Illustrare modelli di giornalismo non tradizionali, ma spesso dotati di strumenti utili per migliorare il mondo dell’informazione. La diciassettesima edizione del Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia ha dato ampio spazio a questa tematica. Uno di questi modelli è senza dubbio il “Solutions Journalism”: raccontare storie derivanti da comunità in difficoltà o meno conosciute dal pubblico, parlando delle risposte messe in campo per risolvere i problemi, piuttosto che sottolineare esclusivamente i problemi esistenti. Questo argomento, a Perugia, è stato affrontato con un panel specifico: “Solutions journalism: a means to achieve equity and inclusion”. Durante il dibattito, tra i vari relatori, è intervenuta anche Holly Wise, giornalista americana e Program Operations Manager presso Solutions Journalism Network. “SJN” è un’organizzazione indipendente senza fine di lucro, nata nel 2013, che cerca appunto di produrre un tipo di informazione meno basato sull’accentuazione dei problemi di una comunità. Holly Wise si occupa di aiutare un team di 50 persone a dotarsi di conoscenze e strumenti per praticare il “Solutions Journalism”. E con lei abbiamo provato a capire meglio i principi su cui si basa questo tipo di giornalismo.

Qual è la definizione più precisa di Solutions Journalism?

Il “Solutions Journalism” è un modello giornalistico molto rigoroso che si basa su prove e approfondimenti, con le quali le comunità rispondono ai problemi sociali che le riguardano. Spesso il giornalismo tradizionale si limita a sottolineare i problemi che riguardano una comunità, contribuendo a far aumentare stereotipi su determinate realtà. Ma in realtà per dare un quadro completo della situazione è importante che i giornalisti sottolineino le risposte date dalle persone a questi problemi. Questo tipo di giornalismo può rendere più costruttivo e chiaro il dibattito su argomenti controversi.

Qual è la missione principale dell’associazione “Solutions Journalism Network”?

Il nostro principale obiettivo è provare a diffondere il più possibile il “Solutions Journalism” nelle redazioni di tutto il mondo. E allo stesso modo cerchiamo di sensibilizzare il pubblico su questo tipo di giornalismo. Il valore principale che cerchiamo di trasmettere è quello dell’equità giornalistica. Facciamo in modo che il raggiungimento dell’equità sia sempre al centro del nostro lavoro e in quello di chi collabora con noi. Con equità intendiamo sia quella che deve esserci tra colleghi, sia soprattutto quel processo che permetta di coprire a livello giornalistico anche le storie delle comunità più remote e meno conosciute. Raccontare in modo concreto e corretto quelle comunità spesso lasciate ai margini o descritte con poca precisione. Perché con questo racconto aumenta il livello di inclusione sociale.

Quali sono i principali benefici di questo tipo di giornalismo?

Io credo che il “Solutions Journalism” sia utile per parlare anche di tematiche molto delicate nella nostra società come il problema del razzismo e quello della sostenibilità ambientale. Inoltre, penso che questo tipo di giornalismo possa ricostruire quel rapporto perduto di fiducia tra pubblico e giornalisti, perché quest’ultimi raccontano con precisione la realtà delle varie comunità e di ciò che funziona e non funziona all’interno di esse. E questo è anche un modo per i giornalisti di sentirsi vicini alle persone e di trovare maggiore ispirazione per svolgere il proprio mestiere.

Secondo lei il Solutions Journalism ha dei limiti?

I limiti sono più che altro causati dalle storie che si raccontano. Questo tipo di giornalismo cerca sempre di raccontare soprattutto come le comunità offrono risposte ai problemi solitamente sottolineati dal giornalismo comune. Ma spesso non possiamo negare che i problemi superano le soluzioni. Quindi è dai problemi che a volte bisogna partire, per raccontare una storia o fare un’inchiesta. Il giornalista deve essere bravo a contestualizzare anche ciò che non funziona in una comunità nonostante le risposte introdotte. Non tutte le storie purtroppo sono adatte al “Solutions Journalism”.