L’incidente aereo avvenuto vicino ad Aktau, in Kazakistan, in cui un aereo di linea gestito dall’Azerbaijan Airlines si è schiantato a terra provocando la morte di 38 persone, riaccende l’attenzione sull’Asia Centrale. Non solo perché l’incidente è stato mortale: sull’aereo c’erano 67 passeggeri in tutto, 5 dei quali membri dell’equipaggio, e ne sono sopravvissuti solo 29, tra cui due bambini, ricoverati in ospedale in condizioni molto gravi. Ma perché ormai sappiamo che l’aereo – un Embraer 190 con numero di volo J2 8243. stava volando da Baku, in Azerbaijan, a Grozny, la capitale dello stato russo della Cecenia e che la ragione della modifica della propria rotta e di un tentato un atterraggio di emergenza finito male, è stata dovuta a un ordigno, probabilmente un missile terra-aria russo esploso nelle sue vicinanze, che lo ha colpito, costringendolo alla manovra mortale.  Secondo le informazioni fornite dalle autorità del Kazakistan, a bordo dell’aereo c’erano 42 cittadini dell’Azerbaijan, 16 della Russia, 6 del Kazakistan e 3 del Kirghizistan. L’importanza – e la diversità – degli Stan ci riporta ad osservare il ruolo – non solo strategico – che questi Paesi hanno nella grande partita tra potenze, soprattutto tra la Russia e la Cina.