Se si è alla ricerca di un panettone che possa soddisfare anche i palati più esigenti, Milano è il posto giusto. Sono infatti diverse le pasticcerie specializzate nella preparazione del dolce più iconico del periodo natalizio, il panettone tradizionale. Tra queste, merita una menzione d’onore la pasticceria Ranieri di Moscova.Nata nel 1967 con l’incontro tra i maestri pasticceri Francesco Rana, Rovelli Giovanni e il vetrinista dell’Alemagna William Parenti, la bottega è un punto di riferimento per tutta l’alta pasticceria milanese. Forte del suo esotico panettone all’ananas, la pasticceria Ranieri è tra le poche alle quali la Camera di Commercio di Milano ha assegnato il distintivo di “panettone tipico della tradizione artigiana milanese”. Tra le tante specialità proposte, spiccano il Do di petto, la Veneziana, il Panettone classico milanese, ai marron glacè, al cioccolato e all’ananas.

Maurizio Rana, figlio e socio di Francesco, ci parla di questo strano panettone:“L’idea è venuta negli anni Sessanta a William, il socio di mio padre, quando a Milano il panettone era solamente il classico con uvetta e canditi. L’ananas con la sua freschezza e con la sua acidità è in grado di spezzare elegantemente la burrosità del panettone. L’esperimento ha funzionato: all’incirca il 70 per cento dei panettoni che vendiamo è la qualità all’ananas. I consumatori vengono da noi perché sanno di trovare un prodotto unico ma allo stesso tempo tradizionale. Seppur innovativi, siamo sempre stati legati alla preparazione di prodotti tradizionali”. Rana continua: “La preparazione del panettone richiede tre giorni e prevede l’impasto, il rinfresco e infine la cottura.L’elemento fondamentale per la realizzazione di un buon panettone è il lievito madre. Il panetto di lievito che utilizziamo è in laboratorio da quasi sessant’anni. Perderlo significherebbe ricominciare da capo in termini di consistenza e forza del prodotto. È anche un discorso di superstizione: il lievito madre è sempre stato lo stesso e ha sempre portato bene. Senza di lui se ne andrebbe la magia”.

La pasticceria è stata anche tra le prime in Italia ad offrire un servizio di consegne a domicilio, ed è per questo che non ha risentito degli effetti della pandemia in termini economici: “Durante il lockdown abbiamo raddoppiato il fatturato, eravamo già organizzati per il delivery con un furgone interno. Le consegne le gestiamo tramite un’applicazione, Cosa Porto, specializzata in alta pasticceria. Siamo così passati da tre o quattro consegne al giorno in epoca pre-Covid, a più di 60 consegne giornaliere. La mole di lavoro è aumentata esponenzialmente, e ne sono contento. Tuttavia, sia io che mio padre siamo convinti che il troppo lavoro penalizzi i nostri clienti, specialmente i più affezionati. Spesso mi capita di terminare i prodotti e di non poter soddisfare l’intera clientela”, chiude.