Nella difficile sfida contro la malattia, si sa, il tempo conta più di ogni altra cosa. Ricevere una diagnosi mirata e soprattutto tempestiva può fare la differenza, specie quando i sintomi sono già evidenti. Ma anche nei contesti dove la sanità è considerata un’eccellenza, rivelano i dati, il rischio di finire nelle mani sbagliate è dietro l’angolo. A lanciare l’allarme è stato, solo qualche giorno fa, l’ultimo rapporto Ocse sullo stato della sicurezza diagnostica nelle nazioni più evolute. Dalla Francia alla Germania, dall’Austria all’Italia, quasi una diagnosi su sei (pari a circa il 15% dei referti totali) si rivela errata oppure arriva troppo tardi per permettere al paziente di essere curato in maniera efficace, con conseguenze facilmente immaginabili: inutili e prolungate sofferenze per i malcapitati e un non trascurabile spreco di denaro e di risorse preziose che si ripercuote sui singoli sistemi sanitari. Secondo i numeri del report, il peso economico complessivo di questi abbagli può raggiungere il 17,5% della spesa sanitaria, equivalente all’1,8% del Prodotto interno lordo.
Il salasso, in termini finanziari e umani, sembra riguardare in modo particolare specifiche patologie complesse, fra cui sepsi, malattie rare, tumori a sviluppo lento, problemi cardiovascolari nei giovani e sindromi post- virali come il famigerato Long Covid. E chi ne rimane vittima non sono soltanto le categorie sociali più fragili, che patiscono le storture di una sanità pubblica in affanno, ma anche quelle più forti “incastrate” da analisi, trattamenti e pratiche diagnostiche non necessarie a cui i medici ricorrono così da potersi tutelare legalmente. «Investire nella diagnosi sicura è una scelta lungimirante, perché salva vite, migliora la qualità dell’assistenza e consente di risparmiare» si legge nel documento. Se la frequenza delle «cantonate» si dimezzasse, è stato calcolato, l’esborso sanitario annuale potrebbe ridursi persino dell’8%, garantendo un risparmio globale di 676 miliardi di dollari. Per riuscirci però, è necessario prima risalire all’origine del problema.
Le cause e gli errori più comuni
Alla base, ci sarebbero molteplici fattori: la complessità di malattie più rare o di recente comparsa e la mancanza di risorse, ma non solo. A giocare un ruolo cruciale possono essere anche cause psicologiche, come la crescente pressioni a cui viene sottoposto ogni giorno un personale medico costretto a turni sempre più massacranti, o pratiche, come la carenza di conoscenze specifiche e l’errata interpretazione di sintomi o evidenze diagnostiche. Il report indica a tal proposito i diversi tipi di errori più ricorrenti: il primo è la sovradiagnosi, ossia l’individuazione di patologie che non avrebbero mai dato sintomi attraverso screening precoci e molto mirati, che però possono portare a trattamenti inutili e a volte dannosi. Segue l’opposta sotto diagnosi, cioè il mancato riconoscimento della malattia, che viene “declassata” a problematica non grave e passeggera (capita non di rado con disturbi psichiatrici e Long Covid). Infine, la diagnosi errata vera e propria, quando si individua la problematica sbagliata indirizzando il paziente verso terapie inefficaci o, in alcuni casi, nocive. «Il rapporto Ocse mostra dati allarmanti» ha commentato in una nota Giovanni Migliore, il presidente della Federazione italiana aziende sanitarie e ospedaliere (Fiaso), che dal 1998 tutela il sistema in fatto di efficienza e sostenibilità. «Servono tre azioni chiave: promuovere il lavoro clinico collaborativo, definire regole chiare per l’uso dei test diagnostici e investire nell’innovazione». Obiettivi compatibili con quelli proposti dall’Ocse, fra i quali c’è il miglioramento della formazione, il coinvolgimento diretto dei pazienti nel processo di diagnosi e l’ausilio controllato delle tecnologie digitali, inclusa l’intelligenza artificiale.
Il quadro italiano: dati e prospettive
Nel nostro Paese, suggeriscono le stime 2024 elaborate sul territorio nazionale dal gruppo mutualistico Reyleens, gli errori diagnostici rappresentano il 19% dei casi totali di malasanità e vengono causati per la maggior parte da sviste e ritardi frequenti soprattutto nei contesti di emergenza – come i pronto soccorso- dove la pressione è elevata e le decisioni devono essere rapide. Quanto ai settori più colpiti, tra i principali si contano ortopedia- traumatologia (13,67% dei sinistri totali) e ostetricia-ginecologia (6,34%). «L’integrazione dei dati e l’IA – aggiunge Migliore- possono migliorare l’accuratezza delle diagnosi. La medicina difensiva invece, spinta dai timori di cause legali, porta a esami inutili e va superata con protocolli basati sull’evidenza».