“Allertare le difese nucleari”. Questa è la nuova minaccia del presidente russo Vladimir Putin alla Nato, in risposta alla pioggia di sanzioni finanziarie, arrivate dall’Unione Europea, dalla maggior parte dei Paesi Europei, da Stati Uniti e Australia. Si allunga così sull’Europa l’ombra della bomba atomica che evoca lo spettro della Guerra Fredda e della Seconda Guerra Mondiale . Del resto, fin dal primo intensificarsi della crisi russo-ucraina – ancora prima che Vladimir Putin desse l’ordine d’invadere lo Stato vicino – tutto il mondo guardava con apprensione all’arsenale nucleare della Russia.
In Russia sono attivi, ad oggi, 38 reattori nucleari, divisi in 11 centrali. Altri tre sono attualmente in costruzione, mentre una decina è stata ufficialmente chiusa e altri nove sono in fase di progettazione. Qui potete vedere la nostra infografica. L’energia nucleare ha generato, nel 2021, il 19 per cento dell’elettricità consumata dalla Russia. L’azienda pubblica Rosatom, leader del settore nella Federazione, ha in piano di coprire il 45-50 per cento del fabbisogno energetico del Paese entro il 2050, per poi arrivare al 70-80 per cento entro fine secolo. Per raggiungere queste cifre, Rosatom punta sul progetto Proryv (svolta), incentrato su reattori capaci di eliminare la produzione di scorie radioattive. Oltre ai progetti in corso, a partire dal 2000 la Russia ha aumentato la capacità produttiva dei suoi reattori più vecchi, opportunamente ammodernati e messi in sicurezza . A partire dagli Anni ’90, la produzione è aumentata del 25-30 per cento. Altra risorsa fondamentale per la Russia è l’uranio. I principali giacimenti del Paese sono quattro, così suddivisi e qui potete avere una info-grafica interattiva:
– Distretto transurale tra Chelyabinsk e Oms, dove si trova la miniera di Dalur ISL
– Distretto di Streltsovskij, vicino ai confini con Cina e Mongolia
– Distretto di Vitimsky, dove si trova la miniera di Khiagda ISL
– Distretto di Elkon, nella Repubblica di Sakha.
Le attività di esplorazione ed estrazione dell’uranio sono dal 2007 in mano alla società statale AtomRedMetZoloto (ARMZ), sussidiaria di Atomenergoprom. Quest’ultima è nata per un decreto siglato da Vladimir Putin il 27 aprile 2007, in applicazione ad una legge varata dal parlamento russo. Venne di fatto così fondata una delle maggiori compagnie nucleari al mondo, parte dell’azienda Rosatom : una società comprendente circa 350 aziende che si occupano di sviluppo civile e militare in campo nucleare.
La guerra tra Ucraina e Russia sta facendo emergere un altro problema: quello energetico. Molti Paesi stanno investendo in un nuovo tipo di nucleare, quello a fusione. Ma cos’è la fusione? Per fusione nucleare si intende la reazione che interessa Sole e stelle e che porta alla produzione di un’enorme quantità di energia. È un fenomeno che scaturisce fra deuterio (D) e trizio (T), due isotopi dell’idrogeno, a temperature e pressioni elevate dalla reazione: la loro reazione produce elio e libera energia, secondo il principio di equivalenza massa-energia. I nuclei dei due elementi possono interagire solo a distanze molto brevi e perché si avvicinino è necessario che la loro energia cinetica, e di conseguenza la temperatura, sia elevata. A questo punto, la miscela di deuterio e trizio viene elevata fino a 100 mln di gradi per tempi di confinamento sufficientemente lunghi, in modo tale che i nuclei dei due elementi sperimentino molte collisioni, aumentando così la possibilità di reazione . Inoltre, l’energia liberata dalle reazioni deve compensare sia le perdite di energia che quella usata per riprodurla. Il plasma formatosi dopo la combinazione dei due isotopi può essere confinato da un campo magnetico: in assenza di questo, le particelle si muoverebbero casualmente in ogni direzione, urtando le pareti del recipiente e facendo raffreddare il plasma. Invece, il campo magnetico fa sì che seguano traiettorie a spirale intorno a sue linee di forza, evitando così le pareti del recipiente.
A questo proposito, sono state studiate diverse configurazioni magnetiche per confinare il plasma: le più importanti oggi sono lo Stellarator e il Tokamak. È quest’ultima, finora, ad aver dato i migliori risultati nella fusione a confinamento magnetico: è particolarmente stabile e permette lunghi tempi di confinamento del plasma. Si tratta di un dispositivo toroidale che presenta un involucro cavo: una sorta di “ciambella” in cui il plasma resta confinato tramite un campo magnetico molto forte. A differenza dello stellarator che «cerca di risolvere il problema del confinamento magnetico completamente dall’esterno, cioè senza la necessità di indurre una corrente elettrica nel plasma» come spiega Paola Batistoni, responsabile della sezione Sviluppo e promozione della fusione dell’Enea «la forma della camera è costruita in modo tale che, in ogni punto del percorso seguito dal plasma, una combinazione di campi magnetici sia in grado di non farlo “scappare” via» . Purtroppo riuscire ad attuare questa tecnologia è attualmente ancora molto complesso e servirebbero dei supercomputer in grado di gestire il flusso magnetico punto per punto.
Per arrivare alla realizzazione di un reattore a fusione vanno raggiunti alcuni obiettivi fondamentali. Nell’ordine:
- Il break-even: momento in cui l’energia generata dalla fusione eguaglia quella immessa dall’esterno per mantenere il plasma a temperatura termonucleare
- L’ignizione: si verifica quando si ottiene l’auto-sostentamento della reazione di fusione ad opera dei nuclei di elio prodotti
- La fattibilità tecnologica: prevede che il rendimento netto dell’impianto sia positivo.
Uno degli aspetti più importanti della fusione, è che «non produce scorie. Infatti, dalla reazione di fusione scaturiscono un neutrone e l’elio, che è un gas nobile ampiamente utilizzato nella vita quotidiana. L’assenza di scorie radioattive esclude la possibilità di incidenti che possono coinvolgere la popolazione ed eventuali criticità future da materiali residui». L’unico materiale radioattivo è all’interno della camera di reazione che non ha contatti con l’esterno. Inoltre, «la fusione non produce gas serra ed è quindi una tecnologia che supporta il contrasto al cambiamento climatico», aggiunge la Batistoni .
Reattori attualmente attivi:
- ITER (International Thermonuclear Experimental Reactor). Si tratta, al momento, del progetto più ambizioso al mondo, che entrerà in funzione nel 2035. È situato nella Francia del Sud, presso Cadarache, e vede la collaborazione di 35 Paesi: il fine è la costruzione del più grande tokamak del mondo, un dispositivo di fusione magnetica pensato per provare la fattibilità della fusione come una fonte di energia basata sugli stessi principi che alimentano il Sole e le stelle. Tra i principali Paesi membri spiccano Cina, Unione Europea, India, Giappone, Corea, Russia e Stati Uniti d’America. Ad oggi le imprese italiane hanno vinto oltre 1,8 miliardi di euro di commesse, più del 50% del valore totale del totale per ITER (escluse quelle relative alle strutture edili) .
Coordinate: 43.68912091014103, 5.761359695409681.
Fonte: https://www.iter.org/.
- ASDEX Upgrade (Axially Symmetric Divertor Experiment). Situato in Germania presso il Max Planck Institute for Plasma Physics (IPP) a Garching e così chiamato per la sua speciale configurazione del campo magnetico, che permette l’interazione fra il carburante bollente e le pareti circostanti. Questo reattore e il suo antenato hanno gettato le basi per il progetto ITER .
Coordinate: 48.26394105437175, 11.671159249786669.
Fonte: https://www.ipp.mpg.de/16195/asdex
- Wendelstein 7-X (abbreviato W7-X). Stellarator sperimentale costruito a Greifswaldin, in Germania, dal Max Planck Institute for Plasma Physics (IPP), e completato nell’ottobre. È un progetto nato per dimostrare l’idoneità dei dispositivi a fusione di tipo stellarator per una centrale elettrica .
Coordinate: 48.26394105437175, 11.671159249786669.
Fonte: https://www.ipp.mpg.de/w7x
- TVC Tokamak (Tokamak à configuration variable). Costruito presso l’École polytechnique fédérale de Lausanne, Svizzera, è un reattore sperimentale che serve per capire i flussi di plasma. È caratterizzato da un recipiente sottovuoto rettangolare altamente allungato e da 16 bobine poloidali per la modellatura del plasma equamente ripartite in due pile situate su entrambi i lati del recipiente sottovuoto .
Coordinate: 46.51873068889358, 6.5667005019538145.
Fonte: https://www.epfl.ch/research/domains/swissplasmacenter/research/tcv/research_tcv_tokamak/
- WEST (acronimo derivato da W – simbolo chimico del Tungsteno – ed Environment in Steady-state Tokamak). Tokamak sperimentale in funzione a Saint-Paul-lez-Durance Cedex, in Francia .
Coordinate: 43.68912091014103, 5.761359695409681.
Fonte: https://irfm.cea.fr/en/west/
- MAST Upgrade (Mega Ampere Spherical Tokamak). Costruito presso il Culham Center for Fusion Energy in Inghilterra, è un tokamak in funzione. Il dispositivo si basa sulla macchina originale MAST, che ha funzionato dal 2000 al 2013. È stato ricostruito per consentire prestazioni più elevate – impulsi più lunghi, maggiore potenza di riscaldamento e un campo magnetico più forte – e un nuovo sistema di scarico plasma. MAST Upgrade sta esplorando la strada verso centrali elettriche a fusione compatte, testando la tecnologia dei reattori e affrontando problemi di fisica per il progetto ITER. Mantiene il Regno Unito in prima linea nella ricerca globale sull’energia da fusione .
Coordinate: 51.657685709734345, -1.2262001073223001.
Fonte: https://ccfe.ukaea.uk/research/mast-upgrade/
- JET (Joint European Torus). È il più potente tokamak in funzione presso il Culham Center for Fusion Energy ed è l’unico a produrre energia da fusione in Europa. JET è stato progettato per studiare la fusione in condizioni che si avvicinano a quelle necessarie per una centrale elettrica. È l’unico esperimento in grado di operare con la miscela di combustibile deuterio-trizio che verrà utilizzata per l’energia da fusione commerciale. Da quando ha iniziato a operare nel 1983, JET ha compiuto importanti progressi nella scienza e nell’ingegneria della fusione. Il suo successo ha portato alla costruzione della prima macchina per la fusione su scala commerciale, ITER, e ha accresciuto la fiducia nel tokamak come progetto per le future centrali elettriche a fusione.
Coordinate: 51.657685709734345, -1.2262001073223001.
Fonte: https://ccfe.ukaea.uk/research/joint-european-torus/
- DTT (Divertor Tokamak Test). La sua costruzione dovrebbe terminare alla fine del decennio e produrre il primo plasma per il 2028. Sarà il più grande reattore dopo ITER. È finalizzato a: esplorare e qualificare soluzioni di scarico di potenza alternative per la DEMO; testare la fisica e la tecnologia di vari concetti di deviatori alternativi in condizioni di plasma che possono essere estrapolati in DEMO; mostrare se la configurazione alternativa o i componenti rivolti al plasma in metallo liquido sono tecnologicamente fattibili, tecnicamente manutenibili ed economicamente attraenti; formare nuove generazioni di ingegneri e scienziati per la scienza e il trasferimento tecnologico. Le principali caratteristiche del DTT sono la progettazione di sistemi avanzati e le nuove soluzioni tecnologiche e ingegneristiche in una varietà di campi tra cui superconduttività, flusso di calore enorme, controllo in tempo reale, elettronica di potenza, materiali innovativi e manipolazione remota .
Coordinate: 41.82057671274144, 12.67213692414931.
Fonte: https://www.dtt-project.it/
- FTU (Frascati Tokamak Upgrade). FTU, pur essendo un tokamak di medie dimensioni, ha una notevole complessità e richiede un numero elevato di sistemi (o sotto-impianti) per il suo funzionamento. Tali sotto-impianti, spesso di grandi dimensioni, sono fisicamente installati sia nell’edificio che ospita il “toro” (ovvero il nucleo centrale costituito dalla camera da vuoto e gli avvolgimenti toroidali e poloidali) sia in vari altri edifici dislocati intorno a questo .
Coordinate: 41.82057671274144, 12.672136924149314.
Fonte: http://www.fusione.enea.it/FTU/index.html.it
- SPARC. Tokamak in ultimazione, sarà acceso nel 2025. È un progetto del Plasma Science and Fusion Center (PSFC) del MIT, noto a livello internazionale come un importante centro di ricerca universitario per lo studio della scienza e della tecnologia del plasma e della fusione con attività di ricerca in quattro aree correlate. I ricercatori del PSFC studiano l’uso di forti campi magnetici per confinare il plasma alle alte temperature e pressioni richieste per l’energia di fusione pratica. Questa ricerca è condotta utilizzando strutture sperimentali in loco, teoria e simulazione e collaborazione con ricercatori di altre strutture . Scienziati, studenti e ingegneri della PSFC eseguono esperimenti e sviluppano tecnologie per confinare e riscaldare il plasma e per gestire le interazioni tra il plasma e i materiali del reattore.
Coordinate: 42.3591083162673, -71.10405792613737.
Fonte: https://www.psfc.mit.edu/sparc
- NSTX-U (National Spherical Torus Experiment-Upgrade). Tokamak entrato in funzione per fini sperimentali nel 2015. Costruito al PPPL (Princeton Plasma Physics Laboratory), il dispositivo sferico ha la forma più simile a una mela con il torsolo rispetto alla forma a ciambella dei tokamak convenzionali e può produrre plasmi ad alta pressione – ingredienti essenziali per le reazioni di fusione – con campi magnetici relativamente bassi ed economici. Questa capacità rende il design sferico compatto dell’NSTX-U un candidato per fungere da modello per un impianto pilota a fusione seguito da un reattore a fusione commerciale .
Coordinate: 40.34948652713213, -74.60124282551195
Fonte: https://www.pppl.gov/research/nstx-u
- T-15MD (Tokamak 15MD). Il T-15MD è una nuova macchina creata al posto del tokamak T-15, il secondo tokamak superconduttore russo (dopo il T-7), che ha operato al Kurchatov dal 1988 al 1995. La macchina originale è stata completamente smontata nel 2017 e tutte le principali componenti sono stati modernizzate, dal riscaldamento al plasma ausiliario e dai sistemi di azionamento della corrente ai nuovi sistemi di magneti argento-rame non superconduttori, fino alle superfici interne in grafite. Il tokamak russo potenziato estenderà il dominio operativo delle macchine “ITER-complementari”, con un programma sperimentale che contribuirà alla determinazione dei parametri operativi ottimali per ITER e per i futuri reattori a fusione.
Coordinate: 55.830527827773736, 37.47286166661784.
Fonte: https://www.iter.org/newsline/-/3622
- KSTAR (Korea Superconducting Tokamak Advanced Research) è un tokamak in funzione situato al Korea Institute of Fusion Energy in Daejeon, South Korea. In funzione ha battuto diversi record di accensione. Letteralmente “dispositivo di ricerca sulla fusione nucleare superconduttore”, è un dispositivo di fusione magnetica situato presso il Korea Institute of Fusion Energy di Daejeon, nella Corea del Sud. Ha lo scopo di studiare gli aspetti dell’energia di fusione magnetica che saranno pertinenti al progetto ITER sulla fusione come parte del contributo di quel Paese allo sforzo ITER. Il progetto è stato approvato nel 1995 ma la costruzione è stata ritardata dalla crisi finanziaria dell’Asia orientale che ha indebolito notevolmente l’economia sudcoreana; tuttavia la fase costruttiva del progetto si è conclusa il 14 settembre 2007. Il primo plasma è stato realizzato nel giugno 2008 .
Coordinate: 36.372209156444505, 127.35217610426652.
Fonte: https://www.nfri.re.kr/kor/pageView/19
- EAST (Experimental Advanced Superconducting Tokamak). Tokamak cinese, situato a Hefei, in funzione per uso sperimentale. Il 30 dicembre 2021 è stato mantenuto un impulso di plasma per 1056 secondi, che ha creato un nuovo record mondiale di accensione. Il “sole artificiale” cinese ha stabilito un nuovo record mondiale dopo aver surriscaldato un ciclo di plasma a temperature cinque volte più calde del sole per più di 17 minuti. Il reattore a fusione nucleare ha mantenuto una temperatura di 158 milioni di gradi Fahrenheit (70 milioni di gradi Celsius) per 1.056 secondi. Il risultato avvicina gli scienziati a un piccolo ma significativo passo avanti verso la creazione di una fonte di energia pulita quasi illimitata. Il reattore sperimentale a fusione nucleare cinese ha infranto il record precedente, stabilito dal tokamak francese Tore Supra nel 2003, in cui il plasma in un circuito di avvolgimento è rimasto a temperature simili per 390 secondi. EAST aveva precedentemente stabilito un altro record nel maggio 2021 correndo per 101 secondi a 216 milioni di F (120 milioni di C) senza precedenti. Il nucleo del sole reale, al contrario, raggiunge temperature di circa 27 milioni di F (15 milioni di C) .
Coordinate: 31.82137402078186, 117.22787181498276.
Fonte: https://www.livescience.com/chinas-1-trillion-artificial-sun-fusion-reactor-just-
got-five-times-hotter-than-the-sun.
Fonte: http://english.ipp.cas.cn/rh/east/
- JT-60SA (Japan Torus-60). Servirà come satellite di ITER. JT-60SA è un esperimento di fusione progettato per supportare il funzionamento di ITER e per studiare il modo migliore per ottimizzare il funzionamento delle centrali elettriche a fusione costruite dopo ITER. Si tratta di un progetto internazionale congiunto di ricerca e sviluppo che coinvolge il Giappone e l’Europa e sarà costruito a Naka, in Giappone, utilizzando l’infrastruttura dell’attuale esperimento di aggiornamento JT-60. SA sta per “super avanzato”, poiché l’esperimento avrà bobine superconduttrici e studierà modalità avanzate di funzionamento del plasma .
Coordinate: 36.47545779590196, 140.53673721712528.
Fonte: https://www.jt60sa.org/b/index.htm
Qui potete vedere la nostra info-grafica interattiva.
«Quest’anno ci sono stati due passaggi importanti per la fusione, seppur non definitivi: il campo magnetico che regge e contiene i necessari Tesla (esperimento di CFS e MIT) e un esperimento di JET che ha prolungato la generazione di energia». Sono le parole di Massimo Nicolazzi, consulente senior di ISPI per la sicurezza energetica e presidente di Centrex Italia. Al momento nel mondo sono circa trenta le fonti che stanno investendo nel nucleare; addirittura gli Stati Uniti hanno annunciato la sperimentazione di un prototipo che sarà pronto in due anni. Sulla riuscita di queste sperimentazioni, Nicolazzi si dimostra tuttavia scettico: «Le sperimentazioni sono su prototipi per il 2024 e i più ottimisti pensano di arrivare ad una produzione industriale per il 2021. Anche se venissero costruite delle centrali a fusione, non potranno essere replicate in serie in breve tempo. Basti pensare che per costruirne una a fissione semplice di vogliono circa 10 anni. Degli small modular reactors forse verranno alla luce e non so se si diffonderanno» . Ma mentre negli Stati Uniti sono soprattutto fondi privati ad investire nel nucleare, in Europa è il comparto pubblico, con esperimenti come JET o ITER. A gettare un ponte fra i due continenti è ENI, che possiede una quota importante nel MIT per lo sviluppo di SPARC. Qualora quest’ultimo funzionasse, molto probabilmente si cercherà di riprodurlo anche in Europa; anche se non ci sarà il monopolio della tecnologia perché sono molte le società che vi stanno investendo.
Di simile parere, almeno sulle tempistiche, è Simone Tagliapietra, docente dell’Università Cattolica e della John Hopkins University – SAIS Europe, impegnato soprattutto negli ambiti di politica climatica ed energetica e di economia politica della decarbonizzazione globale. «È giusto seguire gli sviluppi della fusione nucleare ma non possiamo pensare a questa soluzione come fattibile per i prossimi anni o decenni. La fusione avrebbe potenziale per risolvere i problemi energetici ma sono trent’anni che non ci sono sviluppi in quel senso» . La stessa Batistoni non fornisce una data certa ma fa delle previsioni sulla fusione: «Se il progetto ITER dovesse raggiungere i risultati prefissati si procederà con la costruzione del Demonstration Power Plant (DEMO), che dovrà produrre energia elettrica. Questo è l’ultimo reattore di ricerca sulla fusione nucleare, previsto per il 2050, prima della messa in opera dei reattori commerciali veri e propri.»
Insomma, la prospettiva commerciale della fusione è ancora lontana; è prudente seguire parallelamente altre tecnologie, sperando che prima o poi si arrivi a un risultato concreto.
Questo servizio è stato realizzato da @Magzine in collaborazione congiunta con il team di data journalism di Visualeyed powered by Data Talk and The Visual Agency.