Una parola rossa su sfondo bianco occupa tutta l’insegna: “PIZZA”. Sotto, tre vetrine da cui è possibile vedere l’interno del locale per intero. In quella più a destra, appena sopra le bottiglie di vino naturale ordinatamente disposte una a fianco all’altra, brilla il nome della pizzeria: Stella.
Nasce dall’idea di Maurizio Tentella, marchigiano doc e fondatore di Spacedelicious, agenzia di branding e comunicazione, nonché guida gastronomica alle città italiane, e di Saro Pomario, siciliano con un passato nel mondo della moda. Non è il loro primo progetto “a quattro mani”; a 500 metri, infatti, c’è Bar Paradiso, una vecchia latteria riconvertita a qualcosa di difficile definizione, che va oltre una semplice vineria. A metà strada tra un’enoteca e un’osteria di nuova generazione. Un posto perfetto per bere un calice e spizzicare qualcosa, dove l’idea si è unita alla sostanza e si può sperimentare senza la paura di sbagliare. Stilemi che vanno di pari passo con le loro conoscenze enogastronomiche e che vengono riproposti anche nelle nuove aperture del duo siculo-marchigiano.
L’ultima in ordine di tempo è proprio “PIZZA Stella”, che si affaccia su via Cadore, al civico 48. L’ambiente è piccolo, ma assolutamente caratteristico: un lungo bancone in acciaio divide lo spazio creativo dei pizzaioli, circondato da decine di mattonelle bianche, e la sala, arredata con qualche tavolino rotondo e degli sgabelli. Le pareti sono anch’esse candide, ma a colorare l’ambiente ci pensano le pizze che, appena sfornate e ancora fumanti, vengono disposte su vari ripiani e lasciate raffreddare. Sono più grandi del solito, almeno rispetto a quelle che siamo abituati a vedere. E anche questa non è una scelta casuale, ma una volontà precisa dei proprietari, sposata in toto dai ragazzi che si destreggiano davanti all’imponente forno elettrico. È la “New York Style Pizza”, una tipologia diversa, ma non per questo inferiore, di uno degli alimenti più rappresentativi dell’italianità nel mondo. Come anticipato, le dimensioni cambiano, ma a rimanere intatti sono la qualità delle materie prime e dei topping utilizzati (ciò con cui condiscono le pizze) e l’abilità nel lavorare l’impasto, abbinata a passione e maestria.
E i diffidenti, che mai si aspetterebbero che una pizza quantomeno inusuale possa incontrare i palati degli italiani tipicamente sentenziosi, si dovranno ricredere. Basta accomodarsi e gustarsi la propria slice, per notare come di curiosi intenti a sbirciare ce ne siano già parecchi e di tutte le età. Sarà per la pulizia stilistica del locale, per il clima che si respira al suo interno o per il penetrante profumo che si sparge nello spazio antistante, ma Stella sta già attirando le simpatie di molti. L’approccio al cliente è informale, lo stile anche: davanti alla cassa una televisione a tubo catodico che proietta grandi classici della cinematografia mondiale; tutto intorno decine di videocassette, appartenenti ad un passato nostalgico. Al lato opposto quattro piantine di basilico, con cui profumano, in uscita dal forno, tutto ciò che servono e, disposti per terra, due o tre grossi barattoli di latta di “Gerardo di Nola”, pomodoro dell’Agro Sarnese-Nocerino, tengono la porta d’ingresso aperta, quasi un invito ad entrare.
Per chi si convince a varcarne la soglia, le scelte sono due: optare per la singola fetta (slice), oppure per la pizza intera, consigliabile quando si è in gruppo e componibile con i condimenti che si preferiscono. I gusti non sono molti, sinonimo di una certa attenzione nel mantenere elevata la qualità di ciò che propongono, e la stagionalità rimane fondamentale nell’ipotizzare nuove proposte da inserire in menù. In ogni caso, la parola d’ordine, come suggerito dalla disposizione dei piccoli tavoli e delle sedute, è una ed è “condivisione”. La circolarità di tutti gli elementi di arredo suggerisce proprio questo: «Sedetevi intorno alle nostre pie (così viene definita questa tipologia di pizza) e servitevi».
Che poi, che ci si voglia credere o meno, la pizza, a New York, è cultura. Ma da sempre. O almeno, da quando New York è New York, per come la conosciamo noi. Ovvio, l’origine resta italiana e si sviluppa a partire dalla pizza napoletana, sbarcata a Ellis Island all’inizio del secolo scorso. Ma nel corso del tempo si è costruita un’identità, uno stile. Tanto che adesso fa il percorso inverso e, dalla Big Apple, torna per la prima volta indietro e mette le radici in Italia. New York ha reso ancora più pop il cibo pop per eccellenza, e la pizza si è adattata alla Big City Life: ai suoi ritmi, alla sua gente. Le fette sono diventate più grandi e hanno invaso ogni isolato, ogni angolo della città. Crosta spessa e croccante, base sottile tanto che, senza piegarla a metà, è difficile mangiarla. Poi pomodoro (spesso cotto e non messo a crudo), mozzarella di solito a bassa umidità – quella a fiocchi, per intenderci -, origano, basilico, aglio. Ognuno ha la sua versione.
Ogni occasione è buona per una pepperoni slice, che sia per strada o su una tribuna dello Yankee Stadium. Che sia una one dollar pizza o una di quelle meraviglie sfornate ogni giorno da L’Industrie a Brooklyn, a cui peraltro Stella si ispira. È la Joey’s Pizza di Friends e la Joe’s Pizza di Spiderman: l’ennesimo capolavoro della cultura americana che finisce per farci desiderare, con rinnovato interesse, qualcosa che era già nostro. Merito di alcuni riferimenti diventati ormai un cult: chi non ha presente la scena di Mamma ho perso l’aereo in cui il piccolo Kevin McCallister, a bordo di una limousine per le strade di Manhattan, addenta una fetta fumante di un’enorme cheese pizza?
Sono gli stessi riferimenti che ritrovi entrando da Stella: basta una scatola di Super Pizza, il gioco da tavola delle Tartarughe Ninja, messa lì, sopra il frigo, per risvegliare quel senso di nostalgia che solo una buona slice può allietare. Una di quelle di Giuseppe Palmisano, l’eclettico sperimentatore che ha abbracciato questo progetto. Ha seguito i due proprietari a New York e si è dedicato interamente all’apprendimento delle tecniche necessarie per riprodurre quel determinato tipo di impasto. Ne ha studiato composizione e peculiarità e ha fatto suo il metodo di stesura, fondamentale per avere un risultato coerente con le aspettative. Nessuno inventa nulla, le basi di partenza devono essere ricerca e conoscenza, a cui abbinare una buona dose di estro. Il risultato è una pizza leggera e fragrante, abbastanza sottile, ma non quanto quella tipica romana. Scioglievole e ben condita, con un’attenzione anche per la parte estetica oltre che per quella gustativa. Qualcosa di diverso, inusuale, ma che, se fatto bene, piace e anche tanto a giudicare dai commenti di chi ha avuto la fortuna di trovare posto.
Anche gli orari di apertura la distinguono dalle altre pizzerie della città: dal martedì alla domenica, dalle 17 alle 2 della notte (con servizio a pranzo durante il fine settimana, dalle 12 alle 15). Un’alternativa notturna a fast food e kebab. La scelta precisa di inserirsi in uno spazio orario per molti ancora inesplorato e che, forse, potrebbe protrarsi ancora. Una STELLA nella notte milanese, una “delicious supernova”, come si legge sui cartoni che utilizzano per l’asporto. Attenzione, però, a non lasciarsela sfuggire: non si accettano prenotazioni. Se si vuole assistere allo spettacolo bisogna andare in zona Porta Romana; la luce vi guiderà.
