Domenica 9 giugno, ultimo giorno di votazioni per il rinnovo del Parlamento Europeo, si apriranno i seggi anche in Slovenia (per i maggiori di 18 anni).È dal 2004, anno dell’ingresso nell’Unione Europea, che nel Paese si vota per l’elezione degli eurodeputati. Questa volta, però, se ne eleggeranno nove: uno in più rispetto a quelli designati un lustro fa.
Nel 2019, era stato il PPE (Gruppo del Partito Popolare Europeo), composto da SDS (Partito Democratico Sloveno), SLS (Partito Popolare Sloveno) e N.Si (Nuova Slovenia – Democratici Cristiani), a conquistare il più alto numero di seggi (quattro) e le aspettative per quest’anno non sembrano essere troppo diverse:«Le proiezioni attuali ipotizzano che il partito di centro-destra, SDS, potrebbe vincere il maggior numero di seggi», mi spiega Špela Ferlin, studentessa di giornalismo all’Università di Lubiana e membro di FEJS (Forum for European Journalism Student). Se ciò dovesse accadere, la maggioranza che sostiene l’attuale esecutivo – costituita da Movimento Libertà (Gs), il principale partito parlamentare che appoggia il premier Robert Golob, Socialdemocratici (S&D) e Sinistra (Levica) – si ritroverebbe con un numero di eurodeputati inferiore rispetto a quelli dell’opposizione conservatrice.
Proprio per provare ad evitare che questo scenario diventi realtà, il governo ha indetto tre referendum che si svolgeranno in contemporanea con il voto europeo, cercando in questo modo di mobilitare buona parte dell’elettorato di sinistra e liberale:«Gli Sloveni prenderanno parte a tre referendum, uno per decidere a proposito della legalizzazione della cannabis, uno sul diritto all’eutanasia e uno sull’introduzione di un nuovo sistema di voto (voto preferenziale). Forse, anche la presenza di questi temi di dibattito, favorirà una maggiore presenza alle urne.Non mi sembra, infatti, che le elezioni europee abbiano molta importanza per gli elettori sloveni ed è il motivo per cui solo i più leali membri dei partiti e i più giovani, che sono i primi ad andare ai seggi, vi prendono parte».La partecipazione al processo democratico europeo è un problema reale in Slovenia: nel 2014, l’affluenza si è fermata al 24,55% ed è salita al 28,89% cinque anni dopo.Numeri davvero bassi, che confermano quanto affermato dalla giovane giornalista.
Sembra, però, che le cose siano destinate a cambiare:«La generazione Z slovena mi sembra molto più coinvolta politicamente. I giovani hanno opinioni forti, specialmente riguardo a ciò che sta accadendo in Palestina.Sono moltissimi quelli che chiedono il riconoscimento dell’indipendenza dello stato palestinese e lo hanno dimostrato attraverso l’occupazione della Facoltà di Scienze Sociali. Ho avuto la possibilità di parlare con alcuni di loro a proposito delle prossime elezioni europee e l’intenzione più diffusa è quella di votare per il Partito Verde, Vesna, e per Levica, un partito di sinistra molto popolare tra i ragazzi. Ciò nonostante, recentemente, c’è stata anche una crescita nel numero di votanti che sostengono una visione estremamente conservativa e voteranno per partiti di destra. Anche per questo, i sondaggi danno questi ultimi come favoriti», precisa Špela Ferlin.
Gli attori in campo sono molti e l’incertezza è tanta. Compito della stampa e degli organi di informazione è cercare di fare chiarezza, anche se non è sempre facile:«Non ho notato particolari problemi nel coprire le elezioni europee. Quindi non credo che la libertà dei media locali sia in pericolo in questo momento. Ciò che, invece, può avere un impatto sulle difficoltà di fare reporting nel mio Paese, è la latenza di risorse economiche disponibili per il broadcaster nazionale, RTV Slovenia». Mancanza di investimenti che, in parte, spiega la perdita di posizioni nell’Indice della libertà di stampa, redatto da Reporter senza frontiere: la Slovenia, infatti, è passata dal 34esimo, al 42esimo posto in classifica.Un calo evidente, che può essere un primo campanello d’allarme. Proprio per questo, non devono passare in sordina le parole di Josep Borrell, Alto rappresentante Ue per gli Affari esteri e la politica di sicurezza: «Il giornalismo indipendente e basato sui fatti aiuta a proteggere le nostre democrazie denunciando le ingiustizie, responsabilizzando i leader e consentendo ai cittadini di prendere decisioni informate». Concetti che trovano la loro realizzazione se si riesce ad esprimere, consapevolmente, la propria preferenza alle elezioni europee.

