“In merito ai fatti che ci hanno coinvolti, data l’ondata mediatica a cui siamo stati sottoposti, emaniamo questo comunicato. La volontà è quella di raccontare fatti oggettivi.” Fatti oggettivi che spesso in queste situazioni vengono estremizzati per creare scalpore tanto che l’associazione HACCADE! si è vista obbligata a pubblicare questo post su Facebook per chiarire e spiegare quello che davvero è successo.
Il 18 aprile scorso, il gruppo di Turisti Per Kaos, formato da 25 persone con disabilità e cinque operatori e operatrici, non ha potuto accedere ai posti riservati con largo anticipo sul treno regionale 3075 Albenga-Milano, per tornare a casa dopo il soggiorno a Genova durante le vacanze pasquali. Inutile dire che il treno era stracolmo di passeggeri in piedi e seduti, quanto inutile è stato l’intervento della Polfer (Polizia Ferroviaria) e del personale Trenitalia della stazione di Genova, che ha proposto al gruppo di viaggiare con un pullman. All’inizio il gruppo ha rifiutato quest’ultima soluzione perché aveva diritto a ricevere quel servizio. Poi, non avendo altre possibilità, è stato costretto ad accettare partendo per un viaggio che si è rivelato un inferno: l’autobus era privo di servizi igienici; non sono state fornite informazioni sul luogo di arrivo (necessarie per le famiglie dei disabili); alla discesa non era presente il personale di assistenza, per cui le famiglie stesse hanno provveduto a recuperare i bagagli in autonomia.
“Come associazione ci teniamo a sottolineare che questo spazio doveva essere garantito prima della salita dei passeggeri e non riteniamo modalità adeguata ipotizzare la discesa di trenta passeggeri, in quanto non sarebbero potuti rimanere sul mezzo neanche in piedi. Riteniamo che il disagio causato a noi sia un disagio causato anche ai passeggeri dello stesso treno che, informalmente, ci hanno espresso dispiacere e difficoltà”. Così si legge sul comunicato di HACCADE!.
Un gruppo di 25 disabili non ha potuto accedere ai posti riservati su un treno regionale, pur avendoli prenotati con largo anticipo. La causa: il treno era stracolmo
In questi giorni, i fatti sono passati di bocca in bocca, di giornale in giornale, sollevando commenti indignati sul modo in cui Trenitalia non ha saputo gestire la situazione, spesso estremizzando e creando una faida fra due poli opposti: i buoni, vittime che hanno bisogno di essere difese, “accompagnate”, e i cattivi, prepotenti che non rispettano gli altri. Quando si tratta di barriere architettoniche, non è solo un problema burocratico, ma è soprattutto sistemico perché ancora oggi la società non riesce a garantire dei diritti che sono già stati riconosciuti. “È un problema di visuale e di privilegio. Anche se questa parola è più che abusata, è così: qualcuno decide sempre al posto nostro che dobbiamo essere condotti”, così commenta Valentina Tomirotti, attivista e giornalista di Pepitosa in carrozza, associazione di turismo accessibile che si occupa dunque anche di disabilità. “So che è complicato avere delle soluzioni universali valide per qualsiasi caso perché la nostra diversità è molto complessa. Ma vorrei dell’operatività da parte delle istituzioni. Dobbiamo creare una cultura parlando ai vertici, ma anche al popolo”. E, in merito ai fatti raccontati dai media, annota: “Prima di emettere sentenze, dobbiamo sentire tutti gli attori coinvolti in una situazione e riportare poi quello che succede. Sono stanca degli eserciti contrapposti dei tutti brutti, tutti buoni, tutti cattivi, dove la disabilità è solo un mezzo per pulirsi la coscienza.”
Marina Cuollo, scrittrice e attivista scrive, sulla scorta delle riflessioni di Tomirotti: “Provare sdegno per episodi vergognosi come questo è giusto, ma non basta: è necessario cominciare a considerare la disabilità parte della vita e non altro da sé, partendo prima di tutto da una presa di coscienza e poi da una decostruzione di quelle convinzioni errate che albergano dentro di noi, altrimenti continueremo a indignarci ancora e ancora per l’ennesimo posto disabili occupato senza che nulla cambi.” Più fatti e meno barriere architettoniche, fisiche e mentali, dunque e ancora.