno e si fa matematica. La materia principale è scienze agraria e poi da lì si arriva alle altre materie. La grande cosa è che i bambini coltivano, allevano, abbiamo animali, asini e loro sono sempre fuori, ogni intervallo lo passano fuori, perché parte tutto dal contatto con la natura. In DAD tutto questo si perde completamente.