“Dovrei dimettermi da amministratore delegato di Twitter?” ha twittato Elon Musk la notte tra 18 e il 19 dicembre. Non è la prima volta che l’AD di Twitter si rivolge direttamente ai suoi oltre 122 milioni di follower attraverso lo strumento di un sondaggio aperto proprio sulla piattaforma di cui è proprietario. L’ultimo riguardava il destino dei numerosi giornalisti il cui account era stato sospeso. Questo riguarda, invece, il destino dello stesso Musk, il quale poco dopo assicura, nel tweet pubblicato circa all’una di notte (ora italiana) del 19 dicembre: «Mi atterrò ai risultati di questo sondaggio».

La decisione è stata la conseguenza apparentemente democratica di un gesto tacciato, invece, di autoritarismo e avvenuto poche ore prima. Proprio ieri, infatti, Musk aveva annunciato nuove restrizioni funzionali a limitare la promozione delle altre piattaforme di social media rivali. In pratica, Twitter aveva vietato ai suoi utenti di pubblicare link che rinviassero a Facebook, Instagram, LinkedIn, Mastodon, Tribel, Truth Social – il social di Donald Trump – e altri, pena provvedimenti per coloro che avrebbero violato questa nuova regola, sia a livello di tweet sia di account. Il link sarebbe stato, dunque, proibito anche se presente nella propria biografia. Per continuare a pubblicizzare i contenuti su altri social Musk avrebbe lasciato aperta un’unica alternativa: pagare Twitter.

L’iniziativa ha generato subito una tempesta di reazioni critiche e, per questo, il post che la annunciava ora risulta cancellato e prontamente sostituito da quello del sondaggio. Alle 4:50 questa mattina erano stati espressi 16,3 milioni di voti, di cui la maggioranza – circa il 57,5% – favorevole alla cessione del proprio ruolo da parte del miliardario. I repentini cambiamenti di rotta e le imposizioni dall’alto, che soffocano la libertà d’espressione e limitano lo scambio di opinioni e pensieri, requisito imprescindibile di ogni democrazia, sono valsi a Musk un nuovo soprannome: “Twictator”. Ovvero, “il dittatore di Twitter” o anche il “Twitter-dittatore”. Chissà se, con la risposta agli esiti del sondaggio, smentirà il suo nuovo titolo o dimostrerà di meritarlo.

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