Dopo Facebook, con gli Istant Article, anche Google lancia il suo programma per aumentare la velocità di caricamento dell’85 per cento di una pagina web, senza dover passare da un browser ad un altro browser; e lo fa con le Accelerated Mobile Pages (AMP) che permette di visualizzare la pagina di un sito internet direttamente dal server di Google.
Google con AMP ha assicurato che garantirà non solo delle pagine web più user-friendly, ma anche il totale controllo da parte degli editori sulla fatturazione dei loro contenuti. Ma ciò che preoccupa di più gli editori è quanto controllo effettivamente avranno ancora, se più o meno di quello che hanno adesso con gli Istant Article di Facebook o con la Apple Tv.
Ulteriore preoccupazione riguarda anche la modalità di monetizzazione delle pagine AMP, poiché tradizionalmente le pubblicità più costose, sono anche quelle che prevedono più tempo di caricamento, essendo quindi meno compatibili con il nuovo programma.
D’altro canto, però, il timore di molti editori, è quello che se non aderiranno alle AMP pages rischieranno di perdere numeri importanti nell’indicizzazione del motore di ricerca di Google.
Al momento la lista degli editori che hanno aderito alle pagine AMP conta 38 nomi, tra cui alcune testate molto importanti, come il New York Times, BuzzFeed e Vox Media.